Il Cammino di Santiago Circa 250 mila fedeli di tutto il mondo questanno hanno percorso il cammino che da Roncisvalle, in Francia, conduce a tappe al santuario di Compostela, nel nord-ovest della Spagna, dove si festeggia san Giacomo. Il grande afflusso di pellegrini è giustificato dal fatto che questo è lanno santo di Santiago, poiché ogni volta che, il 25 luglio, festa di san Giacomo, cade di domenica, viene proclamato il giubileo. I 745 chilometri del tragitto vengono coperti generalmente a piedi, ma ormai anche in bicicletta o a cavallo, da pellegrini per la maggior parte spagnoli, molti però sono anche gli stranieri, soprattutto tedeschi, francesi, italiani e americani. La principale motivazione che li spinge a partecipare a questa immensa cerimonia collettiva è religiosa, ma per molti è anche culturale e artistica. In tanti, comunque, inseguono la leggenda e il mistero, imitando i milioni di credenti che nel corso dei secoli hanno percorso quella strada per visitare la tomba dell'apostolo Giacomo. La fama internazionale del luogo cominciò nell'anno 813, quando l'eremita Pelagio scorse una forte luce in un prato e sentì canti angelici. Il vescovo di Iria ordinò di scavare nel punto preciso della luce e furono trovate ossa umane. Il prelato non ebbe alcun dubbio: appartenevano all'apostolo Giacomo. La notizia fece il giro del mondo cristiano e l'Europa si mise in cammino, dando vita a uno dei miti più sentiti del Medioevo. Santi, re, regine, avventurieri e gente comune iniziarono a percorrere la strada verso Santiago. Molti sono i personaggi celebri che hanno percorso il cammino di Santiago, iniziando da Francesco dAssisi, ai Medici, agli Este. Qualche anno fa, mentre era presidente della Commissione europea, anche Romano Prodi ha percorso il tragitto in bicicletta partendo da Roncisvalle. Otto d'Asburgo è stato a Santiago 11 volte. Il duca di Braganza ci va ogni anno, facendo lunghi tratti a piedi dal Portogallo Il re di Spagna Juan Carlos e la regina Sofia ci sono stati il 30 dicembre 2003, esattamente il giorno che segna la data storica dell'arrivo a Compostela del corpo dell'apostolo Giacomo Quest'anno, nella prima settimana di agosto, anche 50 mila giovani cristiani provenienti da ogni parte d'Europa celebreranno a Santiago il primo giubileo del terzo millennio sotto il tema: «Testimoni di Cristo per un'Europa della speranza». Oggi il cammino non è pericoloso come secoli fa, quando per il solo fatto di arrivare alla meta vivi si gridava al miracolo. Per assumere lo status ufficiale di pellegrino è indispensabile la Credencial, la carta che può essere acquistata alla Collegiata di Roncisvalle e che dovrà essere timbrata nelle varie località in cui ci si ferma a dormire. Senza questo «lasciapassare» non è possibile accedere ai circa 100 ostelli che si trovano lungo il cammino. Arrivati a Santiago con la Credencial piena di timbri viene rilasciata la Compostela, un vero e proprio diploma che attesta la regolarità e veridicità del pellegrinaggio. Chi va in macchina o in treno non ha diritto ad alcun riconoscimento. Anche se nel nostro tempo il cammino non è pieno di pericoli come nei secoli addietro, è comunque lungo e faticoso, chi va a piedi lo percorre in circa 28-30 giorni, chi sceglie la bicicletta deve calcolarne almeno 15. Ma quali sono le motivazioni che spingono i pellegrini in questa impresa? Nel passato generalmente si percorreva il cammino per chiedere una grazia, per adempiere ad un voto o per una ricerca religiosa personale, mentre al giorno d'oggi sono relativamente pochi i pellegrini che indicano motivazioni esclusivamente religiose. In tanti, invece indicano motivi genericamente spirituali, il bisogno di trovarsi soli con se stessi, di poter riflettere, di allontanarsi dallo stress quotidiano, di misurarsi con se stessi in unimpresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale. Qualcuno ha scritto: "una volta si andava sul cammino per salvare l'anima, ora ci si va per trovarla". Soddisfare i bisogni dellanima, questa è una necessità che accompagna luomo moderno, come quello del passato. Viviamo in unepoca nella quale tutto sembra trovare risposta nella scienza, nella razionalità; la tecnologia avanza a grandi passi risolvendo quasi tutti i nostri problemi, ma dentro di noi, nel profondo, là dove spesso non vogliamo o non osiamo guardare, cè un vuoto a forma di Dio, come qualcuno ha detto. E un vuoto che niente e nessuno allinfuori di Dio stesso potrà riempire, perché nulla di ciò che vi metteremo dentro si adatterà alla sua forma. Ognuno di noi, credente o no, porta dentro limpronta del suo creatore, ed è verso di Lui che ci spingono i bisogni dellanima. Bastano i pellegrinaggi verso luoghi cosiddetti spirituali per soddisfarli? Se così fosse, perché le persone si ritrovano a compierli più volte? Forse perché ne traggono un benessere momentaneo, che però, si spegne ben presto dentro le difficoltà del quotidiano. Nella Bibbia si parla di Giobbe, anche lui cercava di capire, cercava risposte che non riusciva ad afferrare, ma nel momento più difficile della sua vita, nella sua saggezza, egli capì che cera solo una cosa da fare: rivolgersi a Dio. Infatti disse: Io però vorrei cercare Dio, a Dio vorrei esporre la mia causa. Se Dio è la risposta, qual è allora il cammino da percorrere per trovarlo? Ancora una volta è la Bibbia che ci indica la soluzione, affermando che cè una sola via per raggiungere ciò che lanima anela, e non è una via umana, né la devozione a qualche santo del passato, ma è una via vivente, che Gesù ha aperto sulla croce, quando col suo sangue ha pagato il prezzo del peccato che ci separava da Dio. Egli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6) Se cerchi Dio, se vuoi trovare delle risposte, se hai bisogno di pace, se fino ad ora hai cercato inutilmente e non sai più dove andare, allora accetta linvito di Gesù, e potrai sperimentare personalmente ciò che leggiamo nell'epistola di Giacomo: Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi.( Giacomo 4:8) F.F. |