Una ricevuta del re Salomone
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In questo periodo si parla di un uomo chiamato Shlomo Moussaieff che rivendica come suo possesso una serie di oggetti antichi. Tra di essi si trova qualcosa di veramente particolare. In un primo momento sembra soltanto un semplice pezzo di ceramica, non più grande di 9 cm per 10, che però ha la bella età di quasi 3000 anni! In quale modo Moussaieff ne sia venuto in possesso non si sa precisamente, certo è solo che proviene da un periodo in cui gli ordini dei rei venivano registrati su tavolette di argilla.

Il testo sulla ceramica sembra essere di un re di Giuda che reclama i doni per il tempio e recita quanto segue:

“Ashyahu, il re, ordina di mandare un dono di tre sicli d’argento alla “casa del Signore”.

A quanto sembra, quel coccio di argilla è un’antica forma di “ricevuta”, ed anche se non viene detto espressamente, gli scienziati suppongono che la “casa del Signore” sia il famoso tempio del re Salomone costruito nel X secolo a.C. e distrutto dopo 400 anni dai soldati babilonesi.

Hershel Shanks, autore di un articolo sulla rivista “Biblical Archaeology Review” a questo proposito dice: “(Questo coccio di ceramica) descrive in modo impressionante il contesto del mondo della Bibbia.

Per tutti coloro che non hanno niente a che fare con la scienza, o con l’archeologia in particolare, questo coccio, seppure di grande importanza, non cambierà assolutamente niente nella loro vita, ma, il fatto che potrebbe appartenere ad un’epoca molto importante del popolo d’Israele, quella durante il quale esisteva il famoso tempio di Salomone, mi ha portato a riflettere sul significato che questo edificio aveva per gli israeliti.

Esso non era semplicemente un edificio destinato alle funzioni religiose, ma aveva un valore più profondo, perché quando Salomone aveva cominciato a costruirlo, Dio gli aveva fatto la seguente promessa, la promessa di un patto:

Quanto a questa casa che tu costruisci, se tu cammini secondo le mie leggi, se metti in pratica i miei precetti e osservi e segui tutti i miei comandamenti, io confermerò in tuo favore la promessa che feci a Davide tuo padre: abiterò in mezzo ai figli d'Israele e non abbandonerò il mio popolo Israele". (1 Re 6:12-13)

Il tempio era un posto più che speciale: era lì che si trovava Di e chi voleva entrare in comunione con Lui, doveva andare a Gerusalemme, nel tempio.

Purtroppo però, il popolo d’Israele non osservava la sua parte del patto, non ubbidiva alle leggi divine, ma invocava ed adorava altri dei, perciò Dio, così ci racconta la Bibbia, lo dovette punire permettendo che un altro popolo, quello di Babilonia, lo conquistasse, distruggesse il tempio e portasse gli abitanti in esilio. Lì, essi si resero conto di aver peccato e soffrivano della lontananza di Dio. In un salmo esprimono così il loro dolore:

Là, presso i fiumi di Babilonia, sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion.
Ai salici delle sponde avevamo appeso le nostre cetre.
Là ci chiedevano delle canzoni quelli che ci avevano deportati, dei canti di gioia quelli che ci opprimevano, dicendo: «Cantateci canzoni di Sion!»
Come potremmo cantare i canti del SIGNORE in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; resti la mia lingua attaccata al palato, se io non mi ricordo di te, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia.”
(Salmo 137: 1-6)

Sarebbe tragico, molto tragico, se la storia fosse finita lì, però, dalla Bibbia sappiamo che Dio non aveva dimenticato il suo popolo. Nel libro del profeta Geremia Egli aveva promesso:

“In quel tempo», dice il SIGNORE, «io sarò il Dio di tutte le famiglie d'Israele, ed esse saranno il mio popolo».
Così parla il SIGNORE: «Il popolo scampato dalla spada ha trovato grazia nel deserto; io sto per dar riposo a Israele».
Da tempi lontani il SIGNORE mi è apparso. «Sì, io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà.
Io ti ricostruirò, e tu sarai ricostruita, vergine d'Israele! Tu sarai di nuovo adorna dei tuoi tamburelli, e uscirai in mezzo alle danze di quelli che gioiscono. Ecco, io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra (…).” (Geremia 31: 1-4;8)

Dio è un Dio d’amore ed è fedele! Ha perdonato il peccato del popolo e l’ha ricondotto nel suo paese.
Egli usa la stessa misericordia anche con noi, infatti anche noi siamo lontani da Lui, separati a causa dei nostri peccati e non possiamo avvicinarci al Dio santo e puro.
E’ impossibile per l’uomo peccatore avere comunione con Dio, però, anche per noi Egli ha creato un rimedio: suo Figlio Gesù Cristo. Di Lui l’apostolo Paolo ci scrive nella sua lettera agli Efesini:

“Ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo (…) senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. (Efesini 2:12-13)

Il sangue di Cristo ci libera dal peccato!

Egli è morto per i nostri errori, per la nostra colpa! Chi crede in questo e Gli chiede perdono, è salvato!
Se anche tu fai questo passo, riceverai il perdono dei peccati e potrai avvicinarti a Dio, avere comunione con Lui, e, addirittura, chiamarlo “Padre”.
Egli sarà sempre al tuo fianco, in ogni situazione ed un giorno, dopo la morte, potrai vivere per sempre alla Sua presenza, infatti sta scritto:

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più.
E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.Udii una gran voce dal trono, che diceva:
Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.”

(Apocalisse 21:1-4)
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