8 marzo:Giorno di libertà o di riflessione?

In questi giorni si vive una ricorrenza ormai molto diffusa e attesa dal mondo femminile, è la “festa delle donne”, giornata nella quale si vive il trionfo dell’emancipazione e della libertà, simboleggiate dal giallo intenso delle mimose che invadono le strade e le piazze di ogni città.

Questa ricorrenza trae la sua origine da un tragico avvenimento: l’8 marzo del 1908 un grande incendio divampato nei locali della fabbrica tessile Cotton causò la morte di 129 giovani donne fra i 18 e i 25 anni che nei giorni immediatamente precedenti alla tragedia avevano scioperato contro le disumane condizioni di lavoro e per questo – per impedire che la protesta avesse seguito – il proprietario della Cotton fece sbarrare le porte dall’esterno, chiudendo alle lavoratrici ogni via di fuga e di salvezza.

In ricordo di questa orrenda sorte, Rosa Luxemburg volle istituire l’8 marzo la Giornata di Lotta Internazionale dedicata alle donne. Col tempo la commemorazione dell’evento, che in principio era circoscritta agli Stati Uniti, assunse un’importanza mondiale.

Nata come simbolo di tutte le rivendicazioni femminili, dell’emancipazione e del riscatto della donna da secoli di vessazioni, oggi la ricorrenza ha quasi completamente perso quel senso originario per trasformarsi in una festa essenzialmente commerciale e mondana. Ristoranti, pub e locali alla moda che propongono spogliarelli maschili si affollano di donne d’ogni età pronte a concedersi una serata diversa per folleggiare con le amiche, lasciarsi alle spalle la vita di tutti i giorni e vivere, per una sera, all’insegna della trasgressione.

Come spesso accade il bisogno di liberarsi dalle regole spinge ogni essere umano, e in questo caso specificatamente la donna, a cogliere ogni occasione per giustificare l’abbandonarsi a comportamenti smodati e trasgressivi.

Alla radice c’è sempre il desiderio di vivere dimenticando Dio e gli ordini divini che Egli ha dato affinché possiamo vivere felici. L’uomo ha bisogno di dimostrare a sé stesso che da solo può farcela e che Dio è solo un optional dei deboli e degli insicuri.

Ma la Bibbia ci mette in guardia dicendo: “Lo stolto ha detto in cuor suo: Non c’è Dio”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli, non c’è nessuno che faccia il bene”.(Salmo 14:1)

Festeggiare l’8 marzo non significa necessariamente dover dimostrare di essere “libere” a ogni costo, ma può essere un momento di riflessione su ciò che significa essere donne secondo il pensiero di Dio, specialmente nella società d’oggi dove ogni vero valore viene ribaltato, se non deriso.

“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse (…) e Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”. (Genesi 1)

Nel piano divino della creazione sia l’uomo che la donna avevano pari dignità di ruolo, entrambi erano preziosi per il Creatore, ma quando il peccato è entrato nel loro cuore ha rotto il meraviglioso equilibrio della comunione, ciò che era buono è diventato incline al peccato, alla disobbedienza.

Vera libertà è ritrovare “quel senso originario” al quale il Padre celeste ci aveva destinato e questo può avvenire solo se riconosciamo il nostro peccato, se accettiamo Gesù come personale Salvatore e Signore e ci lasciamo guidare dalla perfetta volontà di Dio.

Nel libro dei Proverbi al capitolo 31 viene descritto un modello di donna forte, capace, piena di iniziativa, intelligente, una donna che è l’onore di suo marito, una donna quasi impossibile da trovare al giorno d’oggi, ma che rispecchia perfettamente il pensiero divino per la sua creatura. Era così che Dio aveva pensato dovesse vivere la donna per essere felice, ma la natura fragile, tendente a peccare, egoista e “insanabilmente malvagia, come la Bibbia la definisce, con la quale siamo venuti al mondo ci tiene lontano dal modello divino.

Solo lasciandoci purificare dal sangue di Cristo e ristabilendo il giusto rapporto con Dio potremo vivere la vera emancipazione dal vano modo di vivere al quale ci ha destinati il peccato.

Solo così ogni donna “liberata e riscattata” potrà dire insieme all’Ecclesiaste:

“La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme l’Eterno è quella che sarà lodata.” (Proverbi 31:30)

F.F.

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