Ebrei, troppo potenti _____________________________________________________________________________

Gli Ebrei hanno troppo potere nel mondo economico e parlano ancora troppo della Shoà.

Metà degli Ungheresi e dei Polacchi la pensa così.

Cinque italiani su dieci, invece, sono convinti che gli Ebrei abbiano un atteggiamento

di maggiore lealtà verso Israele che nei confronti dell'Italia.

Sono questi alcuni dei risultati emersi da un sondaggio condotto tra aprile e maggio di quest'anno dall'Anti-Defamation League (Adl) in 12 Paesi europei.

Seimila, in totale, gli intervistati, ai quali è stato chiesto di esprimere un parere su una serie di affermazioni in parte corrispondenti a vecchi stereotipi sugli Ebrei.

Rispetto ad un'analoga ricerca dell'anno scorso, l'Adl (che dal 1913 combatte qualunque forma di antisemitismo e di pregiudizio razziale) rivela che in alcuni casi si osserva un intensificarsi di atteggiamenti anti-semiti in Europa.

In particolare, il 43% degli Europei, ritiene “probabilmente vero” che gli Ebrei siano più fedeli allo Stato di Israele che al loro Paese.

Quanto al fatto che siano troppo potenti nel mondo degli affari, a crederlo sono ancora il 30% degli intervistati, con un'alta percentuale di ungheresi.

Inoltre, per il 32% dei seimila cittadini europei interpellati, gli Ebrei hanno un potere eccessivo nei mercati finanziari internazionali.

Molto alte, le percentuali di coloro che ritengono “probabilmente vera” anche un'altra questione, considerata essenziale per verificare la consistenza di atteggiamenti anti-semiti: è infatti complessivamente il 42% dell'Europa a ritenere che gli Ebrei parlino ancora troppo di ciò che è accaduto loro durante l'Olocausto.

Decisamente minore ma significativa, invece, la percentuale delle persone che ritengono che il popolo ebraico sia responsabile della morte di Cristo.
"I risultati di questo sondaggio - afferma Abraham H. Foxman, Direttore nazionale dell'Adl - dimostrano che i singoli governi, l'Unione Europea e l'Osce, che hanno condannato l'antisemitismo ed hanno cercato di arginarlo, si trovano oggi di fronte alla sfida di trovare una formula che possa finalmente spezzare i vecchi stereotipi duri a morire."

"Il fatto che migliaia di Europei - aggiunge Foxman - accettino ancora un'ampia varietà di stereotipi anti-semiti legittima e incita lo stesso anti-semitismo. E questo dato, unito ad una atmosfera in cui la violenza verso gli Ebrei è ancora prevalente, è per noi fonte di grande preoccupazione."

Meno stereotipata la questione posta in conclusione dell'indagine.

Agli intervistati, infatti, è stato chiesto se la loro opinione sia influenzata dalle azioni intraprese dallo Stato di Israele e se credono che la violenza diretta contro gli Ebrei europei sia il risultato di sentimenti anti-ebraici o piuttosto anti-israeliani. Il 29% riconosce che la politica israeliana condiziona le loro idee e ritiene inoltre che l'opinione sugli Ebrei sia oggi più negativa proprio a causa della linea politica seguita da Israele. Infine, il 39% si dice convinto che gli atti di violenza nei confronti di persone ebree siano determinati da posizioni anti-israeliane più che anti-ebraiche..

Il direttore dell'Adl, A.H.Foxman, sottolinea: "Non siamo sorpresi di constatare che un'alta percentuale degli intervistati mantengono una visione negativa nei confronti degli Ebrei, vista la storia particolare di alcuni Paesi". "In ogni caso - conclude - abbiamo la speranza che, assieme agli altri partner europei, faranno i passi necessari per rendere l'anti-semitismo inaccettabile nelle loro società".

Umanamente non si può essere che d’accordo con la speranza espressa dal direttore dell’Adl perché le persecuzioni imposte ad Israele sono a vergogna dei cosiddetti paesi cristiani, eppure non dovremo essere molto sorpresi di questo fenomeno, i credenti biblici sanno che tutto ciò è solo il risultato del rifiuto di Dio da parte del popolo ebraico.

Fin dalle origini la vocazione d’Israele è stata quella di essere il popolo eletto per portare al mondo la rivelazione divina e il Salvatore promesso, ma il rigetto della teocrazia, la disobbedienza all’Eterno e l’idolatria attirarono sul popolo il giudizio divino, la perdita dell’indipendenza nazionale e la deportazione. (2 Re 17:1-23)

Ma se nella cattività il popolo si liberò della propensione all’idolatria e si rivolse sempre di più al suo Dio, tuttavia non seppe riconoscere il suo Messia, addirittura lo rifiutò e lo crocifisse.

Nel vangelo di Matteo sta scritto: “Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. (…)Tutti risposero: Sia crocifisso” (…) Il suo sangue ricada su noi e i nostri figli”.

Le parole di Gesù, nel suo lamento su Gerusalemme, mettono direttamente in relazione questo fatto con la rovina della città e la dispersione mondiale degli Ebrei. Egli dice: “Oh, se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace.(…) Verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici (…) abbatteranno te e i tuoi figli (…) perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata. ” (Luca 19:41-44)

La dispersione d’Israele per tutta la terra, annunziata anche dai profeti, fu attuata dopo la presa di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C. e da quel momento questo popolo in esilio ha conosciuto grandi sofferenze, ma sta scritto che Dio giudicherà tutti coloro che gli avranno fatto del male (Geremia 30:11 – Zaccaria 2:8) e ricondurrà il suo popolo nel paese dei padri.

Il ritorno degli Ebrei in Palestina è iniziato sin dalla fine del XIX secolo e da allora essi hanno stabilito numerose colonie agricole, hanno fatto rifiorire il paese arido e desertico, e sono incessantemente cresciuti di numero, tanto da diventare sempre più scomodi soprattutto per gli Stati Arabi che non hanno mai accettato l’esistenza d’Israele, né le perdite territoriali.

Sono sotto gli occhi di tutti, ogni momento, i conflitti, le guerriglie, gli attentati che scuotono il paese; gli armistizi sono sempre precari e continuamente violati, la pace sembra irraggiungibile, l’avvenire d’Israele pone problemi molto grandi e le maggiori potenze della terra non trovano soluzione.

Per chi legge la Bibbia come Parola di Dio diventa lampante l’attualità del discorso di Gesù riportato dall’evangelista Luca, quando Egli disse: “(…) Saranno condotti prigionieri fra tutti i popoli e Gerusalemme sarà calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni saranno compiuti.”

Le tribolazioni del popolo d’Israele, come annunciato sia nell’ A.T che nel N.T., avranno fine solo quando si convertirà al suo Messia, quando cioè farà pace con Dio riconoscendo in Gesù il suo Signore e Salvatore, quando ammetterà che unicamente nel sacrificio espiatorio della croce è la sua salvezza e la sua gioia.

Il profeta Ezechiele scrisse: “Essi guarderanno a me , a colui che hanno trafitto, e ne faranno cordoglio (…), essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò; io dirò:”E’ il mio popolo!” ed esso dirà:”Il Signore è il mio Dio!” (Ezechiele 12:10; 13:9)

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