Soffri
della sindrome di Stoccolma?______________________________________________________ E' successo a fine agosto: una donna in un paese vicino a Vienna vede una giovane donna confusa, pallida e magra, correre nel suo giardino e gridare: Sono Natascha Kampusch. Sono stata sequestrata. Sì, era proprio così e Natascha era riuscita a fuggire solo per il fatto che il suo sequestratore aveva dimenticato di chiudere una porta... Il delitto però non era successo qualche giorno o settimana prima, ma erano passati ben 8 anni! Infatti nel marzo del 1998 la piccola Natascha, che all'epoca aveva solo dieci anni, stava andando a scuola, quando Wolfgang Priklopil, un tecnico elettronico, l'ha rapita. Era l'inizio di una tragedia lunga 8 anni, piena di paure, dolori ed angosce per i genitori, ma soprattutto per Natascha. Per tutto il tempo è rimasta rinchiusa in un sudicio garage, nascosta a tutti, la sua vita era limitata in uno spazio di soli tre metri per quattro... Wolfgang Priklopil, poco dopo la fuga di Natascha si è suicidato gettandosi sotto un treno. Herwig Haidinger, capo della polizia criminale austriaca, ha commentato così: Il caso di Natascha Kampusch, che è scomparsa otto anni fa, (ha) trovato un epilogo felice. Il caso di Natascha Kampusch è veramente una storia a lieto fine? Purtroppo credo di no! Ci vorrà tanto tempo alla giovane donna per guarire le ferite dentro, per cancellare tutti quegli anni nei quali è rimasta rinchiusa in un garage, tagliata fuori dalla vita normale, tranne le poche volte nelle quali poteva fare una passeggiata col suo sequestratore o quando lui le permetteva di leggere giornali ed ascoltare la radio. Ci vorrà tanto tempo perché lei impari a vivere veramente. Le persone che si occupano di lei, hanno già riscontrato i primi problemi, Natascha soffre della sindrome di Stoccolma, che Wikipedia descrive così: La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi nei confronti del suo sequestratore, arrivando ad instaurare con lui anche un forte legame affettivo, in alcuni casi fino all'innamoramento. Sembra inspiegabile con la logica, ma chi subisce un sequestro, visto che non ha nessun altro punto di riferimento, dà origine a dei buoni sentimenti verso il sequestratore, come, appunto, anche Natascha: Ha pianto quando le hanno detto che Wolfgang Priklopil era morto suicida. 'Era una parte della mia vita. In un certo senso sono in lutto, ha detto la ragazza che difende il suo sequestratore e ha insistito nel dire che non le è mancato nulla in questi anni. 'Non piansi mai dopo il sequestro. Non avevo la sensazione di aver perduto qualcosa. Ero forte tanto quanto lui . Sono davvero difficili da comprendere queste frasi, impossibile credere che a Natascha in questi otto anni non sia mancato veramente nulla, anzi ma non è una cosa rara, infatti sono tante le persone che soffrono della stessa sindrome o almeno di una simile: sono prigionieri, rinchiusi, non possono fare ciò che vogliono, ma allo stesso tempo dicono di stare bene, affermano che non gli manca nulla. E sapete una cosa? E possibile che anche voi siate affetti dalla sindrome di Stoccolma! Non ci credete? Allora vediamo cosa ne dice non un libro di psicologia, ma la Bibbia. Un giorno, così ci viene raccontato nel vangelo secondo Giovanni, Gesù stava parlando con alcuni Giudei e fece la seguente affermazione: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. (Giovanni 8:31-32) La risposta che ebbe fu questa: Non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: Voi diverrete liberi? (Giovanni 8:33) La reazione dei suoi contemporanei fu simile alle affermazioni di Natascha Kampusch: Che dici? Non siamo prigionieri o schiavi, stiamo bene, non ci manca nulla! Ma Gesù rispose: In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. (Giovanni 8:34) Ciò che tiene prigionieri gli uomini, non sono delle mura, ma il peccato, e il sequestratore non si chiama Wolfgang Priklopil, ma diavolo! Gesù una volta lo ha chiamato bugiardo e padre della menzogna (Giovanni 8:44). Ed infatti il diavolo ci vuole far credere che la vita che luomo peccatore vive per natura, è una vita buona, giusta, bella, la vera vita, perché si è liberi di fare ciò che piace, che invece è Dio che ci vuole tenere prigionieri e cerca di proibirci tutte le cose piacevoli! Però non è così! Dio con le Sue leggi non ci rende schiavi, ma ci libera ad una vita vera, i suoi comandamenti servono a proteggerci da cose che ci farebbero soltanto del male. Chi non accetta Dio come somma autorità, è, e rimane, schiavo del diavolo, del peccato, perché non può fare del bene, non può vivere una vita giusta anche se ci prova con tanto impegno. Lapostolo Paolo scrive: Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. (Romani 7:19) Che ci crediamo o no, siamo prigionieri e schiavi del peccato, fino a quando non veniamo liberati. Esiste una sola porta per scappare: Gesù Cristo che dice: Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. (Giovanni 8:36) Il Figlio di Dio, Cristo, solo Lui ci può liberare dal peccato e dal diavolo che ci mente, promettendoci la libertà ma tenendoci schiavi. Natascha Kampusch adesso è libera ed imparerà pian piano cosa significa vivere veramente! E così anche per una persona che crede in Gesù, che si lascia liberare dai suoi peccati, comincia una nuova vita, la vita vera, non più da schiavo, ma come una persona che ha conosciuto lamore e la bontà di Dio! ______________________________________________________________________________
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