Un monumento perenne

“We’re back”, “siamo tornati”, con queste parole di trionfo la Nasa sulla sua homepage festeggia l’atterraggio della sonda Spirit su Marte all'interno di un cratere che ha un diametro di 150 km. Spirit pian piano sta esplorando il pianeta rosso e in questi giorni ha già mandato le prime foto. Un successo storico per l’ente spaziale che rinforza l’autostima e la sicurezza sia del popolo americano sia del suo presidente George W. Bush, il quale in questa settimana ha annunciato un programmo immenso per quanto riguarda la corsa allo spazio. Entro il 2015 si vuole mandare nuovamente una missione umana sulla Luna e portare il primo uomo su Marte.

“We’re back” - veramente; gli americani sono tornati, sulla strada del successo, si sono ripresi e hanno ritrovato il loro orgoglio quasi esattamente un anno dopo il disastro più grande della storia dell’astronautica. Circa dodici mesi fa la navicella spaziale Coumbia si era spezzata in volo, a un’altezza di circa 200 mila piedi. A bordo si trovano sette austronauti, oltre ai sei americani, il primo israeliano in orbita, Ilan Ramon. Quindici minuti prima del previsto atteraggio tutti i contatti tra il Kennedy Space Center di Cape Canaveral e lo Shuttle sono stati persi.

Un avvenimento che ha scosso la nazione degli Stati Uniti profondamente. E anche oggi, nel momento del trionfo, non si dimentica questa tragedia. Anzi: per l’equipaggio della Columbia è stato eretto un monumento - su Marte. Quando Spirit il 3 gennaio 2004 è atterato sul pianeta rosso ha portato con sé una targa commemorativa con i nomi dei sette astronauti, la zona in cui è atterato sarà chiamata Columbia Memorial Station.

Un momumento “perenne”, così dice la Nasa, su un altro pianeta per i sette eroi, ma un monumento che, probabilmente, almeno alcuni di loro non avrebbero voluto.

Il commandante Rick Husband prima del suo secondo - ed ultimo - viaggio nello spazio ha preparato dei documenti nell'eventualità che fosse morto. Dava pure delle indicazioni per un suo eventuale funerale. Scriveva al responsabile della sua chiesa: “Parla di Gesù. Lui è tutto per me.” In caso di morte non voleva che ci si ricordasse di lui, ma di Colui che era la cosa più importante nella sua vita. In una sua preghiera diceva: “Voglio essere semplicemente qualcuno che vive per glorificare Te.”

Sia Rick Husbund, sia il suo collega Michael P. Anderson, membro di una chiesa battista, erano tutti i due dei credenti cristiani che nella loro vita avevano capito una cosa essenziale: anche se avessero esplorato tutto l’universo, anche se fossero stati chiamati eroi da tutti, con tutto questo non avrebbero mai potuto guadagnarsi il cielo.

Davanti a Dio non c’è differenza tra un astronauta, un eroe o una persona semplice. Ai suoi occhi, davanti alla Sua santità tutti gli uomini sono peccatori. Il profeta Isaia dice: “Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via.” (Isaia 53,6).

Ogni uomo, di natura, vive la propria vita lontano da Dio, senza considerare i Suoi comandamenti. Perciò nessuno in alcun modo potrebbe mai avvicinarsi al Dio santo e giusto. La conseguenza di tutto ciò è che ogni uomo dovrebbe passare l’eternità lontano da Dio.

C’è una sola via d’uscita: Gesù Cristo. Lui ha pagato con la Sua morte il prezzo per i nostri peccati perciò chi crede in Lui, può sperimentare il Suo perdono. E la Bibbia ci promette: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3,16)

Anche Rick Husband and Michael Anderson avevano trovato questa via un giorno. Avevano sentito il messaggio che solo Gesù Cristo con il Suo sacrificio sulla croce li poteva salvare. L’hanno accettato come Salvatore e Signore e perciò sapevano che dopo la morte avrebbero passato l’eternità nella presenza di Dio.

Michael Anderson, prima del viaggio con la Columbia, ha detto al pastore della sua chiesa: “Non ti preoccupare se non dovessi tornare. Andrò solo in posto più bello.” E un suo amico diceva: “E come andare a casa.”

Chi si fida di Cristo, non deve più temere la morte. E chi crede in Lui, non ha bisogno di un monumento su qualche pianeta, perché Dio stesso non lo dimenticherà mai:

“Allora quelli che hanno timore del SIGNORE si sono parlati l'un l'altro; il SIGNORE è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il SIGNORE e rispettano il suo nome. “Essi saranno, nel giorno che io preparo, saranno la mia proprietà particolare”, dice il SIGNORE degli eserciti; “io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve. Per voi che avete timore del mio nome spunterà il sole della giustizia, la guarigione sarà nelle sue ali.” (Dal libro del profeta Malachia)

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