Diario pubblico di un aspirante suicida _______________________________________

«Questo blog non è una istigazione al suicidio. Io, nel pieno possesso delle mie facoltà, scelgo consapevolmente di suicidarmi. Ma non chiedo, né consiglio a nessuno, di seguire la mia scelta. Il suicidio, per come lo penso io, è una scelta intima e personale».

Ciro Eugenio Milani, 26 anni di Lecco, lo scriveva dal 18 aprile sui suoi blog, che «il suicidio è l’unica vera soluzione». Ecco perché una volta scartati alcool, droga, ansiolitici e tubi da collegare alla marmitta, il ponte sull'Adda si è trasformato in una scelta obbligata: un bel salto e tutto si aggiusta. La notte del 10 luglio, dopo aver riempito per mesi le pagine online del suo «Primadipartire, diario pubblico di un aspirante suicida», ha preso la macchina di sua mamma, ha guidato fino al ponte di Paterno e ha scavalcato il guard rail, con una sedia da picnic sottobraccio. Ci è salito sopra e si è buttato di sotto.

Un volo di 70 metri: obiettivo raggiunto.

Esattamente un anno dopo la morte di un suo amico che il 10 luglio del 2004 aveva deciso di morire lanciandosi da quello stesso ponte.

Dopo la sua morte, il 12 luglio è apparso su un altro blog questo messaggio:

“Ué, ciao a tutti. Me ne sono andato. Scusate, ma sono le 2.25 ed ho ancora un po’ di cose da fare. Questi sono dei saluti alla spicciolata. A qualcuno di voi ho spedito cose. A qualcuno ho spedito e-mail. A qualcuno ho preparato qualcosa. Io sono felice così”.

Da aprile, da quando cioè aveva cominciato a programmare il suo suicidio, Ciro Milani aveva continuato ad aggiornare con pazienza certosina quelle pagine web nelle quali c’è tutta una vita e, soprattutto, le sue motivazioni.Convinto che la morte sarebbe stata preferibile a una vita inconsistente, scriveva: «Sono più vicino ai 30 anni che ai 20, quindi probabilmente ho già trascorso almeno un terzo della mia esistenza. Un terzo della mia vita: il terzo in cui si cresce, si formano le amicizie, si studia, ci si innamora. Che bilancio posso valutare di questi anni? Un approssimativo “così-così”. Le cose miglioreranno, in futuro? Sono portato a credere di no».

A Ciro scrivevano in tantissimi, molti lo ammiravano, altri cercavano di convincerlo a rinunciare a quel progetto assurdo,lo disprezzavano e lo consideravano un bugiardo mitomane. In pochi riuscivano a comprendere il suo stato d'animo perché si erano trovati nella stessa angosciante situazione decine e decine di volte.

Qualcuno gli ha scritto: “Cambiano i venti e le stagioni, ma ciò non basta a mutare il nero che si ha dentro”.

Assurdi progetti di morte pianificati online, come quelli collettivi lanciati in Giappone dal 2003 fino ad oggi, un grido collettivo che cerca di colmare con una soluzione estrema quel “nero che si ha dentro” al quale nessun rimedio umano può porre soluzione.

Quale differenza tra gli angoscianti appelli di chi è senza speranza e le accorate ma fiduciose parole che l’apostolo Paolo scriveva alla chiesa di Corinto:

Noi siamo afflitti in ogni maniera, ma non ridotti agli estremi; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti”. (2 Corinzi 4:8-9)

Nel difficile compito di diffondere l’evangelo tra le nazioni, Paolo si era trovato spesso in situazioni critiche, pericolose, era stato perseguitato e aveva rischiato anche la morte, ma lo stesso poteva dire con certezza “noi non ci perdiamo d’animo”. (2 Corinzi 4:2)

Che cosa dava all’apostolo tanto coraggio, tanta determinazione da impedirgli di lasciare tutto e cercare la morte con la speranza di porre fine alle sofferenze?

La risposta la troviamo nelle sue stesse parole quando scrive a Timoteo io so in chi ho creduto”.

Ecco il segreto! Sapere in chi riporre la propria vita.

Indubbiamente Ciro Milani e molti che come lui hanno compiuto il gesto estremo del suicidio, l’effimero tentativo di sfuggire alla sofferenza, non avevano la stessa certezza di Paolo, non sapevano, e molti, troppi ancora, non sanno che la vita dell’uomo acquista un senso solo quando il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ne prende possesso.

Dio ha sempre saputo che la sua creatura, l’uomo, non può vivere senza la sua preziosa guida, che le fatiche umane sono vane senza la presenza del padre celeste, perciò, nella sua infinita misericordia, ha mandato nel mondo Gesù, suo Figlio, il quale è morto sulla croce ed è risuscitato per spezzare una volta per sempre le catene che tengono l’uomo schiavo del male.

E’ il peccato, infatti, che ci tiene lontano da Dio, che non ci permette di avere una vita serena, appagata, gioiosa anche nelle difficoltà. Ma Gesù ha tolto questo ostacolo, ha pagato il prezzo del nostro peccato annullandolo per sempre.

Solo Lui può cancellare quel “nero che si ha dentro”, solo Lui può colmare quel vuoto disperato e angosciante che distrugge.

Che aspetti?!

Se sei anche tu alla ricerca di qualcosa che dia un senso alla tua vita, non indugiare ancora, vai a Gesù, a colui che può darti gioia, valore, significato.

Invoca il suo nome, adesso, oggi stesso, e non dovrai più correre invano per cercare di raggiungere un’inafferrabile pienezza di vita, perché Gesù è sufficiente a tutto!

Voi avete tutto pienamente in Lui”( 2:10) afferma Paolo nella sua lettera ai Colossesi.

Fa che questo possa diventare una realtà anche per te, fa di Gesù il Salvatore e Signore della tua vita e potrai vivere nella gioiosa attesa di un’eterna gioia alla sua presenza!

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