E' stata una tragedia che ha scosso non soltanto il quartiere di Forcella e la città di Napoli, ma tutta l'Italia. Annalisa Durante, 14 anni, è stata uccisa sabato sera, 27 marzo 2004, da un sicario della camorra. Per errore, si dice. Ma ciò non lenisce il dolore né dei familiari, né degli amici. In sua memoria è stata proclamata nella città una giornata di lutto, la bandiera esposta a mezz'asta in tutte le scuole cittadine, al suo funerale una gran folla di persone. Una storia, una tragedia che ha suscitato interesse, spavento, tristezza in tutta la nazione. E una storia che non è ancora finita, che continua con delle notizie strane. E' stato il padre stesso di Annalisa a trovare il diario della 14enne, nascosto gelosamente. Contiene una frase da brividi, quasi come un segno premonitore: Vivo
e vivrò sempre, anche se questa vita non è quella che
vorrei io. Ma so che una parte di me sarà immortale. E
presto andrò in Paradiso". Non possiamo sapere che cosa ha spinto Annalisa a scrivere proprio queste parole, a pronunciare questo pensiero. Ma è possibile avere questa convinzione, questa sicurezza? Sicuramente nessun uomo può sapere il giorno della sua morte, ma si può, come ha fatto Annalisa, dire con tale convinzione Andrò in paradiso.? Si può essere sicuri di andare in paradiso? Cè solo un libro veramente affidabile che ci può dare delle informazioni: la Bibbia, la Parola di Dio. Lì ci viene detto che dopo la morte ci sono due realtà che ci aspettano, o linferno, leterna separazione da Dio, oppure il paradiso, leterna comunione con Dio. Ma come si può essere sicuri di dove si finisce? Nel vangelo di Luca ci viene raccontata la storia di un uomo che veramente poteva essere sicuro di dove sarebbe stato dopo la sua morte perché era Gesù Cristo stesso, il Figlio di Dio che gli diceva: Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso. (Luca 23:43) Perché Gesù ha detto questo? Stava parlando con una persona molto brava, religiosa, che aveva fatto tante buone opere per potersi guadagnare il paradiso? No, anzi si trattava di un malfattore, un criminale, una persona che era stata condannata per i suoi crimini ed era stata crocifissa insieme a Gesù. Come mai una persona come lui ha potuto essere salvata dallinferno? Leggiamo che cosa lui stesso diceva: Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» (Luca 23, 41-42) Sono state queste semplici frasi che hanno salvato il malfattore, frasi che hanno fatto vedere che lui aveva capito delle verità fondamentali. Innanzi tutto aveva capito che lui era un peccatore, che aveva meritato la sua pena, la pena della condanna eterna; Gesù, invece, era senza colpa, non aveva mai peccato, ma è stato crocifisso ed è morto per le colpe degli uomini, al posto nostro, per poterci offrire la salvezza. Infine si è rivolto a Gesù, sapendo che solo Lui lavrebbe potuto perdonare e salvare. Bastava questo per avere la promessa di Gesù: Sei perdonato, andrai in paradiso. La situazione di questo malfattore è la situazione di ogni uomo, anche la tua. Davanti a Dio sei un peccatore e meriti una condanna eterna. Solo se capisci questo e ti rivolgi a Gesù Cristo credendo che Lui è morto per i tuoi peccati, se gli chiedi perdono, sarai salvato e la promessa fatta al malfattore sarà valida anche per te, perché è il Figlio di Dio, Gesù stesso, che te lo promette. Sei già sicuro di andare in paradiso? S.W. |