Scienza
e miracoli
Qualcuno lo considera una favola,
altri ci vedono una invenzione umana, un mito, parliamo del racconto
biblico sullesodo del popolo dIsraele dallEgitto.
Dopo le dieci piaghe che Dio aveva mandato, il Faraone
finalmente, dopo tanti anni di schiavitù, lascia andare
gli israeliti, subito dopo però si pente della sua
decisione e insegue il popolo con il suo esercito. A
questo punto essi si trovano in una situazione disperata,
senza via duscita, vedono arrivare dietro di
loro lesercito egiziano, ma non possono scampare,
perché davanti a loro si estende il Mare Rosso.
Ma proprio in questo momento
ricevono aiuto dallalto.
Il
SIGNORE disse a Mosè: « (..) Alza il tuo bastone,
stendi la tua mano sul mare e dividilo; e i figli
d'Israele entreranno in mezzo al mare sulla terra
asciutta.» (Esodo 14,15-16)
E,
infatti, il miracolo succede, un miracolo che la Bibbia
ci riporta in poche frasi, quasi come se fosse la cosa più
normale: Mosè stende la sua mano, lacqua si ritira
e il popolo israeliano attraversa senza problemi passando
sulla terra asciutta. Poi, quando gli egiziani li
inseguono, lacqua torna indietro e sommerge tutto lesercito
nemico, nessuno si salva.
Un
racconto di fantascienza, una storia per bambini? Tante
persone non riescono a immaginare che questa storia sia
vera. Eppure due scienziati se ne sono occupati e hanno
presentato in questi giorni il risultato delle loro
ricerche, un risultato sorprendente: Mosè attraversò
veramente il Mar Rosso con il popolo dIsraele!
Sono
due russi, Naum Volzinger e Aleksiei Androsov, due
idrooceanologi di San Pietroburgo, a sostenere questa
tesi. Le cause, secondo loro, erano naturali: affermano
che ci sarebbe stata una barriera sommersa per 6-8 metri,
una barriera che col tempo, fino a oggi, si è abbassata
a causa di terremoti. Grazie agli effetti di un forte
vento (33 metri al secondo) e alla bassa marea, il
livello dell'acqua sopra la barriera poteva calare in 9
ore sino a 20-25 centimetri, mentre la parte del mare che
collega questa alla riva si prosciugava completamente.
Una volta calato il vento, il passaggio così formatosi,
largo 2-3 chilometri, poteva restare aperto per circa 4
ore e lasciare quindi la possibilità agli Ebrei di
attraversare sulla terra asciutta. Gli egiziani, invece,
sarebbero arrivati proprio nel momento in cui lacqua
stava nuovamente risalendo.
La
conclusione sarebbe che si sia trattato solo di un
fenomeno naturale, allora, gli Israeliti credettero
di vedere un miracolo, unopera di Dio, dove invece
non cera?
No,
non è così!
Se
si legge bene il rapporto degli scienziati, pubblicato
dall'organo dell'Accademia russa delle Scienze, ci si
rende conto che viene affermato che in ogni caso si
tratta di una situazione straordinaria, perché le
circostanze che permettono lapertura del passaggio
possono avvenire solo ogni 50.000 anni, perciò si
dovrebbe comunque sempre parlare di un miracolo
Questo
fatto dimostra nuovamente che luomo moderno
cerca in tutti i modi di spiegare razionalmente il mondo,
la natura, Dio.
Vuole
trovare per ogni cosa delle cause naturali,
delle spiegazioni che gli sembrano logiche e,
soprattutto, che non hanno bisogno di Dio.
Ma,
per quale motivo?
Semplice!
Se si può spiegare questo mondo senza Dio, se si può
dimostrare che Lui non esiste, luomo potrebbe
vivere la sua vita a modo suo, senza osservare
comandamenti divini, senza chiedere quale sia la volontà
di Dio.
Un
atteggiamento che non è nuovo. Già nella Bibbia, nel
vecchio Testamento, leggiamo:
Lo
stolto ha detto in cuor suo: «Non c'è Dio». Sono
corrotti, fanno cose abominevoli; non c'è nessuno che
faccia il bene.Il SIGNORE ha guardato dal cielo i figli
degli uomini, per vedere se vi è una persona
intelligente, che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati,
tutti sono corrotti, non c'è nessuno che faccia il bene,
neppure uno. (Salmo 14,1-3)
Ma
finisce sempre che prima o poi luomo raggiunge i
suoi limiti, non riesce più a spiegare certe cose solo
con la ragione, e a questo punto non può più negare lesistenza
di Dio, perciò deve prendere una decisione. Continuare
come prima, cercando di negare e di ignorare Dio, oppure
rivolgersi e affidarsi a Lui, cioè riconoscerLo per
ciò che Lui è: lunico Dio, un Dio santo,
giusto, onnipotente.
Il
salmo 46 ci incoraggia proprio a questo: Venite,
guardate le opere del SIGNORE, egli fa sulla terra cose
stupende. «Fermatevi», dice, «e riconoscete che io
sono Dio. Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò
glorificato sulla terra».
Chi
fa questo, chi si rivolge a Dio e gli chiede perdono per
non averlo riconosciuto prima, chi si affida a Lui,
pronto a seguire la Sua guida, sperimenterà che questo
Dio potente è anche un Dio damore che ci offre una
vita meravigliosa con la Sua presenza e il suo aiuto, così
come dice il salmista:
Dio è per noi un rifugio e
una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Il
SIGNORE degli eserciti è con noi, il Dio di Giacobbe è
il nostro rifugio.
S.W.
<<
indietro
|