La dura verità per guarire ______________________________________________________

Andare dal medico non è mai una cosa simpatica: spesso ci sono lunghe file d’attesa, a volte degli esami poco piacevoli e, ogni tanto, anche dolorosi, e poi, soprattutto, l'ansia mentre si aspetta la diagnosi, che spesso non è niente di bello... come riferisce un'attuale notizia di Tiscali.it:

Se un medico si rivolge in maniera rude ad un paziente "extra large" denunciandone i chili di troppo, questo non deve intendersi come offesa ma come un modo per spronarlo a perdere peso. E' quanto sostiene la corte di Cassazione che ha annullato la condanna per ingiuria inflitta dalla Corte d'appello di Trieste ad un medico, reo di avere offeso in "modi poco urbani" l'onore e il decoro di un'assistente sociale.
I
nsomma, dare a qualcuno del "ciccione", se quel qualcuno è un medico, potrebbe avere addirittura una valenza "terapeutica". Che la paziente avesse problemi di peso, lo aveva rimarcato anche il giudice di merito che, nell'ottobre 2005, aveva sottolineato come la donna, che aveva riportato uno stiramento alla schiena nel corso del suo lavoro, fosse "visibilmente di peso eccessivamente sproporzionato".
Il medico in questione, tuttavia, aveva utilizzato parole ben poco gentili nei confronti della donna: "Con tutti quei chili di troppo pretende di non avere il mal di schiena - le aveva detto - con lei perdo solo tempo, chi vuole che la guardi, chi vuole che la tocchi, lei deve dimagrire non le è ancora venuto un infarto, ma chi l'ha assunta, ma come può prestare questo servizio... lei è un peso per la società... visitarla è una perdita di soldi per l'Inail".
Per la Suprema Corte, che ha annullato la condanna del medico "perché il fatto non sussiste", anche se i toni del professionista possono essere stati "poco urbani" e tutt'al più censurabili da un punto di vista deontologico, non possono essere condannati in sede penale perché "
un medico - scrive la Quinta sezione penale nella sentenza 4990 - non può porsi il problema dell'offensività della mera constatazione della condizione patologica del paziente".

Trovo questa una decisione molto interessante. Certo, le parole del medico in questione erano tutt'altro che gentili, su questo non c'è dubbio, però, come afferma anche la Suprema Corte, per quanto dure, erano parole necessarie per far capire alla persona quanto seria era la sua situazione, quanto urgente fosse fare qualcosa. Non sarebbe un buon medico, chi non dice la verità, anzi, solo chi parla chiaramente e dice la verità, anche se scomoda, può veramente aiutare i suoi pazienti, spingendoli a fare qualcosa, magari a iniziare qualche terapia...

Non so se vi è mai capitato di sentirvi comunicare una diagnosi su una malattia grave, però so di una diagnosi che purtroppo vale per tutti gli uomini, che parla di una malattia mortale. La troviamo nella Bibbia, la Parola di Dio. Il profeta Geremia si esprime così:

Non c'è balsamo in Galaad? Non c'è laggiù nessun medico? Perché dunque la piaga della figlia del mio popolo non è stata medicata?” (Geremia 8:22)

E, più in avanti, è Dio stesso a dare la spiegazione:

La tua ferita è incurabile, la tua piaga è grave. Nessuno difende la tua causa; per un'ulcera vi sono medicine, ma per te non c'è guarigione. Perché gridi a causa della tua ferita? Il tuo dolore è insanabile. Io ti ho fatto queste cose per la tua grande iniquità, perché i tuoi peccati sono andati aumentando.” (Geremia 30:12 – 13; 16)

Una diagnosi tremenda! Non c'è guarigione, tutti gli uomini sono insanabilmente malati, di una malattia che conduce alla morte. La causa non è qualche strano virus, ma il peccato, la disubbidienza nei confronti di Dio! La conseguenza inevitabile di ciò non è solamente la morte fisica, ma soprattutto quella eterna, l’eterna separazione da Dio.

Ma, veramente non c'è terapia? Non c'è guarigione?

O c’è ancora una speranza? Leggiamo cosa dice Dio, subito dopo questo brutto giudizio. Egli aggiunge:

Ma io medicherò le tue ferite, ti guarirò dalle tue piaghe.” (Geremia 30:17)

Si, Dio stesso, il medico per eccellenza, ha trovato una cura per i nostri peccati, una cura che però gli è costata molto cara: ha dovuto diventare uomo in Suo Figlio Gesù Cristo e prendere su di sé i nostri peccati. Sopportare al posto nostro la conseguenza di essi: la morte. Il profeta Isaia dice di Lui:

Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:3-6)

La cura per i nostri peccati si chiama Gesù Cristo! Egli ha già pagato per essi, e chi riconosce di essere insanabilmente malato, di andare incontro alla morte, e chiede perdono per le sue colpe a Cristo, riconoscendoLo come Signore e Salvatore della propria vita, sarà guarito dalla malattia del peccato e riceverà la vita eterna.

La diagnosi che Dio ci fa non è bella da ascoltare e tanti, di conseguenza, cercano di far finta di niente, come se non avessero sentito nulla. Ma è la realtà! Soltanto chi riconosce questo, chi capisce di essere ammalato, può fare qualcosa per essere guarito.

Aveva ragione il medico del quale stavamo parlando all'inizio: ancora a questa donna non era venuto un infarto, ancora era in vita e poteva fare qualcosa. Le parole dure alla fine erano soltanto parole di aiuto.

Lo stesso vale per te.

Dio non ti parla in modo duro per farti del male, ma, anzi, per svegliarti, per farti capire la realtà, sperando che poi accetti il Suo aiuto, la sua “cura”: Gesù Cristo.

Che cosa aspetti?

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