IL PIRATA NON C’E’ PIU’

Morte di uno sportivo.

Rimini. Il corpo di Marco Pantani è stato ritrovato riverso a terra, di fianco al letto, poco distante da una confezione di ansiolitici. Altre confezioni, alcune piene, altre mezze vuote, sono state ritrovate al piano inferiore del piccolo residence. Pantani è stato trovato morto intorno alle 21.30 di domenica 15 febbraio, dal portiere dell’albergo, preoccupato perché non lo sentiva da parecchie ore. Il campione era arrivato nel residence riminese il 9 febbraio e da quel giorno aveva condotto una vita quasi di totale clausura: usciva solo per la colazione e spesso ordinava il pranzo in camera.

Nel miniappartamento sono stati ritrovati degli scritti di carattere strettamente personale che non avrebbero direttamente a che fare con la morte.

Marco Pantani ha detto addio a tutti, in silenzio, da solo. Il ciclismo e tutto il mondo dello sport perdono un uomo e un campione che forse non hanno saputo aiutare nel momento più difficile della sua vita. In una salita che stavolta Pantani non è riuscito a dominare. La parabola del campione era terminata da tempo, quella dell’uomo viveva ancora nel ricordo delle vittorie, delle folle di appassionati che lo seguivano ovunque, dei duelli con i più grandi ciclisti del suo tempo e di una serie incredibile di vicende giudiziarie a ridosso del doping.

Nel suo sito Pantani aveva scritto: “A volte chiudiamo gli occhi perché la realtà non ci piace”.

Il grande campione, colui che faceva esultare le folle, questa volta ha chiuso gli occhi per sempre, davanti a una realtà che non gli piaceva.

Niente più applausi, niente più vittorie, anche gli amici avevano creato un vuoto intorno a lui. Era solo, solo con un vuoto ancora più grande che non riusciva a colmare: quello del suo cuore.

“Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste, tutto è vanità. Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole?…… ecco tutto è vanità, è un correre dietro il vento” (Ecclesiaste 1:2-3,14)

Come ogni uomo che non riempie la sua vita con la presenza di Dio, così Pantani ha ceduto. Tutta la sua fatica non è valsa a dare un valore alla sua vita.

Come afferma l’Ecclesiaste, l’uomo corre dietro a qualcosa che una volta raggiunto non si lascia afferrare, sfugge, portando via tutte le illusioni.

Fermatevi, dice il Signore, e riconoscete che io sono Dio”:

Solo nel suo creatore l’uomo potrà trovare il senso della propria vita, solo in Dio c’è la risposta ad ogni bisogno, ad ogni problema. Egli allontana le nostre angosce, Egli calma il nostro cuore, in Lui possiamo trovare la pace.

Il Salmista poteva dire:” Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio in cui confido”; e ancora:”Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza”.

Pantani ha chiuso gli occhi, non c’è più tempo per lui per invocare l’aiuto del Signore, per rifugiarsi tra le sue braccia amorevoli, ma c’è ancora un tempo per chi, riconoscendo Gesù Cristo come proprio Salvatore e Signore, decide di entrare a far parte della meravigliosa famiglia dei figli di Dio, nella quale Egli stesso provvederà ad ogni bisogno e darà alla vita quel senso che l’uomo con i suoi sforzi non riuscirà mai ad afferrare.

F.F.

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