Un necrologio per conoscere il senso della vita ______________________________________________________

Ultimamente è uscito, su Panorama Online, un articolo particolarmente interessante che inizia con la seguente frase: “Nasciamo soli ma spesso ce ne andiamo in compagnia, è una legge universale. Si tratta, per quanto possa sembrare strano, di un articolo dedicato agli autori dei necrologi sulla vita di persone famose, attraverso i quali i lettori talvolta scoprono della cose interessanti.

“John Adams e Thomas Jefferson, il secondo e terzo presidente americano, (sono) deceduti entrambi il 4 luglio 1826: (…) esattamente il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di indipendenza che avevano firmato assieme (…) sulla stessa pagina di giornale (troviamo) lo scienziato che ha isolato la vitamina C e quello che ha fatto lo stesso con la vitamina K, due premi Nobel (...) (uno) sbuffo cosmico ha deciso che Madre Teresa dovesse morire a pochi giorni di distanza da Lady Diana, che alla missionaria (è stata) poi stata accomunata in innumerevoli articoli.”

Si parla di un vero e proprio culto dei necrologi che aiuterebbe addirittura a “capire il senso della vita”, come teorizza anche la giornalista americana Marilyn Johnson: ”È un atto di contemplazione che ci porta a riflettere su cosa perdiamo quando una persona se ne va: è uno sguardo alla vita, non alla morte.”

Ci sono poi addirittura migliaia di persone che “discutono dei loro necrologi preferiti su internet”; chi vuole può anche ricevere una e-mail quando muore una persona famosa. Sull’ultima conferenza annuale degli scrittori di necrologi si è saputo persino che alcuni di essi hanno cominciato a scrivere il proprio.

I più bravi autori, continua l’articolo di Panorama, sono in grado di “riassumere una vita in 20 righe” e pensano che “il loro sia il più bel mestiere del mondo.

Probabilmente, anzi, di sicuro, si troveranno tante persone che soprattutto con quest’ultima affermazione non sono affatto d’accordo. Generalmente l’uomo è più portato a respingere il pensiero alla morte. Esso rappresenta una minaccia tremenda, qualcosa di inevitabile. Si cerca di non parlarne, di evitare persino ogni accenno ad esso, ma in un certo senso, è vero quanto dice la Johnson, quando sostiene che il pensare alla morte aiuta a trovare il senso della vita. Questo è un concetto che, pure se in modo diverso, sostiene anche la Bibbia. Nel Salmo 90 Mosé si rivolge a Dio con le seguenti parole:

Tu fai ritornare i mortali in polvere, dicendo: «Ritornate, figli degli uomini». Perché mille anni sono ai tuoi occhi come il giorno di ieri ch'è passato, come un turno di guardia di notte. Tu li porti via come in una piena; sono come un sogno. Son come l'erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e inaridisce. I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni; o, per i più forti, a ottant'anni; e quel che ne fa l'orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliam via. Insegnaci dunque a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio.” (Salmo 90: 3-6; 10, 12)

Mosé ci dà un immagine molto reale ed anche molto triste della vita umana: essa scorre molto in fretta, spesso non ci accorgiamo neppure di quanto velocemente passino gli anni, e alla fine inevitabile arriva la morte.

Mosé, però, non cerca in nessun modo di respingere questo triste pensiero, anzi, si rivolge a Dio con la richiesta di aiutarlo a contare bene i suoi giorni, a pensare che prima o poi finiranno in modo da poter “acquistare un cuore saggio” così da non andare incontro alla morte impreparato.

All’inizio del salmo sta scritto:

Signore, tu sei stato per noi un rifugio d'età in età. Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l'universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio.” (Salmo 90:1-2)

Sì, è vero, siamo mortali, la nostra vita va via in un attimo… Però, se ci spaventa la sua fugacità, possiamo aggrapparci all’Unico che è immortale: Dio. Egli c’era prima della creazione del mondo e vivrà per sempre. Egli non teme la morte. Egli è eterno. Tutto è nelle Sue mani, anche ogni singola vita umana. Non è a causa di uno “sbuffo cosmico” che uno muore un giorno invece di un altro, ma è Dio stesso che dà la vita che stabilisce quando essa deve finire.

La vita di ognuno, però, non si interrompe per sempre ma può continuare in una eternità meravigliosa che Dio stesso ha preparato per noi in Gesù Cristo, Suo Figlio.

Con la Sua morte Egli ha pagato per i nostri peccati e chi confessa le sue colpe riceverà il perdono e potrà vivere in comunione con Dio!

Con la Sua resurrezione Egli ha vinto la morte e perciò chi crede in Lui avrà vita eterna! L’apostolo Paolo rivolgendosi ai Romani disse:

Nessuno di noi infatti vive per sé stesso, e nessuno muore per sé stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi.” (Romani 14: 7-9)

Se doni la tua vita a Gesù, Egli non ti lascerà mai!

Nella vita e nella morte, Egli sarà con te!

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