La paura della morte
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Giovedì, 18 dicembre, a Ginevra è stato pubblicato dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) il rapporto sulla salute nel mondo. I risultati della ricerca fanno vedere una situazione disastrosa soprattutto nel maggior parte dei paesi africani, una situazione che il direttore generale dell’Oms, Lee-Jong-wook descrive come segue: “C'è la disperazione data dalla difficoltà di curare malattie nonostante l'esistenza di strumenti per farlo».

Bastano poche cifre per illustrare il dramma:
Ci sono paesi come il Sierra Leone dove 300 bambini su 1000 muoiono prima di raggiungere i cinque anni. Una bambino che nasce nello Zimbabwe probabilmente non vivrà oltre i 37,7 anni, mentre per esempio in Zambia l’aspettativa di vita media è 39,7.

Il rapporto dell’Oms non lascia nessun dubbio su quali siano i motivi per questo. La causa principale di morte nei paesi africani è l’AIDS, soprattutto tra i 15 e 59 anni. La seconda causa letale sono malattie cardiocircolatorie e poi, al terzo posto, la tubercolosi.

Però quello che colpisce in modo particolare, è il divario crescente tra le condizioni dei paesi più poveri e il resto del mondo. Mentre nel così detto terzo mondo regna la miseria, nella maggior parte del mondo cresce l’aspettativa di vita; perciò la conclusione delle 194 pagine del rapporto è la seguente: “ Oggi la situazione sanitaria globale richiama interrogativi urgenti sulla giustizia. (…) Un mondo contrassegnato da tali iniquità è in pericolo molto serio”, scrive Lee. Poi lancia un appello: “Dobbiamo trovare il modo per unire i nostri sforzi come una comunità globale per forgiare un futuro migliore”.

Senza dubbio si tratta di un obiettivo meritevole: lavorare per “un futuro migliore” in cui non solo i paesi ricchi ma tutta la popolazione mondiale possa partecipare ai benefici dell’epoca moderna: medicine, alimenti, conforto. Però non si può parlare di un’idea tutta nuova, quasi da sempre l’uomo si impegna a combattere le malattie e la fame con la speranza di combattere in fin dei conti la morte, ma anche se le forze dell’uomo non sono rimaste senza risultati, anche se è riuscito a vincere delle epidemie ed a prolungare l’aspettativa media di vita, la morte è sempre rimasta un ostacolo che nessuno è mai riuscito a superare.

Tutti gli sforzi degli scienziati di tutti i secoli non sono bastati per eliminarlo; che l’aspettativa di vita sia di 30 anni o di 100 anni, prima o poi ogni essere umano dovrà affrontare la morte.

Questa è una verità che gli uomini spesso cercano di ignorare, ma è una verità che la Bibbia sottolinea in un modo molto evidente. Nel vangelo di Matteo Gesù chiede agli uomini: “ E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita?” (Matteo 6,27) Ed anche Mosè in un salmo, trae la seguente conclusione: “ I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni, o, per i più forti, a ottant'anni; e quel che ne fa l'orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliam via.” (Salmo 90,10).

La Bibbia mette davanti all’uomo un problema più grave della morte: infatti la vita umana non finisce con essa, ma dopo, ognuno dovrà rendere conto della sua vita davanti a Dio: “(…) è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di ché viene il giudizio.” (Ebrei 9,27). A quelli che in questo giudizio non saranno trovati giusti agli occhi di Dio spetterà la perdizione eterna. E la Bibbia non lascia nessun dubbio su quale sarà il giudizio: «Non c'è nessun giusto, neppure uno.Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio.Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». (Romani 3,10-12)

Ma Dio ha preparato per gli uomini una via d’uscita, una via per essere salvati. Ha mandato Suo figlio Gesù Cristo che alla croce è morto per i peccati di tutto il mondo, anche per i tuoi. Ognuno che crede in Lui, che Gli chiede perdono e che l’accetta come personale Salvatore e Signore, non è più perduto, ma ha vita eterna.

Se tu oggi affidi la tua vita a Gesù, non dovrai più avere paura della morte, perché ti aspetterà un’eternità meravigliosa nella presenza di Dio, non importa se vivi 30 o 100 anni, quello che importa è che nel periodo di vita che ti spetta, tu prenda la tua decisione per o contro Gesù dalla quale dipenderà la tua sorte eterna. Non rimandare.


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