Terri Schiavo: dalla parte della vita.
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Terri Schiavo è morta mentre ancora nei tribunali locali e nelle corti federali infuriava la battaglia legale sul suo destino. Al momento della morte nella stanza della casa di cura di Pinellas Park, in Florida, si trovava il marito Michael Schiavo, che sette anni fa aveva per la prima volta fatto ricorso alla magistratura statale per ottenere il diritto all'eutanasia passiva.
"Terri Schiavo è morta di una morte calma, pacifica e dolce", ha detto l’avvocato di Michael Schiavo. 
 L'autopsia consentirà di conoscere la causa della morte e la vera natura dei danni cerebrali patiti nel 1990 a seguito di un arresto cardiaco che aveva lasciato il cervello, dell'allora ventiseienne Terri, in debito di ossigeno, riducendola in coma vegetativo. Otto anni più tardi i genitori della donna, Bob e Mary Schindler, ingaggiarono con il genero un'interminabile serie di ricorsi che portarono la vicenda di fronte ai giudici di ogni grado della giustizia statunitense.

 Michael Schiavo ha sempre sostenuto che la moglie non avrebbe voluto continuare a vivere in quelle condizioni, mentre gli Schindler hanno difeso fino all'ultimo il sostentamento in vita della figlia, fino all’ intervento del Congresso, delle corti federali e dello stesso George W. Bush che aveva riaffermato il concetto di “stare dalla parte della vita”.

Bush si era impegnato in prima persona nelle ultime due settimane per cercare di trovare una soluzione legislativa. Ma neppure il suo interessamento straordinario ha potuto ribaltare il risultato di sette anni di sentenze da parte della magistratura statale della Florida.

La vicenda di Terri ha diviso il mondo, molti sono stati coloro che, sostenendo i genitori affinché fosse lasciata in vita, hanno organizzato proteste, veglie e manifestazioni, ma molti, secondo un sondaggio il 52%, sono gli americani che erano d'accordo con la decisione della magistratura di non autorizzare la ripresa dell'alimentazione.

Sono stati espressi molti pareri intorno al caso, e molte sono state le polemiche che parlavano di violazione dei diritti costituzionali e della libertà religiosa. In Italia, il ministro Sirchia, ha espresso la sua protesta affermando che “L'eutanasia è solo una scorciatoia che si tenta di imboccare quando i valori della società si attenuano. Una scorciatoia che viene camuffata da atto d'amore per i propri cari, e che invece è solo un modo con cui si vuole portare la morte invece della vita, per distogliere l'opinione pubblica dal problema reale”.

E Claudio Magris in un suo articolo afferma che Proposta in nome della pietà e della dignità umana, l’eutanasia può divenire facilmente obbrobriosa, anche se inconscia, igiene sociale, l’arbitrio di chi, in nome della qualità della vita, afferma che al di sotto di una certa qualità la vita non è degna di essere vissuta e si arroga il diritto di stabilire quale sia tale livello che autorizzi ad eliminare chi non lo possiede o non lo raggiunge”.

Ragionamenti umani, con i quali possiamo essere d’accordo o meno, a seconda dei valori che determinano la nostra coscienza. Viviamo in una società affannosamente tesa verso l’effimero raggiungimento di tutto ciò che è bello, perfetto e non c’è posto per la malattia e il dolore e per tutto quello che parla di sofferenza, di fatica, di pianto, di abbandono.

Spesso chiudiamo gli occhi davanti a queste scomode realtà, che ci fanno pensare e disturbano la nostra coscienza, e ce ne liberiamo perché ci sono d’intralcio.

Nella Bibbia, invece, si parla di qualcuno che è venuto a cercare proprio coloro che sono malati, soli, che piangono, che sono abbandonati e disprezzati: questo qualcuno è Gesù!

Nel Vangelo di Matteo sta scritto: “… e gli si avvicinò una grande folla che aveva con sé degli zoppi, dei ciechi, dei muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, e Gesù li guarì. ( Matteo 15:30)

Molti andavano da Lui perché colpiti da varie infermità ed Egli sempre li risanava, non li respingeva, non se ne allontanava disprezzandoli, ma donava loro il bene prezioso della guarigione.

Ciò che spingeva Cristo verso i sofferenti non era certo il desiderio di acquistare fama e potere, ma la necessità di far conoscere la potenza di Dio che va ben oltre le guarigioni fisiche e che vuole guarire l’uomo dal cancro incurabile del peccato. Infatti a coloro che lo interrogavano Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento». (Marco 2:17)

L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani afferma che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23), volendo significare che ogni uomo è destinato per natura alla morte eterna nell’inferno, lontano da Dio. Ma lo stesso Dio che non tollera il peccato, ama il peccatore e in Gesù gli offre la possibilità di liberarsi dalla schiavitù del peccato. Gesù, infatti, morendo sulla croce, col Suo sangue ha pagato il prezzo delle nostre colpe e offre, ancora oggi, a chi lo riceve come personale Salvatore e Signore, la possibilità di diventare figli di Dio, e di vivere per l’eternità alla presenza di Dio.

“Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui” sta scritto nel vangelo di Giovanni.

Se anche tu stai dalla “parte della vita”, non accontentati di vivere bene quella che ti viene concessa sulla terra, ma afferra l’opportunità che Dio stesso ti offre, vai a Gesù, chiedigli perdono per i tuoi peccati, ricevilo nella tua vita ed Egli ti guiderà per la via gradita al Padre e ti condurrà verso una patria celeste dove “Dio asciugherà ogni lacrima (…) e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate”. Apocalisse 21:4