Solo alla scuola del Signore s’impara la Sapienza.

Il mio nome è Paolo. Sono nato a Sassari e studio all’Università di Cagliari "Economia e Commercio". Sino a tredici anni ho seguito gli insegnamenti della chiesa di Roma, frequentando con regolarità la mia parrocchia, ricevendo anche tutti i Sacramenti relativi alla mia età: Battesimo, Eucaristia, Confessione, Cresima; poi, poco per volta, ho smesso di andarvi.

Come è forse normale a quell’età, cominciai ad avere altri interessi. Sono stato sempre una persona tranquilla, quindi la mia vita procedeva in modo normalissimo: studio e divertimenti con gli amici, senza tuttavia mai eccedere. Purtroppo non includevo nella mia esistenza Chi mi aveva creato "DIO". Egli non era importante per me. Pensando di non fare nulla di male nel mio modo di comportarmi, credevo persino di essere a posto con Lui.

Eppure, benché vivessi una vita tranquilla, non spericolata, come canta Vasco Rossi, tuttavia non ero sereno. C’era qualcosa che non andava. Vedevo tutto nero. Mi aspettavo che succedesse qualche fatto drammatico da un momento all’altro. Ero continuamente insoddisfatto interiormente. Ero consapevole che la mia vita non era ben gestita, ma non sapevo che fare per cambiare.

Spesso mi chiedevo se ciò che facevo era secondo le regole stabilite dalla società, come mai mi sentivo così inappagato? Presi ad analizzarmi. Cominciarono a venire a galla cose che non andavano bene, note stonate in una dolce sinfonia. Certo non mi sognavo ancora di chiamarli peccati!

Questa mia auto giustificazione ebbe bruscamente temine. Mi trovavo a Cagliari per motivi di studio, quando improvvisamente riflettendo sui miei, così detti errori, ne valutai in parte la gravità, considerando che per essi un Giusto era morto al mio posto. Ancora non lo sapevo, ma il Signore aveva iniziato a chiamarmi a Sé, per farmi conoscere il suo grande amore. Per quest’amore Egli si era sostituito a me sulla croce. Il mio peccato era davvero orribile se aveva causato la morte di Gesù!

Meditando su questo fatto, provai una profonda tristezza e un dolore così intenso che mi parve persino che il cuore si spezzasse. Mi trovai a piangere a dirotto, cosa che non avevo mai fatto prima. Che cosa mi stava succedendo? Io stesso ero perplesso. Così cancellai quel ricordo, dicendo a me stesso, che lo stress, prodotto dall’eccessivo studio, mi aveva provocato uno stato depressivo che aveva dato luogo a quella crisi.

Non pensai neppure per un attimo che il Signore mi stesse chiamando. Così subito dopo ripresi a vivere normalmente, facendo cadere quel fatto nel "dimenticatoio". Se io desideravo essere smemorato, il Padre celeste non si stancò di parlarmi, anzi si fece risentire con una voce assai più forte della precedente. Stetti male per un intero mese, non dissi niente a nessuno, ma per una settimana dovetti smettere di studiare. Non ero in grado di concentrarmi sui libri.

Quasi senza accorgermene incominciai a pregare, chiesi a Gesù di liberarmi da quella brutta situazione e lentamente questo periodo da incubo ebbe termine.

Ero consapevole che il mio stato di salute fosse una risposta alla supplica fatta tempo prima. Così, forse per gratitudine, iniziai a leggere la Bibbia, prima il Vecchio Testamento e poi i Vangeli; dopo qualche tempo scoprii un’emittente che trasmetteva studi biblici. Rimasi sintonizzato su quella stazione radio. Scoprii, sia per mezzo della lettura che aiutato dall’ascolto di quei programmi radiofonici, che la Parola di Dio può apparire sul momento difficile da capire e soprattutto da applicare, ma in realtà i suoi insegnamenti sono basilari per una vita serena già in questo mondo, se affrontati coerentemente tutti i giorni, non con i nostri sforzi, ma con l’aiuto di Cristo. Purtroppo, tutto questo lo appresi solo più tardi. Infatti, nonostante leggessi la Bibbia e avessi parlato con uno speaker della Radio evangelica, quanto apprendevo rimaneva astratto nella mia mente. Non immaginavo neanche lontanamente che dovevo semplicemente chiedere al Salvatore di far parte della mia esistenza.

Qualche tempo dopo mi recai a Sassari nel locale dove i cristiani evangelici si riuniscono e chiesi ad un dei giovani che stava lì : "che cosa devo fare per essere salvato?!" Mi guardò come se volessi scherzare, poi visto che la mai domanda era sincera, mi rispose.

Mi spiegò, che come avevo letto nella Bibbia: "Non vi é alcun giusto, neppure uno" (Rm.3:10). Per questo motivo esiste una profonda frattura tra Dio e gli uomini, frattura che nessun essere umano poteva colmare. Perciò Gesù, per il grande amore che ha per ciascuno di noi, è venuto sulla terra e si è caricato del peccato di ogni essere umano, scontandone la pena. Se quindi avessi riconosciuto davanti a Lui la mia colpa, confessandoGli la mia assoluta incapacità di fare il bene, credendo che il Salvatore era morto per me, le mie colpe sarebbero state cancellate, " il sangue di Cristo ci purifica da ogni peccato".

In poche parole: io non ero in grado di salvarmi. Egli aveva fatto ogni cosa per sempre. Il Signore aveva affermato prima di morire: "Tutto è compiuto".

Quale era dunque la parte che io dovevo svolgere? ... Era sufficiente AFFIDARMI A GESÙ E ACCETTARE IL SUO SACRIFICIO FATTO PER ME.

Non aspettai oltre. Mi rivolsi a Lui in preghiera chiedendogli perdono per la mia vita passata e il Suo aiuto, la Sua forza per affrontare i giorni futuri.
All’inizio ero un po' preoccupato, temevo di non rimanerGli fedele, ma alla fine ho capito che avevo da fare con un Salvatore potente.

Dal giorno che ho deciso di affidare la mia vita a Gesù, ho avuto modo di ricevere tante benedizioni, che prima non avrei neppure immaginato. Intanto cominciai a scoprire in me dei continui cambiamenti. Ciò che mi ha sorpreso di più è un profondo senso di pace con me stesso e con gli altri, una tranquillità mai provata prima. Questa mi ha permesso di agire in ogni momento con razionalità e non più d’impulso o secondo i capricci personali. Questa nuova situazione mi ha dato la possibilità di avere una visione totalmente diversa del mio modo di vivere, di pensare e fare. Ora riconosco ciò che è giusto e che quindi piace al Signore, da ciò che non lo è. Ora so che appoggiandomi a Gesù, che ha vinto il male, posso allontanarmi dal peccato e dire : "No!"

Mentre prima ero terrorizzato all’idea di affrontare le difficoltà della vita, esami scolastici compresi, ora, "CON LA PACE DEL SIGNORE CHE SOPRAVANZA OGNI INTELLIGENZA" (Fil..4:7), sapendo che Egli guida i miei passi, sono tranquillo.

Gesù mi ha rassicurato dicendomi: "Rimanete in me ed io in voi, come il tralcio non può far frutto da sé, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me...mentre ogni tralcio che non porta frutto (Dio) lo taglia e ogni tralcio che porta frutto Egli lo pota perché porti più frutto" (Gv.15:2).

Gesù si attende da me che io dimori in Lui così da essere "UNA LUCE NEL MONDO" (Mt.5:14), affinché col mio comportamento anche altri si possano ravvedere, ed essere così attirati dall’amore del Signore e in questo modo Egli possa essere glorificato. Perciò col Suo aiuto io desidero "CAMMINARE COME EGLI CAMMINÒ" (1°Gv.2:6).
Vuoi un consiglio? Se ancora non lo hai fatto arrenditi a Lui, è così bello!

Paolo Melis