Morire con stile
Sapevate che esiste un "Museo per la cultura sepolcrale"? No? Invece esiste e uno dei suoi portavoce è Jutta Lange che in questi giorni cura a Berlino una mostra molto speciale. Una mostra che ha come obiettivo di "sensibilizzare le persone (...) affinché le bare, ultima dimora dei nostri cari defunti, vengano scelte con cura, con un occhio di riguardo al 'look.'" In effetti, si trovano bare di tutti i tipi: alcune intarsiate d'oro, da designer tedeschi e italiani, altre in forma di pesce o cipolla gigante. Secondo il Ga, il più grande gruppo etnico del Ghana, così si apprende, una bara dovrebbe tener conto delle particolari attitudini della persona morta. Un tifoso di calcio? Allora dovrebbe contenere delle scarpette... Il messaggio della mostra? Non
possiamo evitare la morte, è una porta per la quale ogni
essere umano inevitabilmente prima o poi deve passare, ma
possiamo almeno "morire con stile". Così sorge la domanda: Il modo migliore di morire, qual è?
In genere quello della morte è
un argomento poco amato, se si può evitare, non se ne
parla. Invece la Bibbia lo menziona abbastanza spesso,
sottolinea la fugacità dell'uomo e quanto è importante
per lui considerare la sua fine, il fatto che un giorno
deve morire. In un salmo leggiamo: "Signore, tu sei stato per noi un rifugio d'età in età. Tu fai ritornare i mortali in polvere, dicendo: «Ritornate, figli degli uomini». Tu li porti via come in una piena; sono come un sogno. Son come l'erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e inaridisce. Poiché siamo consumati per la tua ira e siamo atterriti per il tuo sdegno. I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni; o, per i più forti, a ottant'anni; e quel che ne fa l'orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliam via. Insegnaci dunque a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio." Se ci vogliamo pensare o no, se saremo sepolti in una barra d'oro o di legno, se ci saranno tante persone il giorno del nostro funerale o solo i parenti più stretti, la morte è qualcosa di inevitabile. Ed anche la Bibbia ci invita a prepararci bene e ci mette davanti degli esempi: uno è quello di un uomo di cui non conosciamo neanche il nome. Sappiamo solo che era un malfattore e che è stato crocifisso insieme a Gesù. Una morte atroce, terrificante, sicuramente non quello che si intende con "morire bene". Ma negli ultimi momenti della sua vita ha realizzato delle cose fondamentali perciò dice di Gesù:
"Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male." (Luca 23, 41) Aveva capito di aver sbagliato,
di essere un peccatore e di meritarsi la condanna, mentre
Gesù, il Figlio di Dio, moriva innocente e senza
peccato. E poi si rivolge a Lui, con speranza: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!" Una richiesta alla quale Gesù risponde in un modo che non lascia dubbi: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso." Il malfattore aveva riconosciuto
in Gesù Cristo il suo salvatore, colui che con la Sua
morte stava pagando per le colpe di tutto il mondo e che
perciò avrebbe potuto perdonargli i peccati e donare la
vita eterna. Si era fidato di Lui e aveva ricevuto la
promessa di poter vivere l'eternità alla presenza di Dio. Il modo migliore di morire? Non dipende dal colore della bara o dai fiori che si portano in cimitero. Ma dipende da quello che segue dopo la morte. Qual è il tuo destino eterno? Alla presenza di Dio o lontano da Lui? La tua situazione, la situazione di ogni uomo, è quella del malfattore sulla croce: ogni uomo è un peccatore e merita la condanna di Dio, anche tu. Ma anche per te c'è la possibilità del perdono di Dio, che Egli ti offre in Gesù Cristo. Se credi in Lui e Gli chiedi perdono, puoi morire tranquillamente, sapendo che dopo quella ultima porta ti aspetterà un padre amorevole. Questo è il modo migliore di morire!
S.W. |