Le schiave di Yellamma ______________________________________________________

Secondo uno studio condotto dall’Associazione razionalista indiana, il 30 per cento delle bambine che si prostituiscono a Bombay lo fa per esaudire un dovere religioso. Provengono tutte dalla casta degli Intoccabili e oltre il 70 per cento delle piccole inizia la professione prima di raggiungere i 14 anni di età. Sono delle devadasis consacrate alla dea Yellamma.
Il termine devadasi può esser diviso in due. La radice dedi, significa dio, mentre la seconda parte dasi, indica la schiava femmina. Le devadasis sono, quindi, le schiave di Yellamma o Yellardamma, un appellativo per indicare la "Madre di Tutti", probabilmente un’antica dea della fertilità. La tradizione delle devadasis sopravvive ancora in alcune zone costiere degli stati di Maharastra, Goa e nella zona meridionale di Karnataka (…)

Una famiglia viene a sapere che la figlia è stata scelta da Yellamma per il manifestarsi di alcuni segni ‘misteriosi’. Il più comune è l’apparizione di un nodo tra i capelli della bambina, chiamato jat . I familiari non accettano di considerare l’evento come il risultato naturale della sporcizia e la madre della bambina, oltre ogni ragione, decide di credere al mistero e così unge lo jat con del grasso animale, lasciando che i capelli crescano fino a diventare lunghissimi.
Da quel momento è facile riconoscere le devadasis . In particolare nelle campagne si vedono bambine con grandi spirali di capelli lunghi fino alle ginocchia. Per tradizione è una di loro, alla quale è promessa salvezza eterna, a scegliere le novizie. Le più grandi partono dalla città verso le zone rurali, accompagnate dai proprietari dei bordelli dove lavorano e cercano le bambine più belle tra i poveri. Scelta la preda, si incontrano con i genitori delle ragazzine. Le veterane, a quel punto, fingono di entrare in trance e porgono la collana di iniziazione alle future devadasis . In alcuni casi, sfruttando la miseria e l’ignoranza delle famiglie, alcuni uomini di casta superiore obbligano le più grandi a scegliere per loro le piccole più graziose, che da quel momento saranno le loro schiave personali. Le bimbe, quasi sempre non superiori ai sette anni, saranno sottoposte ad ogni tipo di abuso, mentre le madri non sapranno mai più nulla delle proprie figlie.

L’ intoccabilità permette alle caste di rango superiore lo sfruttamento delle caste considerate inferiori, come è stato fatto per secoli.

L’estrema povertà spinge, allora, i genitori a vendere le figlie, pur di liberarsi di una bocca che altrimenti sarebbe difficilissimo sfamare.

Alcune madri arrivano a creare uno jat artificiale, sfregando un ciuffo di capelli con acqua, curcuma e olio. Nel caso la propria figlia sia prescelta, madri e padri sanno che il loro livello di vita migliorerà, perché una pur misera parte dei guadagni della bambina sarà loro versata. Dovranno solo dare il loro nome ai futuri nipotini.
La legge impedisce la consacrazione alla dea Yellamma, ma questo non ha impedito l’estendersi del fenomeno. Il rito si compie nei piccoli santuari di alcuni villaggi, in case private o in luoghi di pellegrinaggio delle prostitute.
Dopo il cerimoniale le bambine vengono trasferite in città, dove il turismo sessuale convoglia un numero consistente di clienti, spesso occidentali.
In una vita disperata, alla giovane devadasi può capitare una sola fortuna: piacere a un padrone ricco che la manterrà. In caso contrario lavorerà nei campi durante il giorno, mentre di notte si dedicherà alla prostituzione.
Le ragazzine non fanno più ritorno ai loro villaggi e una volta catturate dal racket ne rimangono schiave per tutta la vita.

Questo articolo di Pace-reporter ci proietta in un mondo dove la miseria e la povertà sociale generano comportamenti, che la nostra cultura cristiana occidentale reputa biasimevoli, anche se poi, in un certo qual modo, ne gode i vantaggi. Dico questo in relazione al turismo sessuale di cui parla l’articolo.

Ma non voglio esaminare questo argomento che ampiamente viene affrontato da sociologi ed esperti competenti, voglio invece fermarmi un momento a considerare quanto la nostra cristianità, se vissuta in modo coerente, ci liberi stili di vita che umiliano la dignità umana. Parlo delle piccole schiave di Yellamma, costrette fin dalla più tenera età a darsi alla prostituzione per soddisfare il bisogno del cibo, diritto negato (purtroppo) a troppe popolazioni. Non giudico la miseria estrema che spinge le madri a dar via le proprie figlie, ma considero il fatto che “il 30 per cento delle bambine che si prostituiscono a Bombay lo fa per esaudire un dovere religioso”.

Dea crudele questa Yellamma, che costringe piccole creature a vendere il proprio corpo per soddisfare le sue pretese, e anche dea bugiarda poiché promette “la vita eterna” a chi si impegna a trovare altre novizie.

Non posso fare a meno di pensare al privilegio che invece, il nostro Dio, il Padre di Gesù Cristo, riserva a tutti coloro che lo servono e che lo onorano con la propria vita. Egli infatti ci offre la vita eterna come un dono gratuito. Non dobbiamo pagare alcun prezzo per poterla ricevere, perché l’unico prezzo lo ha pagato Gesù Cristo morendo sulla croce. L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani scrive:

“il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”.(Romani 6:23)

La vita eterna, dunque, è un dono che può ricevere chiunque riconosca Cristo come suo Signore e Salvatore, ma non solo, perché Egli ci offre anche la libertà dalla schiavitù del peccato. Nel vangelo di Giovanni leggiamo queste sue parole:

“In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. Se dunque il figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi”. (Giovanni 8:34, 36)

Che differenza tra il nostro Dio e Yellamma! Egli ci ama così tanto che in suo Figlio ci offre la libertà. Libertà dal peccato! Quel peccato che domina il mondo e a cui ogni essere umano è sottomesso, e che spesso conduce a situazioni aberranti come quella che abbiamo considerato.

Dunque, non più schiavitù, ma libertà e nessun prezzo da pagare perché la vita eterna è un dono!

Non pensate anche voi, come me, che il nostro Dio è un Dio meraviglioso?

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