La strage di Madrid

Sono le 7,30 di un normale giovedì madrileno e le stazioni ferroviarie più importanti della capitale spagnola (Atocha, El Pozo e Santa Eugenia) sono affollate di pendolari che vanno, chi a studiare, chi a lavorare, chi altrove, ignari dell’evento tremendo che sta per accadere: 10 esplosioni in rapida successione investono quattro convogli pieni di persone. E’ una strage. Tre ordigni esplodono in un treno fermo alla stazione di Atocha (30 morti), quattro in un treno in movimento verso Atocha (59 morti), uno in un treno nella stazione di Santa Eugenia (17 morti) e due in un treno in quella di El Pozo (67 morti). Altre tre bombe sono state localizzate e fatte brillare dagli artificieri. L’ultimo bollettino parla di 192 morti e più di 1200 feriti. Sangue, scartoffie, brandelli di vestiti e di carne sono dappertutto: un’intera nazione è piombata nel lutto e tutto il mondo s’interroga. Perché colpire nel mucchio in un modo così indiscriminato ed inaudito? Perché tanta ferocia e tanta violenza?. Qualcuno ha già ribattezzato questo giorno come “l’11 marzo europeo” alludendo a quel ancor più devastante 11 settembre americano del 2001. Un pezzo grosso del governo spagnolo ha detto che le tre bombe inesplose erano programmate per esplodere più tardi, quando nel luogo della tragedia si sarebbero recati i soccorritori: perché tanta efferata crudeltà?

Davanti ad una notizia simile non possiamo anzitutto non sentire tanto sdegno e tanto ribrezzo per un atto così bestiale e odioso che ha spezzato la vita di tante persone e traumatizzato quella di qualche altro migliaio. Ma come cristiani, non possiamo fermarci solo a questo sentimento, che possiamo definire quasi istintivo. Per noi cristiani, tutta la realtà, anche quella più cruenta ed umanamente inconcepibile ha una sua chiave di lettura, una chiave che noi possiamo trovare nella Sacra Scrittura e alla quale facciamo bene prestare attenzione. La Scrittura ha già preannunziato tanti secoli fa che negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, superbi, irreligiosi, insensibili, sleali, spietati, senza amore per il bene, sconsiderati (2Tim.3:2-4). Questo atto così esecrabile non è solo un frutto del terrorismo, basco o mussulmano che sia, ma è un figlio dei nostri tempi. Per noi cristiani è un segnale che ormai il mistero dell’empietà ha ben poche cose che lo trattengono (2Ts.2:7) e sarà destinato a prendere sempre più piede sulla terra. Noi cristiani non possiamo permetterci di dire che tali atti di terrorismo sono di matrice islamica, o nazionalista, o separatista o quant’altro si dice in giro. No, questi son tutti atti di matrice diabolica. Ormai, l’orologio della storia sta volgendo al termine e stanno già iniziando i colpi di coda dell’avversario, colui che avrà modo, negli ultimi tempi di manifestare con più vigore il suo oscuro potere, finché non ritornerà il Signor Gesù, il quale, lo distruggerà con il soffio della sua bocca (2Ts.2:8).

E’ importante che una nazione come la Spagna sappia resistere in questi momenti così oscuri e sappia far prevalere su un comprensibile sentimento di vendetta, la giustizia ed il diritto. E’ giusto quello che ha detto il premier José Marie Aznar, leader del Partito popolare spagnolo: "Sconfiggeremo i terroristi con tutto il peso della legge…Non cambieremo il nostro sistema. Siamo dalla parte della Costituzione". Noi dobbiamo pregare per le autorità di quel paese e di tutti quei paesi che son confrontate con simili tragedie. Tuttavia, il problema non si esaurisce qui e la sua soluzione non è tutta qui. Stiamo entrando in quel tempo della fine, che la Bibbia chiama il tempo dell’apostasia e dell’empietà, e non esiste risposta politica o sociale che possa essere adeguata a far fronte alle cose che succederanno. Di sicuro non possiamo riporre in esse la nostra speranza. Solo Gesù Cristo, con la sua venuta metterà la parola fine a questa empietà, ed è questo che noi attendiamo più di ogni altra cosa. Davanti alla strage di Madrid, il nostro sguardo deve andare oltre il sangue, la devastazione e la tragedia…bisogna guardare al Cristo che ritorna e far si che allo sdegno iniziale segua la speranza che non tutto è perduto, perché Cristo verrà e non tarderà e porterà con se i suoi santi, che non si son perduti d’animo, ma gli sono restati fedeli fino alla fine. Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni…vieni Signore Gesù (Apoc.22:17,21).

T.M.

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