E' stato Wojtyla il papa di tutti i cattolici?
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Una delle menzogne mediatiche di questi giorni diceva che Wojtyla è stato il papa di tutti i cristiani.
Certo, nel vedere l’evangelico George Bush più consorte, inginocchiati a pregare davanti alla bara del papa e udire le parole compiacenti del noto evangelista Billy Graham, secondo cui “Giovanni Paolo II, senza ombra di dubbio, la voce più influente nel campo della moralità e della pace nel mondo negli ultimi 100 anni”, qualche dubbio ci viene. Tuttavia, dopo aver fatto una breve ricerca sul Web, mi son dovuto chiedere se Wojtyla è stato addirittura il papa di tutti i cattolici!

A quanto pare, non sono pochi i cattolici dissidenti e discontenti del pontificato di questo papa e di come sono stati gestiti dalla curia romana, gli ultimi anni di vita del pontefice, cioè gli anni della sua malattia, morte e funerale compreso. Citerò ora alcune di queste voci che hanno parlato soprattutto in occasione dei festeggiamenti del 25° anno di pontificato di Wojtyla e che hanno avuto il coraggio di uscire “fuori dal coro”.

Il 15/10/2003, il noto teologo cattolico Hans Kung, rispondendo ad un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera disse: «Il mio pensiero non è cambiato e viene condiviso da moltissimi, all’ interno della Chiesa. La credibilità di quest’ ultima, che aveva raggiunto un altissimo livello al tempo di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, è scesa al minimo, a causa della politica romana. In molti Paesi europei, molto presto, la metà delle parrocchie sarà priva di sacerdoti ordinati e di regolari servizi eucaristici. E non potranno servire a nasconderlo l’ importazione di preti dalla Polonia, dall’ Africa o dall’ India, o il fatale accorpamento delle parrocchie in "unità per la cura delle anime". Curatori di anime per i giovani non ce sono più da tempo… Il culto della personalità papale, che di fatto sostituisce nostro signore Gesù, è per molti, dentro e fuori la Chiesa, uno scandalo… Per la Chiesa cattolica, questo Pontificato, nonostante i suoi aspetti positivi, si è dimostrato un disastro. Un Papa cadente, che non cede il suo potere, sebbene possa farlo, è per molti il simbolo di una Chiesa che dietro una facciata rilucente è ossificata e ammalata di vecchiaia. L’ eredità di questo Papa saranno in primo luogo i tanti vescovi ultra-conservatori, incapaci e non amati, che Lui e il suo apparato hanno nominato”.

Il 16/10/2003, Don Franco Barbero, della comunità cristiana di base di Pinerolo, ha scritto qualcosa che risuona molto attuale: “La gara è aperta. Chierichetti di destra e di sinistra, su tutti i video e su tutti i giornali (le eccezioni quasi non si vedono) stanno andando a gara nello “straparlare”, nel tessere elogi per questo pontificato che ”ha cambiato la storia”, “si è aperto a tutte le religioni”, “ha visitato tutto il mondo”, “ha parlato ai grandi e ai piccoli”, “si è esposto come un eroe della pace”. E chi più ne ha più ne metta. In tutto questo interessato esercizio di retorica ci sono parecchie omissioni, numerose menzogne, molte dimenticanze. In questo modo si fanno tacere i fatti…Le televisioni di tutto il mondo riempiranno gli schermi e diffonderanno ovunque le immagini di un funerale faraonico e di un conclave sacro e storico. Sarà uno spettacolo di grande smalto e di catturanti emozioni. Solenni liturgie in cui i grandi della terra faranno adeguata comparsa. I gerarchi vaticani, nelle loro porpore, annunceranno al mondo che lo Spirito Santo ci regala un nuovo “vicario di Cristo” mettendo sul conto di Dio la perpetuazione di una istituzione mondana e oppressiva come il papato”.

Il 16/10/2003, un altro cattolico, un certo Sergio Grande così scrive: “Dopo avergli visto benedire la propria statua posta nel seminario vescovile di Salerno in quel di Pontecagnano intitolata al suo nome, dobbiamo dire che non ci stupiamo più di tanto che nell’ambito delle celebrazioni per il XXV pontificato di Giovanni Paolo II, il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia della Pontificia Università Lateranense abbia inaugurato lo scorso 14 ottobre (ore 11), la "Cattedra Karol Wojtyla"…"La cattedra - si legge nella presentazione - ha lo scopo di promuovere la conoscenza del pensiero di Karol Wojtyla, delle sue fonti e della sua fecondità nell’ambito dell’antropologia filosofica e teologica, garantendone l’approfondimento sistematico. Per raggiungere questo fine, realizza direttamente o sostiene ricerche, corsi sistematici e cicli di lezioni, convegni, pubblicazioni, seminari, assumendo ogni altra iniziativa ritenuta opportuna ai fini della ricerca scientifica e della sua diffusione. Promuove altresì la formazione di giovani studiosi attraverso l’attribuzione di borse di studio per la ricerca su tematiche specifiche".
Se questo non è culto della personalità non sapremmo proprio come definirlo!”.

Il 20/10/2003, un prete cattolico di Genova, certo Paolo Farinella, scrive: “In questi giorni di delirio ecclesiastico che trasforma la venerazione in culto della personalità, di sovietica memoria, voglio gridare che “Anch’io voglio bene al papa”, ma prego Iddio che gli risparmi lo scempio clericale che lo mostra alle folle come fosse un animale da circo. Anche la “pietas” ha abbandonato i palazzi del potere ecclesiastico. “Signore, pietà!”…Perché esporlo con la bava alla bocca, mentre sbiascica suoni che non sono nemmeno l’eco della parola?…Trasformare in eroismo una normale vicenda umana e cristiana, contrabbandandola come dedizione alla volontà di Dio fino all’ultimo respiro, potrebbe configurare un atto di ateismo centrato sulla convinzione della propria “indispensabilità” contro la certezza che è lo Spirito Santo a guidare la Chiesa, mentre gli uomini sono soltanto “servi” e servi superflui, i quali “dopo avere fatto tutto quello che devono fare, dovrebbero dire: siamo servi superflui; abbiamo fatto solo il nostro dovere” (Lc 17,10). Certi atti di umiltà, a volte, possono essere espressione di fine superbia”.

Il 16/10/2003, il prete cattolico Federico La Sala, scrive: “Assisi 1986 è stato il Suo momento più alto, dopo - se vogliamo - la volontà di potenza cattolica (di parte che vuole essere sopra al tutto e a tutte le altre parti) Gli ha fatto perdere la lucidità ... e ha continuato a rapportarsi alla madre e a Maria come il padre, da Figlio-Padre: "Totus Tuus"… Vogliamo santificare Wojtyla - e già da vivo?! Tutta la più profonda stima e il più sentito affetto per l’uomo e il filosofo, ma non per il Suo pontificato e le Sue ’ratzinger-iane’ certezze! Sulla proposta - tenendo presente che solo Dio è santo!”.

Il 17/10/2003, il movimento cattolico “Noi siamo chiesa” ha diffuso un comunicato stampa di cui riportiamo una parte: “Per quanto riguarda la vita interna della Chiesa cattolica questo pontificato ha fatto alcuni passi in avanti (per esempio sul dialogo interreligioso) ma anche molti passi indietro. Le intuizioni e le indicazioni del Concilio, aldilà delle rituali affermazioni in contrario, sono state in gran parte abbandonate. La collegialità, che era stata promessa nella gestione della Chiesa, non esiste, si è invece consolidato un sistema sempre più piramidale : le Chiese locali non possono affermare la loro soggettività; la ricerca teologica è mortificata; la morale sessuale predicata dal Vaticano è criticata dai maggiori teologi ed è poco credibile e seguita dal popolo di Dio; la teologia della liberazione è da tempo censurata ed ostacolata in contraddizione con il proclamato impegno della S. Sede per risolvere i problemi della fame e dello sviluppo; la donna nella Chiesa è valorizzata a parole ma ai margini nei fatti. Si potrebbe continuare”.

Il 16/10/2003, Giovanni Felice Mapelli, presidente del Centro di Studi Teologici di Milano ha indirizzato al papa una lettera di cui riportiamo i passaggi più significativi: “E’ oggi-dopo duemila anni- la Chiesa (ed il Vaticano che ne è il centro propulsore) una realtà che si avvicina al messaggio evangelico?! Le contraddizioni sono molte, e le perplessità pure, a causa dei troppi quesiti che non hanno risposta, oppure ottengono risposte evasive, mai esaurienti, ed anche risposte troppo realiste e rassegnate, o diplomatiche e impostate sul metro della politica umana e della convenienza terrena.
Ma non si può tacere neppure di ciò che il Suo pontificato,ormai vicino al quarto di secolo per durata, ha significato per l’applicazione e per lo sviluppo del Concilio Vaticano II : non è stata la Sua una convinta adesione allo spirito conciliare, poiché da subito Ella si è attorniata di uomini - vescovi e cardinali, e poi teologi-la cui principale premura e preoccupazione era attutirne ogni impatto di rinnovamento e di "rivoluzione" positiva. Tutti i documenti emanati durante il Suo pontificato da qualunque dei dicasteri che si vadano a considerare-dalla Congregazione per la dottrina della fede fino al Pontificio Consiglio per la famiglia, passando per quello del Culto e i Sacramenti o quello dei Vescovi e poi del Clero e dei Laici-non erano che esortazioni o intimazioni perentorie vere e proprie a far marcia indietro, a non fare, a bloccare esperienze e sviluppi delle comunità ecclesiali, anche quando le istanze venivano dagli episcopati, dalle conferenze dei vescovi o dalle componenti laicali,colte e preparate teologicamente. Tutto con Lei è divenuto, nella Chiesa, una voglia di "normalizzare", di controllare, ed ogni respiro di libertà è stato visto con sospetto, con diffidenza, e poi giudicato senza ascolto, senza considerazione e infine represso coram populo. Possiamo tacere dei tanti teologi processati, sospesi,estromessi e ridotti al silenzio?! Le menti più intelligenti e più acute della teologia internazionale sotto il Suo pontificato sono state messe al bando, soffocate con provvedimenti disciplinari degni di una dittatura. E come in ogni dittatura che si rispetti, mentre loro erano in quarantena, Lei raccoglieva l’ovazione acritica delle masse ignare. Uomini forti e masse, un binomio che non fa mai ben sperare...nemmeno per la vita della Chiesa.
"Guai a Voi quando tutti gli uomini diranno bene di Voi..." ( Cristo ai discepoli). E tra coloro che La elogiano, che La ossequiano con venerazione, non soltanto il popolo, ma anche tanti capi di Stato importanti e importantissimi: che poi sono gli stessi che comprano e vendono armi, che schiacciano i loro sudditi, che fanno guerre un po’ ovunque. E dov’è finita la sobrietà e povertà di mezzi del Vangelo, indicata agli Apostoli?: "I capi di Stato comandano sulle loro nazioni, ma per Voi non sia così..." ( Cristo nell’ultima cena rivolto agli Apostoli). Il monito a non usare della "potenza del mondo" ma piuttosto della "debolezza" del Vangelo..."Confido nel Signore potente nel debole!" (S. Paolo). Chi criticava-mosso da amore per la Chiesa-era messo fuori! Poveri teologi... Cosa dovremmo chiedere oggi per queste persone che ormai non hanno più "voce"?! Neppure un dubbio ha sfiorato la Sua mente e quella dei curiali che siedono in cerchio attorno a Lei che forse si poteva seguire una strada un po’ diversa (v. "Perchè non fare diversamente?: per uno stile di fraternità nella Chiesa" di P. Bernard Haring) e più accogliente e che potesse far emergere istanze, pensieri, proposte e sensibilità nuove per il bene della Chiesa stessa?!
Come si può avere rispetto di ciò che lo Spirito "soffia quando vuole e dove vuole" se si mettono in piedi processi ad ogni novità che spunta all’orizzonte. No, il Suo pontificato si è distinto per il NO. E’ durato tanto,ma questo non è segno di positività in se stesso, forse è durato troppo per il rinnovamento della Chiesa, ed oggi, con l’ostinazione che l’ha distinto nel non voler considerare nessuna delle proposte a Lei presentate in tanti anni, raccoglie frutti di un ulteriore fallimento: crisi delle vocazioni ovunque, sia maschili che femminili, (i dati dell’Africa e dell’America Latina non tengono conto di vari fattori quali l’incremento demografico e le missioni da poco fondate), l’immagine del clero compromessa quasi irreparabilmente per lo scandalo mondiale della pedofilia, l’inapplicabilità del vincolo della castità e del celibato (preti che si sposano, preti che convivono more uxorio, preti che fanno una vita disordinata sessualmente, ecc.), l’abbandono dei laici che si sentono pochissimo valorizzati e ascoltati, l’allontanamento dei giovani dalla fede e dalla Chiesa, la crisi matrimoniale, drammatica, che investe anche le famiglie cattoliche, l’esclusione ecclesiale dei divorziati risposati, delle coppie di fatto e degli omosessuali, il diniego all’uso di mezzi anticoncezionali e via dicendo... Questa Chiesa che Lei si appresta a lasciare - avendo ricordato nel giorno del Suo 83° compleanno all’intero orbe come si avvicini il giorno del rendiconto davanti a Dio - non è una Chiesa in buona salute, no, e non lo è perché la sordità, la durezza, l’autosufficienza e anche la superbia, mi permetta di dirLe, che hanno caratterizzato la sua vita ed il suo cammino, attraverso il governo centrale ecclesiale da Lei diretto, hanno ridotto, ridimensionato e spesso annullato sul nascere ogni impulso vitale e ogni slancio di rinnovamento ed ogni carisma, che ovviamente soltanto nella libertà può nascere ed espandersi e non sotto intimazione e condanna, e che poteva portare nuova linfa e più energia in tutte le compagini del suo corpo. Ma il Suo pontificato - quand’anche apparentemente moderno (nell’aspetto esteriore: si va a sciare, si va in piscina a nuotare, si prendono elicotteri ed aerei) è stato rivolto all’indietro, con uno sguardo perenne al passato, con una visione pessimistica sulla contemporaneità e sull’uomo e il suo bisogno di progresso ed emancipazione. Se un Parroco è responsabile, almeno in parte, della Sua parrocchia, salendo in alto, non lo è un Vescovo per la diocesi?! Non lo è un Papa per l’intera salute della Chiesa?! Soprattutto quando molti - ed anche autorevoli come lo stesso cardinale Carlo Maria Martini, avevano spesso parlato e consigliato, persino gridato, invano?!
Ed infine si è voluto - dopo gli incontri storici della Sinagoga di Roma e poi di Assisi del 1986 che promettevano nuove primavere di ecumenismo-riprendere parole vecchie ed arcigne, superate, pre-conciliari nella loro impostazione ecclesiologica, negli ultimi documenti da Lei controfirmati, come nella "Dominus Jesus", arrivando quasi a insolentire le "Chiese sorelle" (non più sorelle, non più nemmeno Chiese!?), ed i "fratelli maggiori", il popolo ebraico, cui si chiede "di tornare alla conversione"?! e "alla fede in Cristo per la redenzione!..." Riportandoci ad una ecclesiologia anteconciliare, della Chiesa di Pio XII , del Vaticano I e del Concilio di Trento. Cosa è mai successo, mentre la Sua età cresceva e mentre le Sue forze venivano meno?!
Qualcuno vicino a Lei forse crede d’essere onnipotente (come Dio) e Le ha sussurrato all’orecchio questa scellerata tentazione?! Perché tutti i conservatori, prelati e laici, curiali e non curiali, si sono indaffarati nervosamente, zelanti, a sottoporLe in tutta fretta documenti da firmare solennemente e a reggerLe la mano tremante perché Lei potesse vergare definitivamente con la Sua autorità considerazioni del tutto discutibili e improvvise?! E così anche la Sua autorevolezza nell’ecumene delle Chiese si è appannata, offuscata. Un uomo - quand’anche un papa - non è Dio, quando non sa chiede, poi ascolta e decide insieme con gli altri, gli altri tutti, non solo con la propria corte, compiacente, autoreferente. Se Lei è "servus servorum Dei" (servo dei servi di Dio come dice la tradizione) come fa’ poi a decidere come un monarca o un sovrano assoluto?!
I papi fanno "bei discorsi" ma sono le loro opere a costituire poi il filo per poter valutare un pontificato.
E un papa - come diceva spesso Giovanni XXIII (v. Il Giornale dell’Anima) - è al centro di ovazioni e di critiche, ma deve essere pronto "ad andare piuttosto che restare", poiché quando cambia un papa è la Chiesa che si mette in cammino. Il "munus petrino" è un servizio non è una monarchia, e " colui che presiede alla carità universale delle Chiese" ( S.Ignazio di Antiochia ) sa che la navicella è affidata alle mani del Signore, non alle sue. Quando lascia non finisce nulla, sta cominciando...
Adesso Lei chiede a Dio di aver misericordia e si affida a Maria: Dio Le conceda benignamente quel che Lei non ha concesso ad altri suoi fratelli, dentro e fuori la Chiesa, quella possibilità di ascolto e di accoglienza, ma soprattutto un po’ di quell’umiltà vera (non di chi si inginocchia austero) di cui tutti abbiamo bisogno, e che finalmente La ricondurrà alla Sua dimensione più autentica-come dissi all’inizio-quella semplicemente di un uomo”.

Le voci dissenzienti contro il pontificato di Giovanni Paolo II non si fermano qui. Il giornale cattolico Adista ha raccolto in un articolo tutte le repressioni e gli atti disciplinari compiuti durante il pontificato di questo papa contro quei teologi, come Hans Kung, al quale è stato addebitato il torto di aver parlato contro l’infallibilità papale, o il teologo austriaco Reinhard Messner il quale aveva sostenuto che "in caso di conflitto è sempre la tradizione, ovvero la teologia, che deve essere corretta a partire dalla Scrittura, e non la Scrittura che deve essere interpretata alla luce di una tradizione successiva (o di una decisione magisteriale), e sono veramente tanti. Quell’articolo inizia così: “La repressione delle voci dissonanti o dissenzienti dalla linea ufficiale o ufficiosa vaticana è stata una delle caratteristiche del pontificato di Giovanni Paolo II”. Sarebbe interessante sentire cosa direbbero questi insigni cattolici del loro papa. Altro che papa di tutti i cristiani. Credo che bisogna ancora capire di quanti cattolici, Wojtyla sia stato il papa. Prima o poi, l’aggressione mediatica di questi giorni finirà e lascerà il passo alla realtà, una realtà molto più triste di ciò che ora molti pensano!
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