I giovani, i cellulari e la solitudine ______________________________________________________

Il cellulare ormai da tempo non è più un articolo di lusso, ma fa parte del “normale possesso” praticamente di ogni cittadino. Quasi non esiste più persona che non abbia un telefonino e ciò vale anche e, soprattutto, per i giovani e giovanissimi. Infatti non sono soltanto gli adolescenti a possedere un cellulare, ma anche sempre più bambini. Per i genitori è, senz'altro, qualcosa di molto utile, visto che in questo modo i figli rimangono sempre “rintracciabili”, a condizione, però, che il cellulare non sia scarico o spento e che il figlio abbia voglia di rispondere...

Ma, per i ragazzi stessi, cosa significa il cellulare? Cosa li spinge ad usarlo? L'amore per la tecnica? La voglia di comunicare con gli amici, di stare in contatto?

Un sondaggio presentato ultimamente al convegno dell' American Psychiatric Association, a Toronto, dà una risposta del tutto diversa: dietro l'uso così frequente del cellulare da parte dei giovani, si nasconde un vero e proprio disagio sociale.

Il “Corriere della Sera” sul suo sito Internet riferisce:

I teenager sono ansiosi e infelici, lo dice il telefonino. O meglio, lo dice il modo in cui i ragazzi usano il più popolare dei dispositivi portatili. Una ricerca condotta su un campione di 575 studenti di scuola superiore della Corea del Sud (dove il mercato della telefonia mobile è praticamente saturo) rivela che l'ossessione dei giovani per messaggini, suonerie e altri servizi mobili nasconde in realtà profonda tristezza e solitudine.

Poi prosegue:

Gli adolescenti che utilizzano il cellulare per più di 90 volte al giorno (circa un terzo del totale intervistato) si dedicano a tale attività per combattere la noia e l'infelicità: sono loro, infatti, ad aver ottenuto i punteggi più alti nei test a cui sono stati sottoposti dai ricercatori al fine di misurarne i livelli di ansia e depressione.(...) La situazione appare invece leggermente migliore per i ragazzi che prendono in mano il telefonino "solamente" 70 volte al giorno: questi ultimi, infatti, hanno totalizzato livelli più alti di sicurezza, autostima e comunicatività. Il dottor Jee Hyan Ha, autore della ricerca, ha spiegato che i giovani "fanatici" del cellulare (...) sono (...) molto angosciati e bisognosi di attenzione. In questo senso, dunque, l'uso quasi ossessivo del cellulare e il continuo rivolgere lo sguardo al piccolo display anche quando non arrivano chiamate o messaggi, corrispondono alla necessità e al desiderio di cercare sollievo nel contatto con il mondo esterno.

Senz'altro, il fenomeno dei cellulari è relativamente nuovo, mentre quello della solitudine no! Ciò che lo studio condotto nel Corea del Sud ha rivelato non vale soltanto per quella nazione, e tanto meno si tratta di una problematica che è ristretta solo ai giovani o giovanissimi, anzi!

Da sempre l'uomo soffre di solitudine, ha bisogno di compagnia, di “attenzioni”. C'è chi ha lo sguardo fisso sul display del cellulare, come tanti giovani, c'è chi aspetta disperatamente che squilli il telefono di casa, chi spera tanto che qualcuno bussi alla porta o che arrivi una lettera...

Ogni essere umano, senza eccezione, ha questo desiderio di compagnia, di vera vicinanza. Però, non la trova! Anche chi intorno a sé ha tanti amici e una famiglia conosce il sentimento della solitudine. Ci si può trovare in mezzo ad una grande folla, senza trovare però qualcuno che ci capisca veramente!

Di quest'esperienza parla anche la Bibbia, la Parola di Dio. Nel libro dei Proverbi leggiamo:

Il cuore conosce la sua propria amarezza, e alla sua gioia non può prendere pare un estraneo.” (Proverbi 14:10)

E' una riscontro triste, ma purtroppo vero: in fondo, ogni essere umano è solo e desidera qualcuno che lo capisca veramente, fino all’intimo.

E qualcuno c'è!

Sì, qualcuno che può riempire questo vuoto interiore, che può soddisfare il desiderio di compagnia, di vicinanza: Egli è Dio!

Di Lui la Bibbia dice:

Egli ascolterà la preghiera dei derelitti e non disprezzerà la loro supplica.” (Salmo 102, 17)

E poi:

Dio fa abitare il solitario in una famiglia.” (Salmo 68,6)

Si, Dio vuole soddisfare il desiderio di amore e di contatto per chi si sente solo, abbandonato, in Gesù Cristo Egli si è avvicinato a noi, è diventato uomo e come uomo ogni tipo di dolore gli è familiare, Lui capisce ogni situazione, fino in profondità!

Ti senti solo? Abbandonato?

Allora, fai come Davide, rivolgiti a Dio dicendo:

Volgiti a me e abbi pietà di me, perché sono solo ed afflitto.” (Salmo 25:16)

Se cerchi Dio con tutto il tuo cuore, Egli si farà trovare, e allora non ti sentirai mai più solo, perché Egli ti promette:

Io non ti lascerò e non ti abbandonerò. (...) L'Eterno, il tuo Dio, è con te dovunque tu andrai.” (Giosuè 1:5;9)

______________________________________________________________________________