Il falso ecumenismo di Karol Wojtyla
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Molti evangelici cosiddetti ecumenici hanno atteso parecchio dal cattolicesimo romano, durante i 27 anni di pontificato di Wojtyla, viste le apparenti aperture di quest'ultimo. Ma è bastato arrivare al grande giubileo del 2000 per vedere il vero volto del cosiddetto “nuovo” cattolicesimo, un volto molto antico, per nulla cambiato, dove tutti son visti dal piedistallo del primato petrino, dove la chiesa cattolica è l'unica depositaria della verità e l'unica dispensatrice di salvezza, un cattolicesimo profondamente mariano e idolatra, dove, udite udite, hanno ancora posto le indulgenze (si ricordino le indulgenze legate alla porta santa durante il giubileo del 2000), come se Lutero non fosse mai esistito e le sue 95 tesi non fossero mai state pubblicate. Nell'ultimo numero di Riforma, il mensile della federazione delle chiese evangeliche italiane che è tradizionalmente ecumenico, si da il seguente commento:“Grazie a Karol Wojtyla la Chiesa cattolica romana ha potuto celebrare se stessa come mai prima, al punto di identificare la figura del vescovo di Roma con quella di Cristo.” (Pawel Gajewski).

Un teologo cattolico del calibro di Hans Kung ha scritto: “Il Papa elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia. Il Papa avrebbe dovuto consentire - come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci - le messe e l’eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l’ospitalità eucaristica. Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell’Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all’insediamento dei Vescovi romano-cattolici nelle zone delle Chiese russe-ortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di «sottomissione» della Chiesa dell’Est sotto il primato romano e il «ritorno» dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica….Questo Papa ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede». In occasione dei suoi viaggi o «preghiere di pace», il Papa ha radunato con piacere attorno a sé dignitari di altre chiese e religioni. Non vi erano tuttavia molte tracce reali della sua preghiera teologica. Anzi, il Papa si è presentato in sostanza come un «missionario» di vecchio stampo...Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica. La confessione dei peccati ampollosa e barocca inscenata a San Pietro per gli errori della Chiesa è rimasta vaga e ambigua. Il Papa ha chiesto perdono solo per gli errori dei «figli e delle figlie della Chiesa» ma non per quelle del «Santo Padre», per quelle della Chiesa stessa e dei gerarchi presenti. Il Papa non ha mai preso posizione in merito agli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il «suicidio» di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere...). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante. Nonostante alcune richieste, il Papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima. Anzi, ha riempito di elogi un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al Vaticano: il messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (500 sacerdoti e 2.000 seminaristi) e del movimento laico Regnum Christi, diventato ormai concorrente ancora più conservatore dell’Opus Dei.” (Corriere della Sera del 26 marzo 2005).

In occasione dei 25 anni di pontificato del papa celebrato nel 2003, un altro sacerdote cattolico ha scritto: “….Non parliamo poi di ecumenismo: si dialoga con tutti, ma da un trono sopraelevato. Il papato ha dovuto necessariamente “rifare i conti” con l’ebraismo, con l’Olocausto, con l’islam e le religioni asiatiche. Tutto è avvenuto con toni e linguaggi diplomatici, ma con l’incessante e sottile richiamo alla indiscussa “supremazia cattolica”. La teologia della compagnia, del “camminare alla pari” è stata totalmente disattesa”. (Don Franco Barbero, Comunità cristiana di base, Pinerolo 16 ottobre 2003).

Un altro insigne cattolico, Giovanni Felice Mapelli, presidente del Centro di Studi Teologici di Milano, in una lettera scritta al papa, datata, 16/10/2003, dice quanto segue: “…si è voluto - dopo gli incontri storici della Sinagoga di Roma e poi di Assisi del 1986 che promettevano nuove primavere di ecumenismo-riprendere parole vecchie ed arcigne, superate, pre-conciliari nella loro impostazione ecclesiologica, negli ultimi documenti da Lei controfirmati, come nella "Dominus Jesus", arrivando quasi a insolentire le "Chiese sorelle" (non più sorelle, non più nemmeno Chiese!?), ed i "fratelli maggiori", il popolo ebraico, cui si chiede "di tornare alla conversione"?! e "alla fede in Cristo per la redenzione!..." Riportandoci ad una ecclesiologia anteconciliare, della Chiesa di Pio XII , del Vaticano I e del Concilio di Trento”.

Se mai possa esistere un vero ecumenismo, si deve dire senza tema di dubbio, che quello di Wojtyla fatto di parole seducenti, volte a mascherare le reali intenzioni della chiesa di Roma, che in fondo non sono mai cambiate e probabilmente mai cambierannoidolatrino e blasfemo del cattolicesimo romanoè stato un ecumenismo troppo ambiguo per essere vero. Un ecumenismo solo di facciata, : assoggettare tutti sotto il potere .

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