Chiesa in mezzo a un mare in tempesta ______________________________________________________

Nove persone sono state trovate morte sulle coste siciliane in provincia di Ragusa. Erano immigrati clandestini che facevano parte di un gruppo di circa duecento persone, dirette sulle coste siciliane dopo aver affrontato una navigazione con mare forza 6 e vento a 35 nodi. I corpi di sette uomini erano sulla spiaggia, altri due cadaveri sono stati trovati in mare più tardi dalla Guardia costiera. E dopo una serie di interrogatori, gli inquirenti hanno individuato e arrestato due scafisti. In seguito sono stati intercettati a terra dalle forze dell'ordine 177 superstiti, tra cui almeno cinque minorenni e tre donne. Per dieci di loro sono state necessarie le cure negli ospedali locali. Tutti presentavano segni di disidratazione e assideramento. "Il mare era in tempesta, ci sono altre vittime", hanno detto i superstiti del tragico sbarco, che provengono in gran parte dalla Tunisia e dal Marocco. Hanno raccontato di essere partiti dalla Libia, dopo aver versato un compenso di 1.200 euro circa a testa, per poter raggiungere le coste italiane. I dispersi, secondo quanto hanno riferito, sarebbero un'ottantina.

Questo genere di episodi così tragici è diventato da ormai troppi anni un bollettino quotidiano di uomini e donne disperate che cercano per motivazioni diverse di attraversare il Mediterraneo. Gente angosciata che fugge da terre sconvolte da guerre, carestie, epidemie e persecuzioni e che per questo è anche disposta ad affrontare i pericoli del mare su fatiscenti natanti.

Un moto di compassione si leva sempre dal cuore di ciascuno che vede quei visi sconvolti e provati dagli stenti di angoscianti traversate e a me fa venire in mente un episodio narrato dalla Bibbia che descrive lo stato d'animo di esseri umani che si trovano in una barca che sta per affondare. Leggiamo nel vangelo di Luca che:

In quello stesso giorno, alla sera, Gesù disse loro: «Passiamo all’altra riva». I discepoli, congedata la folla, lo presero, così com’era, nella barca. C’erano delle altre barche con lui. Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che questa già si riempiva. Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?» Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia. Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?» (Luca 17,11-19)

Guardando a ciò che ci succede intorno, guardando al dolore, all’ingiustizia, all’immoralità, alla disonestà sale spontanea una domanda:

In questo mondo in cui si scatena il male, Gesù dorme?

Gesù, nel bel mezzo dell’uragano, dormiva tranquillamente: sapeva che il mare era sottomesso alla Sua autorità che sarebbe riuscito a sedarlo e rabbonirlo. Il mare avrebbe potuto rovesciare la barca, sommergerla, ma non farla colare a picco. Questo era il limite che gli era posto: poteva sbattere qua e là la barca con questo gruppo di uomini spaventati a bordo e poteva intimorirli con grosse onde ma non avrebbe potuto far affondare la barca e prendere la loro vita.

Così per noi, così per il popolo di Dio in cammino, così per la Chiesa di Cristo: le intemperie della vita, le ostilità al nostro Padre e a noi Suoi figli, le persecuzioni, gli scandali, le false dottrine e le zizzanie gettate in mezzo al grano, possono minacciare il mondo, far quasi sprofondare la Chiesa, ma l’ultima ondata, quella che affonderebbe la barca e annegherebbe i suoi occupanti, è impossibile.

Gesù non è assente e nemmeno distante, infatti LUI è lì, vicinissimo, ma non vuole neppure intervenire alla prima ventata. I marinai (gli apostoli allora, tutti i figli di Dio oggi) hanno ciascuno un posto importante nella lotta a un mare in burrasca. Allora Gesù compie il miracolo: ed è gran bonaccia. Il Signore interviene puntuale e fedele.

Non devono forse essere fiduciosi che la barca non colerà a picco, anche se dovrà ricevere ondate spaventose?

Gesù può avere dimenticato che nulla sopraggiunge più presto del panico e nulla è più contagioso della vigliaccheria? Certo che no, lui conosce il cuore dell’uomo. Invece di lottare gli apostoli si rivolgono a Lui spaventati, ma sarebbe stato sufficiente ricordarsi che il Figlio di DIO era con loro, e questo era sufficiente a garantire la buona riuscita del viaggio. Anche oggi quanti credenti si aspettano solo interventi divini anche lì dove serve solo operare in maniera pratica? Quante volte preghiamo che Lui consoli una sorella o un fratello in difficoltà senza porci il problema se le nostre mani possano essere le Sue mani, consolando chi ha bisogno di consolazione? Quante volte preghiamo che il Signore rallegri il cuore di chi soffre ma non ci impegnamo per portare sollievo? In quella calma, risuona il rimprovero:

Perché siete così insicuri? Perché, invece di avere fede e lottare, vi siete lasciati prendere dalla disperazione?”

Quel rimprovero risuona ancora oggi, per delle chiese e per dei cristiani timidi e paurosi che disperano del mondo, della Chiesa, degli altri, di se stessi e di Cristo.
Gesù, certo, risponde e risponderà. E la sua risposta sarà forse anche un rimprovero. Che cosa direbbe alla Chiesa di oggi che, ben diversamente della barca dei discepoli, cola a picco su acque tranquille e azzurrine, perché non si trova quasi più nessuno per remare, per svuotarla d’acqua, nessuno che aspetti fiduciosamente nella guida di Dio ed operi? Oggi il mare è calmo e pare che nulla si senta sulla barca ad eccezione del russare dei naviganti che neppure si accorgono di colare a picco. Ci sia concesso, allora, prima che una vera tempesta ci scuota, di udire Cristo che grida:

“Svegliamoci! Non rifugiamoci nel sonno, il panico, come la rassegnazione, non ci è consentito”.

Come in un veliero, ognuno di noi in base al proprio dono, stia al proprio posto!

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