Luce nel buio

Venerdì 25 febbraio, all’età di 83 anni, è spirato nell'ospedale Jonh Radcliffe di Oxford in Gran Bretagna, Peter Benenson, fondatore 44 anni fa di Amnesty International.

Nel maggio 1961, informato dell'arresto di due giovani che in un caffè di Lisbona avevano brindato alla libertà delle colonie portoghesi, pubblicò su un settimanale di Londra, un articolo intitolato "I prigionieri dimenticati". Era un appello per una campagna di 12 mesi dedicata alla liberazione di tutti i prigionieri per motivi di opinione: l'adesione entusiasta di migliaia di persone lo convinse a trasformare quella campagna in ciò che sarebbe divenuto il più importante movimento globale per i diritti umani: un’organizzazione diffusa in oltre 150 paesi, con quasi due milioni di iscritti.
"La vita di Peter Benenson e' stata un coraggioso testamento del suo impegno idealista contro l'ingiustizia nel mondo", ha detto Irene Khan, segretario generale dell'organizzazione. "Ha portato la luce nel buio delle prigioni, nell'orrore delle camere di tortura e nei campi di prigionia di tutto il mondo". Si tratta di un uomo che ha brillato in un mondo crudele, che credeva nella capacità della gente comune di produrre cambiamenti straordinari e, costituendo Amnesty International, ha dato a ciascuno di noi l'opportunità di cambiare le cose.”

Benenson stesso ha dichiarato: “Una volta i campi di concentramento e gli inferni del mondo si trovavano nel buio. Adesso sono illuminati dalla fiaccola di Amnesty. Quando ho infiammato la fiaccola per la prima volta, ho sentito nella mia testa un vecchio proverbio cinese: ‘E’ meglio accendere una candela che maledire il buio.’”, e quando durante una cerimonia ufficiale accese una candela con il filo spinato, pronunciò quello che possiamo ricordare come il suo testamento spirituale: “Questa candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riuscite a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, scomparse. E' per loro che brucia la candela di Amnesty“..

Proprio questo è stato lo scopo della vita e della lotta di Peter Benenson: aiutare coloro che si trovavano nel buio della dittatura e dell’ingiustizia. E senza dubbio per tanti è stato una luce che ha illuminato la loro vita.

E oggi? Dopo più di quarant’anni dalla nascita di Amnesty International, il mondo non è cambiato. Nonostante tutto il loro lavoro, nonostane tutto le cose buone che hanno potuto fare, c’è ancora l’ingiustizia, ci sono i sistemi totalitari, c’è la discriminazione e i diritti umani vengono negati, calpestati.

E’ rimasto ancora qualcuno che può portare luce in questo buio?

C’è Uno che dice:

Io sono la luce del mondo.” (Giovanni 8, 12)

Non dice, porto la luce a quelli che sono nel buio, ma, Io sono la luce.

Chi è che pretende una cosa così grande? E’ Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Di Lui nel vangelo di Giovanni ci viene detto:

E la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno ricevuta. (…) La vera luce che illumina ogni uomo stava per venire nel mondo. (…) A tutti quelli che l’hanno ricevuto, egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio.” (Giovanni 1:5,9,12)

Egli è venuto nel mondo per salvarlo dal buio del peccato dove era finito, e a quelli che credono in Lui, Egli non dà solo una fiaccola, ma illumina tutta la loro esistenza, dandogli una nuova vita! Gesù salva dal buio del peccato e della morte e offre il perdono e la vita eterna a chi crede in Lui.

Ricevere Gesù nella propria vita, significa avere una luce in tutte le situazioni buie, tristi e difficili. Significa avere un aiuto per sapere come affrontare anche dolori e ingiustizie. Significa avere una gioia interiore nonostante sofferenze e discriminazione. E significa avere la speranza di poter essere un giorno con Lui, per sempre, nell’eternità, dove le ingiustizie non ci saranno più.

Peter Benenson senza dubbio ha fatto cose grandi per tante persone, moltissimi gli devono la vita, ma solo Gesù, la luce del mondo, può illuminare la tua vita!


S.W.

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