Il piccolo principe
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La settimana scorsa, lo
scrittore e pilota Antoine de Saint-Exupéry,
avrebbe festeggiato 105 anni. Era nato il 29 giugno del
1900 a Lione, da una famiglia aristocratica. Orfano di
padre a soli quattro anni, fu amorevolmente cresciuto
dalla madre. Ebbe un infanzia felice, ma non brillò
negli studi, infatti non riuscì a superare lesame
di ammissione per laccademia della marina e fallì
anche lo studio in architettura. Un punto decisivo nella
sua vita fu nel 1921 quando parte per il servizio
militare e viene mandato a Strasburgo per diventare
aviatore.
Dal 1926 pilota gli
aerei di posta anche su percorsi piuttosto difficili, tra
i quali quello per il Nord Africa. I suoi incidenti di
volo divennero proverbiali, come quello nel deserto
egiziano nel quale, per poco, non perde la vita. In
questo periodo de Saint-Exupéry comincia a scrivere e
presto diventa celebre.
E nel 1943 però che nasce il suo
libro più famoso, quello per il quale oggi è conosciuto
da molti: Il piccolo principe.
Tradotto in 150 lingue, venne definito la
favola più bella del secolo scorso,
e, in effetti, la storia del piccolo principe, con la sua
dolcezza, ha toccato i cuori dei lettori di tutto il
mondo.
Questa storia, però, non è solo una dolce
favola, ma in essa, lautore esprime una particolare
profondità nel vedere e spiegare alcune realtà. Per
questo certe frasi sono diventate delle massime da citare.
Una afferma: Non si vede bene che col
cuore. Lessenziale è invisibile agli occhi.
E unaltra: Tu diventi responsabile
per sempre di quello che hai addomesticato.
Ne Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry
descrive la sua visione del mondo, parla della sua
filosofia e delle sue convinzioni. In certi punti si
capisce che lautore si basa anche su principi
cristiani, frutto delleducazione ricevuta. Ma egli
non si considerava un autore cristiano, anzi, era
continuamente alla ricerca di Dio, senza esito positivo
però, infatti in un altro suo libro, Volo ad Arras,
dice che osava mettersi molto vicino a Dio, ma che quel
Dio non si lasciava toccare.
La sua passione per il volo,
probabilmente, esprimeva la continua ricerca di un senso
per la vita, cercava Dio, senza mai trovarLo. La sua
esistenza finì tragicamente: il 31 luglio 1944, infatti,
partì per la nona ed ultima missione, con l'obiettivo di
sorvolare la regione di Grenoble-Annecy. Non tornò più,
fu dato per disperso e non se ne seppe più nulla.
Un Dio che non si può
toccare. Era questo il concetto della
divinità che Saint-Exupéry aveva.
Forse corrisponde allidea che anche tu
ti sei fatto di Dio, ma è un pensiero che è giusto solo
per un verso, infatti nella Bibbia troviamo la storia di
un personaggio che era veramente molto vicino a Dio e che
eccezionalmente poté vederLo in una visione: era il
profeta Isaia. Egli scrive:
Vidi il Signore seduto sopra un
trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello
riempivano il tempio.(
) Allora io dissi: «Guai
a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra
impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure;
e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli
eserciti!» (Isaia 6, 1-5)
Isaia, anche
se per poco, aveva potuto ammirare la gloria di Dio, ed era
stato preso da un grande timore perché aveva
capito una cosa fondamentale di sé stesso e delluomo
in generale: era un peccatore e, di conseguenza,
non poteva stare alla presenza del Dio santo, per lui
avrebbe significato la morte.
In questo Saint-Exupéry aveva ragione: luomo
peccatore non può toccare Dio, perché è
separato da Lui a causa dei peccati. Non si può neanche
avvicinare, perché tra luomo e Dio cè una
distanza immensa.
Ma cè anche un altro aspetto da
considerare, una notizia bellissima: Dio stesso si è
avvicinato a noi! Lapostolo Giovanni nella
sua prima lettera scrive i seguenti versetti:
Quel che era dal principio, quel
che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri
occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani
hanno toccato della parola della vita
(poiché la vita
è stata manifestata e noi l'abbiamo vista e ne rendiamo
testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era
presso il Padre e che ci fu manifestata),
quel che abbiamo visto e udito, noi lo
annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in
comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre
e con il Figlio suo, Gesù Cristo. (1 Giovanni
1, 1-3)
Che cosè che Giovanni aveva udito,
visto, contemplato, toccato? E la parola della
vita, la vita eterna che era presso il Padre: è Gesù
Cristo, il Figlio di Dio diventato uomo, in Lui Dio si
è avvicinato a noi! Ma Egli ha fatto molto di più:
Cristo ci ha anche aperto la via per tornare al Padre.
Con la Sua morte sulla croce ha pagato il nostro debito e
offre, ad ognuno che lo accetta come personale Signore e
Salvatore, il perdono dei peccati e la vita eterna.
Così luomo, peccatore perdonato,
si può avvicinare a Dio, lo può toccare e
chiamarLo Padre.
Stai cercando Dio anche tu? Ti vuoi
avvicinare a Lui?
Confessa oggi stesso i tuoi peccati a
Cristo, chiediGli di entrare nella tua vita e diventerai
un figlio di Dio!
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