Calciatore escluso dai mondiali
"Non ho più voglia di vivere"
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Da poco è in corso il campionato mondiale di Calcio 2006 in Germania. Si sono festeggiate le prime vittorie, ma ci sono state anche le prime delusioni. Per sapere chi sarà il vero vincitore e chi invece tornerà a casa senza alcun premio, bisognerà aspettare circa un mese: il nove luglio infatti, alle 20.00 ora locale, si terrà il finale nella capitale tedesca, Berlino.

Sono in gara le squadre di 32 paesi diversi, più di 700 giocatori e 78 arbitri con i loro assistenti. Oltre a loro, però, sono “impegnati” anche milioni di tifosi di tutto il mondo. Ci sono i fortunati che si sono potuti permettere di acquistare un biglietto e di essere presenti allo stadio, e altri che invece seguiranno le partite incollati davanti alla tv.

Tra gli spettatori ci sono però anche coloro che, guardando le partite, provano tristezza e delusione: stiamo parlando dei giocatori che nonostante tutte le loro speranze non sono stati nominati a far parte della squadra nazionale. Hanno fatto grandi sacrifici, si sono impegnati al massino, hanno rinunciato a tanto, alla fine, per niente! Adesso non sono altro che dei “normali” spettatori ed anche se la loro squadra dovesse portare a casa il premio, loro non ne avranno alcun profitto.

I giocatori ai quali è toccata questa sorte, esprimono la propria delusione in modi diversi. Kevin Kuranyi, che non è nella squadra tedesca, chiede semplicemente: “Perché proprio io?”

Lo svizzero Hakan Yakin invece afferma: “Avrei potuto piangere.”

La reazione peggiore l’ha avuta Martin Demichelis, escluso dall’allenatore argentino Josè Pekeman. Egli infatti ha affermato:

Non soltanto non ho più nessuna voglia di giocare, ma non ho neanche più voglia di vivere.”

Senz’altro un’affermazione che mostra uno spirito abbattuto. Chi sta parlando non è solo una persona delusa o triste, ma qualcuno che ha perso il senso della propria vita. Il calcio significava tutto per lui, era pronto a rinunciare alle comodità e ai piaceri pur di fare parte della squadra nazionale, di partecipare ai mondiali… Una volta che questo tentativo è fallito, ha perso tutto.

La situazione di Martin Demichelis è quella di tante altre persone. Ognuno sceglie un obiettivo da perseguire, un fondamento sul quale costruire e basare la propria vita. Può essere come nel nostro caso lo sport, oppure il lavoro, la salute, il successo, la fama… E la cosa va bene fino a quando uno riesce a concretizzare questi obiettivi, ma tutto va in rovina il giorno in cui non si viene nominati nella squadra nazionale, in cui si perde il lavoro, ci si ammala, si fallisce…. Allora, la vita rimane senza obiettivo, senza fondamento.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, un giorno ha detto:

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande.“ (Matteo 7: 26-27)

Chi costruisce la casa della propria vita sulla sabbia del successo, del lavoro, della fama, della salute…. prima o poi la vedrà cadere. Quello di cui parla Gesù è un altro fondamento: sono le Sue parole che troviamo scritte nella Bibbia.

Perché?

Perché in Essa troviamo tutte le indicazioni per una vita che vale veramente la pena di essere vissuta. Sono le indicazioni di Dio stesso che ha creato la vita.

Chi meglio di Lui potrebbe consigliarci?

Egli ci “propone” l’unico vero obiettivo per cui vivere, l’unico scopo.

Dio è lo scopo!

Egli vuole diventare il senso della nostra esistenza, la cosa più importante della nostra vita.

Egli non è uno scopo che si “rovina” come il successo o la salute, perché Dio è eterno. Chi Lo mette al primo posto trova in Lui tutto ciò di cui ha bisogno: amore, guida, consolazione, perdono… e non solo per un periodo limitato, ma per sempre, perché una casa costruita sul “fondamento divino” non crolla, rimane in piedi anche nei momenti difficili.

Dio è eterno, non cambia mai, e non ci potrà mai deludere.

Questa è stata anche l’esperienza di Asaf. Egli vedeva intorno a sé tante persone che sembravano stare bene, avendo fondato la propria vita sul benessere o sul successo. Poi però ha visto “la fine di costoro” (Salmo 73:17), ha visto crollare la loro casa costruita sulla sabbia, mentre lui che metteva tutta la sua fiducia in Dio, trovava in Lui l’aiuto, il consiglio e il conforto anche nei momenti difficili.

Se anche tu prendi la stessa decisione, e affidi la tua vita al Figlio di Dio, Gesù Cristo, potrai dire con Asaf:

Ma pure, io resto sempre con te; tu m’hai preso per la mano destra; mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria. Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te. La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno. Il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, Dio, il mio rifugio.” (Salmo 73:23-26; 28)

 

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