Il popolo di
Karol Wojtyla
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In questi giorni
abbiamo visto centinaia di migliaia di pellegrini, il
cosiddetto popolo di Wojtyla, confluire, in
Piazza San Pietro, da ogni parte del mondo, per dare
l'ultimo saluto al loro papa. Essi sono stati osannati,
per il sacrificio compiuto, per il lungo viaggio fatto da
molti, per le tante ore passate in attesa, anche con il
tempo sfavorevole, mangiando qualche panino comprato a
prezzo d'oro, pur di riuscire a vedere la salma del
pontefice scomparso, solo per qualche minuto.
Indubbiamente questo è un fatto molto interessante, che
merita anche di essere studiato dai sociologi e dagli
studiosi delle religioni. Davanti alle immagini di quella
fiumana di persone, a volte ritratte ferme in attesa, ma
per lo più ritratte in movimento mentre sfilavano
davanti al cadavere di Wojtyla, il commento dei cronisti
era spesso che quelle immagini si commentavano da sole.
Tuttavia, ogni tanto, hanno pure chiesto ai pellegrini
del perché erano li: le risposte date, sono state
interessanti e meriterebbero un 'attenta analisi, perché,
al di la delle parole di apprezzamento fatte per il papa
scomparso (che non potevano certo mancare), si possono
anche registrare una serie di affermazioni che gettano
una luce un pò diversa su questa partecipazione di massa.
Sarebbe altrettanto interessante vedere quanti si
trovavano per semplice curiosità o per farsi una
semplice gita nel posto di maggior attrazione del mondo
in quel momento. Qualcuno di questi cosiddetti pellegrini
del papa, ha risposto che non gli costava poi tanto
attendere in fila, visto che già lo faceva per entrare
in discoteca. Se plaudiamo così tanto questi pellegrini,
allora cosa dire dei tanti giovani che compiono eguali
sacrifici per vedere ed ascoltare la loro pop-star
preferita?
Ma non vogliamo sminure l'entità del fenomeno. Esso
merita una seria indagine.
Un'indagine che secondo noi dovrebbe trovare risposta
alle seguenti domande:
1° Questa partecipazione è dovuta ad una reale
devozione verso il Papa o semplicemente al voler essere
presenti ed anche un pò curiosi davanti ad un evento così
eccezionale?
2° Questa partecipazione è dovuta ad una reale
devozione verso la chiesa cattolica e tutto ciò che
insegna anche in campo etico e morale, o solo una
devozione verso la figura simpatica ed altamente
mediatica di Wojtyla?
3° Quanto del cristianesimo biblico si può rintracciare
in questa massa di pellegrini?
Credo che un tale sondaggio rivelerebbe molte sorprese ed
anchesso si commenterebbe da solo. Non è critica
spicciola quella che vogliamo fare, ma una riflessione
suffragata da antefatti molto significativi, in attesa
che qualcuno indaghi seriamente sullo storico fenomeno di
questi giorni. Non è la prima volta che il mondo si
mobilita per papa Wojtyla. Già nel grande giubileo del
2000, milioni di giovani, i cosiddetti papa-boys sono
confluiti a Roma, nella spianata di Tor Vergata per stare
con il papa, come anche tra di loro. Immagini, anche
quelle che si commentavano da sole! Poi è successo che
proprio il cardinale Camillo Ruini ha commissionato un
sondaggio sulla religiosità dei giovani di Roma e,
sorpresa delle sorprese, lo stesso Ruini è rimasto di
stucco nel vedere i risultati di tale indagine. Tale
indagine è apparsa su "Lespresso" n. 16
del 10-17 aprile 2003, col titolo "Poca fede e un
Dio fai da te".
Riportiamo degli stralci di una sintesi fatta da Gigi De
Paoli.
Il dato che ha più allarmato Ruini è che la fede
cristiana minaccia di spegnersi nella stessa capitale
della cattolicità, la Roma papale. Le nuove generazioni
sono lannuncio di questa svolta. E i ragazzi
tra i 16 e i 18 anni ancora di più che i
giovani tra i 24 e i 26: le due fasce detà
sottoposte allindagine. Le vestigia del
cristianesimo resistono solo nella cerchia ristretta dei
fedelissimi. Ma nellinsieme della società è il
deserto che avanza.
Gli appartenenti (alla Chiesa) sono pochi,
1 su 10. Ma colpisce che anche in questisola
protetta la dottrina e la pratica cristiana vacillino.
Tra gli adolescenti che fanno parte di gruppi ecclesiali
un buon 12 per cento dubita persino su Dio. E anche tra
quelli che credono nella sua esistenza quasi uno su
quattro dubita che egli sia il creatore del cielo e della
terra.
Tra i non appartenenti (il 90 %),
poi, Dio è ancor più evanescente. La gran parte credono
che ci sia, ma ne hanno unimmagine vaghissima,
lontana, del tutto ininfluente sulla vita.
L' immagine di Gesù non è da meno. Per i
tre quarti degli intervistati somiglia più al
protagonista di una fiction
televisiva che al Gesù del Vangelo. E anche chi afferma
che è Figlio di Dio e crede nella Trinità si esprime in
modo esitante e bizzarro, come il ragazzo che dice:
"Beh, da quello che ho studiato è il Figlio di Dio,
però alla fine io, tutte queste persone, diciamo questi
ambiti del divino, se così si può dire, li vedo come
alla fine la stessa persona, proprio come la stessa entità,
come, diciamo, una cosa unica, a prescindere da quello
che so che la Trinità sono tre cose e una cosa sola alla
fine. Credo sia come un ammasso unico di qualcosa di
superiore e di divino."
Linferno è abolito quasi da
tutti, compresi gli appartenenti ai gruppi di Chiesa. Il
purgatorio è praticamente estinto. La
vita paradisiaca nel mondo futuro quasi tutti la
descrivono senza che Dio vi sia presente.
Quanto alla morale del sesso, la differenza più
significativa è tra i maschi e le femmine. Tra i maschi
non
cè storia. Salta qualsiasi ripartizione tra
appartenenti e non appartenenti ai gruppi cattolici, e
stravince per quasi tutti lemancipazione
dai precetti della Chiesa e del papa. I rapporti
sessuali sono praticati senza alcun senso di colpa, in
tranquillo disaccordo con i divieti di Giovanni Paolo II,
anche tra chi accorre ad acclamarlo.
Si potrebbe obiettare che tutto questo è datato a
qualche anno fa e che ora le cose sono cambiate. Come fa
un pellegrino a restare anche 20 ore in piedi,
nell'estenuante attesa di riuscire a vedere la salma del
papa, se dietro non c'è una vera fede? Come non restare
colpiti da quella marea di gente accorsa a Piazza San
Pietro? Non è questa vera devozione? Rispondiamo che
aldilà dei curiosi ci possono essere stati moltissimi
fedeli e devoti, ma la domanda da porsi è: fedeli a chi?
Devoti a chi? All'uomo o a Dio? Ad un'istituzione umana
fallibile o all'infallibile Parola di Dio e all'Iddio che
in essa si è rivelato? Quanti conoscono veramente la
Parola di Dio e la studiano per conosere Dio e camminare
fedelmente secondo la sua volontà? Cosa c'è veramente
nel cuore e nella mente di quella massa di persone viste
questi giorni a Roma? Cosa c'è veramente dietro questo
fenomeno di massa? Basta solo vedere le immagini
trasmesse dalle TV per avere una risposta, rinunciando ad
ogni commento (anche se in realtà il commento c'è stato
e molto di parte), ad ogni indagine e ad ogni verifica,
del tipo commissionato dal cardinal Ruini dopo il
Giubileo del 2000? Se la nostra capacità di percepire il
reale si ferma alla visione di immagini pur
impressionanti come quelle di questi giorni, senza
indagini ed esami ulteriori, allora siamo veramente
caduti molto in basso, vittime della più tetra
esteriorità ed incapacità di riflessione, senza parlare
della totale assenza di discernimento spirituale. Non è
la prima volta che assistiamo a fenomeni di massa . Ma i
numeri e la spettacolarità delle immagini non bastano
per dare una seria valutazione del fenomeno. Bisogna
andare oltre. Bisogna parlare con gli individui che
componevano questa massa e parlarci soprattutto quando
l'effetto emozionante, spettacolare e magico
del fenomeno si è attenuato. Non a caso, molti
pellegrini sono tornati in piazza S. Pietro anche il
giorno dopo il funerale di Wojtyla ritenendolo un posto
magico dove potevano succedere miracoli. Ma quando
l'evento magico non c'è più e si è
ritornati alla propria quotidianità, cosa rimane di
tanta decantata religiosità e devozione del popolo di
Wojtyla?
Un recente sondaggio commissionato da Famiglia
Cristiana alla SWG di Trieste, in occasione
dell'ultima pasqua, ha rivelato quanta ignoranza ci sia
della Parola di Dio nel cosiddetto popolo di Wojtyla. In
tale sondaggio sono state fatte domande del tipo: 1.
Quanti sono i Vangeli? 2. Cosa significa Pasqua? 3. Cos'è
l'Apocalisse di Giovanni? 4. Chi ha pronunciato la frase
Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel
che è di Dio? Commentando i risulati ottenuti, il
noto studioso cattolico, monsignor Gianfranco Ravasi, ha
detto: rimane pur sempre impressionante apprendere
che oltre un quarto degli italiani (cattolici-Ndr)
intervistati non sappia che i Vangeli sono quattro (si
immagini quanti saranno quelli che li hanno letti!).
Oppure è incredibile, e quasi comico, che il celebre: «Date
a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di
Dio» da un altro quarto circa di nostri connazionali (cattolici-Ndr)
sia attribuito nientemeno che a Nerone o a Napoleone.
L'uso ormai corrente del termine "apocalisse"
permette alla maggior parte degli intervistati nel corso
del sondaggio di identificarlo come "libro biblico",
ma non siamo sicuri che per essi significhi anche "libro
della rivelazione di Gesù Cristo" e non un
misterioso e oscuro testo di oroscopi catastrofici.
Piuttosto significativo è, poi, quel costante zoccolo
duro di "ignoranti" delle cose religiose per
così dire radicali, che si riparano dietro il «non so»
o il silenzio. Commentando la domanda sui Vangeli e
le relative risposte, Giuliano Vigini scrive su Famiglia
Cristiana: Questultima percentuale, però,
suscita qualche motivo di sconforto, visto che un 27 per
cento di cattolici che sbaglia o non risponde a una
domanda così semplice equivale a un calciatore che
non sappia neppure in quale squadra gioca. Come
non dargli ragione! Come non pensare che, anche dinazi al
popolo di Wojtyla, siamo davanti solo ad una massa
acritica che si lascia trascinare dalla corrente, o
dal tipo di vento che tira in quel momento? Il noto
teologo cattolico, Hans Kung ha detto: I grandi
raduni mondiali dei giovani sostenuti a livello regionale
e internazionale, sotto la sorveglianza della gerarchia
dei nuovi movimenti laici (Focolare, Comunione e
Liberazione, St. Egidio, Legionari di Cristo, Regnum
Christi, etc.), hanno attirato e attirano centinaia di
migliaia di giovani. Molti di essi volonterosi, troppi
del tutto acritici. Il carisma personale di
Wojtyla è quasi più importante dei contenuti da lui
trasmessi. Le domande che i giovani avevano posto al
Papa e che, in occasione del suo primo viaggio in
Germania, lo avevano messo in serio imbarazzo, in seguito
non sono state più consentite. Le associazioni
cattoliche di giovani, che non si trovano sulla linea del
Vaticano, vengono disciplinate e messe alla fame dallordine
romano attraverso il ritiro di finanziamenti da parte dei
vescovi locali. (Corriere della Sera del 26
marzo 2005).
Il pastore riformato Paolo Castellina ha definito questo
momento storico le prove generali dell'avvento
dell'anticristo e dobbiamo concludere che quel
tanto decantato popolo di pellegrini ha risposto molto
bene a tale prova, il suo comportamento è stato davvero
invidiabile ed esemplare, e sotto l'effetto di una delle
abbuffate mediatiche più grandi della storia, forse
anche noi siamo restati senza parole...peccato che erano
le prove peggiori a cui un cristiano possa partecipare,
come sta scritto e tutta la terra,
meravigliata, andò dietro alla bestia; e adorarono il
dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e
adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla
bestia? e chi può combattere contro di lei?»"
(Apocalisse 13:3,4).
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