Nelle mani di Dio
E' un incubo quello che Nelly e Peter hanno vissuto, anzi che stanno vivendo tuttora. Il giorno 9 agosto 2003, sarebbe dovuto essere uno dei giorni più belli della loro vita: la nascita del primo figlio, e più precisamente: delle prime figlie, le gemelle, Lea e Tabea. Già prima del parto, però, era chiaro che non si sarebbe trattato di due bambine sane, infatti sono nate unite una all'altra alla calotta cranica, due gemelle siamesi, qualcosa che succede rarissimamente, solo una volta su 200.000 parti. Un destino terribile per i genitori e soprattutto per Lea e Tabea, che non si possono girare, non sono in grado di gattonare, devono sempre stare sul dorso, due creature condannate a una vita di sofferenza. Ma Nelly e Peter non si arrendono, vogliono combattere per le loro figlie. E per questo sono andati in America allospedale John Hopkins, a Baltimor, Maryland, dove lavora il neurochirurgo Benjamin S. Carson. Nato in una famiglia poverissima, abbandonato dal padre e con una madre depressa, Benjamin già da piccolo non si è mai scoraggiato, faceva di tutto per raggiungere il suo grande obiettivo: diventare medico. Già all'età di 33 anni era direttore dell'università di Baltimor, oggi è riconosciuto in tutto il mondo come specialista per interventi su gemelli siamesi uniti alla testa. Un intervento che ha già fatto quattro volte e che probabilmente a settembre ripeterà con Lea e Tabea. Alloperazione assisteranno fino a 50 persone tra medici e infermiere, e potrebbe durare anche tre giorni. In questa situazione difficilissima, pericolosa, sarebbe logico, che Nelly e Peter mettano tutta la loro fiducia, tutta la loro speranza in Benjamin S. Carson. Ma non è così. Sì, certo, sanno che il neurochirurgo è una persona affidabile, un medico bravissimo, esperto. Ma la loro fiducia e la loro speranza essi le mettono in qualcun'altro: Dio. Nelly e Peter sono credenti e sono convinti che si possono fidare completamente di Dio, che nella loro vita non può succedere niente, assolutamente niente che Dio non permette: "Dio dà la vita. E l'accettiamo così come ce la dà." hanno affermato. Sanno di avere in Dio un Padre amorevole che si prende cura di loro. E Benjamin S. Carson? Si fida di se stesso? Spera nelle sue capacità che ha già dimostrato tante volte? No! Anche lui dice che ogni giorno si rivolge a Dio, chiedendogli aiuto e sapienza per il suo lavoro. Ha sottolineato: "Non entro mai in sala operatoria senza aver prima pregato." Qualcosa unisce
il chirurgo con i genitori: non solo la paura e la
preoccupazione per le bambine, ma soprattutto la fede
in un Dio grande. Hanno affidato la loro vita e
quella delle bambine a Lui. Sanno che Lui ha un piano
perfetto, che cerca il loro meglio, che li ama con un
amore infinito. Questo non esclude problemi, difficoltà,
tristezza, ma sono sicuri che in Dio troveranno sempre
conforto, che Lui è degno di fiducia, più di chiunque
altro. "E'
nelle mani di Dio." E tu? Conosci già questo Dio che ha tutto nelle Sue mani? Vuoi vivere anche tu questa esperienza che hanno fatto già tanti altri? "Ma io confido in te, o SIGNORE; io ho detto: «Tu sei il mio Dio». I miei giorni sono nelle tue mani." (Salmo 31) S.W. |