Il testamento del Papa
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«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore nostro verrà». (Matteo 24:42).

“Queste parole mi ricordano l’ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà. Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l’umanità. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinché la Misericordia di Dio si mostri più grande della mia debolezza e indegnità.”

Con queste parole inizia il testamento del Papa reso noto alla vigilia delle esequie in San Pietro. Redatto in vari momenti del suo pontificato, a partire dal 1979 fino al 2000, esso contiene qualche indicazione di ordine pratico, e tra le altre, il ricorrente pensiero alla sua Polonia, la gratitudine verso i suoi collaboratori, la preoccupazione per la pace e il bene delle nazioni.
Sono le ultime volontà di un Papa che fin dall’inizio del pontificato «sapeva» di dover accompagnare la Chiesa all’inizio del suo terzo millennio e nelle quali c’è l’eco degli straordinari avvenimenti dei quali è stato protagonista; il testamento di un uomo che esprime il desiderio che tutto ciò che fa parte della sua vita terrena lo prepari al momento della morte, alla quale ha pensato più volte.
Il bell’esordio con la citazione delle parole di Gesù viene però vanificato dalle parole successive che esprimono, si, un totale abbandono nelle mani di Dio, ma attraverso Maria della quale si ripete il «Totus tuus», che motiva la disponibilità ad accettare malattie e morte. Nelle stesse mani egli pone anche l’umanità manifestando così la completa cecità nella quale la Chiesa Cattolica conduce sé stessa e trascina le masse affascinate dalla figura mediatica del suo rappresentante.

La devozione di Karol Wojtyla per Maria, la madre di Gesù ha permeato tutto il suo pontificato, impossibile per lui dividere Cristo da sua madre, “ma se avesse dovuto scegliere tra i due, avrebbe abbracciato lei, convinto che in lei c’è tutto, anche Cristo, tutto Dio. Karol (…) è stato tutto suo, di lei, la Vergine Madre. Nello stemma del suo pontificato c’è scritto. “Totus tuus”. Di Maria, di sua madre cioè. Non ha scritto “Tutto vostro”, ma “Tutto tuo”, come si fa in una dichiarazione d’amore.” (R. Farina - Panorama)

Definito uomo di grande cultura e intelligenza, Wojtyla ha però preferito seguire i suoi ragionamenti umani, perdendo di vista uno degli insegnamenti fondamentali che definiscono il rapporto tra la creatura e il suo Creatore. Mi riferisco al libro dell’Esodo, a quando Dio diede a Mosé i comandamenti che dovevano servire di guida per il popolo, nei quali al principio sta scritto: “Allora DIO pronunziò tutte queste parole, dicendo:
«Io sono l'Eterno, il tuo DIO, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù.
Non avrai altri dèi davanti a me.
Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.
Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso” ( Esodo 20:1-5)
Come ha potuto, il ”vicario di Cristo sulla Terra”, abbandonare un insegnamento così importante? Come ha potuto affidare tutto sé stesso e l’intera umanità nelle mani di una donna che, sebbene serva beata, nulla può dall’aldilà?
Dio ha parole dure verso coloro che si allontanano da Lui e mettono la loro fiducia nell’essere umano, infatti tramite il profeta Geremia ci dice che è “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal SIGNORE”
(Geremia 17:5)
Quale responsabilità per questo papa mariano! Le folle, conquistate dal carisma del grande comunicatore, che si propone come un eroe mitico attraverso le immagini televisive, non riescono più a vedere Dio, ma solo l’uomo che è stato loro imposto come punto di riferimento. E così lo seguono, ciecamente, senza domande , senza dubbi e senza risposte.

C’è solo un modo per uscire da questo tunnel di menzogna, ce lo offre Dio stesso mostrandoci in Gesù il vero modello da seguire e l’unico tramite per arrivare a Lui.
Sta scritto che “C'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti”.(1 Timoteo 2:5-6)

Gesù è morto sul legno della croce per salvare me e te dalla morte eterna, dall’eterna separazione da Dio quale conseguenza dei nostri peccati. Egli ha portato su di sé le nostre colpe pagando col suo sangue il prezzo del nostro riscatto, e solo chi lo riconosce come unico e solo Salvatore e Signore avrà la certezza di una vita eterna al suo cospetto.

Vuoi ancora seguire gli insegnamenti di un pastore cieco o quelli di Dio che è la fonte di ogni intelligenza e ogni sapienza?
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