La corruzione costa ______________________________________________________

Pubblicata in un libro la ricerca internazionale sui costi economici, sociali e istituzionali della corruzione.

Fra le attività più antiche dell’umanità, figura, a pieno titolo, anche la corruzione.

“Anche” perché è curioso constatare come, molti dei vizi attuali, trovano radici profonde e remote nei caratteri stessi di una evoluzione che, evidentemente, ha modificato ogni ambito all’infuori di talune coscienze. Le pulsioni peggiori, infatti, sono talmente connaturate nell’individuo, da resistere immutate attraverso epidemie, epoche, governi e rivoluzioni.
Tra queste, appunto, la corruzione. Che presenta senza dubbio apprezzabili aspetti di democrazia: è praticabile in qualsiasi condizione economica, dato che non attiene unicamente al denaro. Può trovare compimento tanto nei settori pubblici quanto in quelli privati. E non discrimina tra popoli, razze o religioni.
La corruzione, inoltre, riesce quasi sempre a far coincidere la domanda con l’offerta, e tutti sappiamo quanto sia difficile, al giorno d’oggi, soddisfare le esigenze del mercato.

Il fatto è che il morbo della corruzione, nelle forme meno invasive, si propaga facilmente, anche attraverso casuali e rapidi contatti. E si manifesta in piccoli privilegi, contraccambiati da semplici favori: una raccomandazione, una pratica accelerata, una lista d’attesa scavalcata e così via. Ciò che rende la corruzione diversa da altri reati è che qua non c'è una parte offesa e una che offende, ma sono due parti consapevolmente pronte a legarsi in qualche modo nel nome di un interesse comune...

Gesti consueti, all’ordine del giorno e in apparenza innocui.

Che però legittimano un vizio: una generale convinzione che “una mano lava l’altra” (anche se poi tutt’e due, paradossalmente, restano sporche). E, questo, anche laddove si negoziano affari ben più importanti e strategici, che alterano equilibri di mercato, industriali, sociali, finanziari e politici.

La corruzione però, oltre a causare dannosi sconquassi, determina anche ragguardevoli costi, che non preoccupano sicuramente i protagonisti. Ma che, quando riguarda faccende d’interesse comune, gravano sul prezzo del prodotto finito o sul carico del compito svolto. Cosicché, a farne le spese, è la collettività. Sono i cittadini.
Si tratta dunque di un diffuso malaffare, che occupa uno spazio rilevante tra le voci di bilancio delle aziende o delle istituzioni, che hanno responsabili o dipendenti disonesti. Voci ovviamente omesse dai libri contabili. Ma effettive, inaccettabili e illegittime.
E qui il discorso si fa necessariamente serio. Ogni qualvolta le scelte o le funzioni, o i beni e i servizi, oppure le risorse destinate al pubblico, infatti, sono condizionati da trattative disoneste, da rapporti falsati, da una concorrenza sleale o inquinata da fattori esterni, tutti noi ci troviamo, nostro malgrado, a pagarne un costo indebito, non solo in termini materiali ma anche morali.
E, proprio su questi aspetti, si è fondata la paziente e accurata analisi di due economisti di valore e credito internazionale, Marco Arnone e Eleni Iliopulos, pubblicata nel volume dal titolo “La corruzione costa”.

Perché, come disse Bess Myerson*

“il complice della corruzione è spesso la nostra stessa indifferenza”.

E, un altro motivo, è stato quello di sottolineare l’ipocrisia, dimostrata spesso in certi ambienti, riguardo ad un fenomeno così diffuso. Ipocrisia riassunta in modo efficace nella battuta “vorrei meno corruzione o, se non altro, più occasioni di parteciparvi”.

Triste pensare che nella corruzione della mente umana a volte si arrivi a pensare che anche Dio possa essere corrotto in qualche modo.

Con pratiche religiose, rituali, pellegrinaggi, frequentazioni di un particolare gruppo religioso, con la recita di preghiere....Quante persone si illudono di piacere a Dio e di fare la Sua volontà senza preoccuparsi minimamente di ciò che dicono le Sacre Scritture?

Pensiamo un po' a questo fatto: la Bibbia, definita da tanti che non esitano a definirsi cristiani, Parola di DIO ...è poi trascurata...ignorata...e deliberatamente derisa.

Ma poi ecco queste stesse persone entrare in una chiesa una volta alla settimana o qualche volta per chiedere a Dio qualche “favore”....oppure partecipare a processioni o messe o riti allo scopo di “zittire” Dio, in fondo, per mettere a tacere la propria coscienza. E così ecco il gran numero di idee che ogni individuo si fa per come entrare in cielo...per come raccomandarsi l'anima a Dio quando ci si trova nelle difficoltà o in fin di vita. Qualcuno si illude che un buon funerale possa rendere l'ingresso davanti al Creatore più facile, altri sono dell'opinione che una visitina in chiesa in particolari giorni dell'anno faccia chiudere un occhio a quel Qualcuno che “non si sa mai...potrebbe anche esserci alla fin fine”...altri ancora se la tentano con un curriculum religioso costellato di sacramenti...

Come possiamo chiamare questo atteggiamento? Per alcuni è una comprensibile e simpatica attività umana di lusingarsi un Dio che sembra severo e distante.

Per altri è l'unico metodo che conoscono in quanto è l'insegnamento che hanno ricevuto dai genitori....pensandoci bene ...è solo un modo per cercare di fare quel che si vuole senza pagarne il prezzo e, alla fine, corrompere Dio con qualche atto pietoso.

E' proprio vero quello che afferma la Bibbia: i pensieri dell'uomo sono distanti da quelli di DIO. Ecco perché alla luce della Bibbia è sbagliato pensare che alcune categorie siano automaticamente pronte per incontrare Dio.

Qualcuno pensa che un abito talare o una divisa religiosa dia già un buon diritto all'ingresso nel Regno di Dio. C'è chi dice che invece chi ha sofferto tanto in vita è come purgato dai propri peccati ....ma anche questo non trova riscontro nella Parola di DIO.

"Sono sicuro che per i poveri il biglietto per il Cielo è gratis". Così affermano moltissime persone, alcune delle quali anche molto religiose.
Se ciò fosse vero ci troveremmo di fronte ad un'ingiustizia tremenda quanto quella di credere che i ricchi possono andare in cielo per le buone opere compiute con l'aiuto delle loro facoltose possibilità.
Se è ingiusto che i ricchi vadano in cielo per la loro ricchezza, è ugualmente ingiusto che i poveri ci vadano a motivo della loro povertà.
"Dio non ha riguardo alla qualità delle persone" (Atti 10:34); per Lui poveri, ricchi, istruiti, illetterati, giovani, anziani, sani, malati, neri e bianchi, gialli o rossi sono tutti uguali. Per tutti il Creatore ha mandato Cristo Gesù, il divino Salvatore che "diede sé stesso qual prezzo di riscatto per tutti" (1 Timoteo 2:6). Il cielo è gratis per tutti.
Gesù ama tutti, poveri e ricchi, quello che Egli non approva è un sentimento che può albergare nel cuore del povero come del ricco: "l'amore del danaro (che) è la radice "di ogni sorta di mali" (1 Timoteo 6:10).
In altre parole è da biasimare il ricco che non fa parte a chi ne ha bisogno dei suoi beni... ma è da biasimare anche il povero che brama di togliere al ricco i suoi beni per diventare anch'egli un facoltoso.
La salvezza di Dio è GRATIS ed è per tutti quelli che, riconoscendosi bisognosi di grazia e di perdono, vanno a Gesù e accettano il sacrificio da Lui compiuto alla croce.

Dio ci offre la salvezza GRATIS, non perché non valga nulla, ma perché non ha prezzo... o essa si riceve come il dono perfetto di Dio per chiunque crede in Cristo, oppure non c'è sofferenza o denaro capace di acquistarla!
È importante manifestare amore fraterno ai meno abbienti e ai poveri; le opere sociali compiute da tanti individui e le iniziative di tante associazioni benefiche hanno il loro valore, ma non si può affermare che i poveri, solo perché tali, hanno il diritto di entrare in cielo "automaticamente", mentre tutti gli altri "debbono pagare" in varie forme e in varia misura l'ingresso eterno alla presenza di Dio; questo vorrebbe dire rinnegare il dono che Dio ha offerto universalmente a tutti gli uomini!
Sì, è GRATIS! Non c'è modo di guadagnarsi il Cielo, ma tutti possono entrarvi per mezzo di Cristo, Colui che ha affermato:

"Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Giovanni 14:6).

Bess Myerson - nata a New York, nel Bronx, il 16 luglio 1924 - salì alla celebrità nel 1945 perché fu la prima ragazza ebrea ad aggiudicarsi il titolo di Miss America. Nonostante gli organizzatori del popolare concorso l'avessero consigliata di adottare uno pseudonimo che suonasse "meno ebraico", Bess rifiutò, orgogliosa di essere ebrea. Dopo la vittoria, apparve in diversi spettacoli televisivi negli anni 1950 e 1960. Successivamente entrò in politica, dedicandosi alla lotta contro il pregiudizio, partecipando alle campagne per i diritti civili e lavorando con l'Anti-Defamation League* Contemporaneamente, proseguì la carriera di presentatrice e attrice. Nel 1973 le fu diagnosticato un tumore maligno, che sconfisse; negli anni '90 superò un ictus. Non ha mai smesso di impegnarsi contro l'antisemitismo e per i diritti civili.

Cosa è l'Anti Defamation League?            

L'Anti-Defamation League, fondata nel 1913, è un'associazione che combatte l'antisemitismo, tutti i tipi di intolleranza, e lotta per la tutela dei diritti civili attraverso una rete di trenta uffici nazionali nel mondo. L'Adl si propone quindi come risorsa per i governi, per i media, per i funzionari di pubblica sicurezza, per il sistema dell'istruzione e per la cittadinanza. Tra le attività dell'Adl, ci sono la denuncia di gruppi estremisti, lo sviluppo di programmi educativi, il monitoraggio del fenomeno dell'antisemitismo, la consulenza in materia di lotta al terrorismo e la promozione della sicurezza di Israele e degli ebrei di tutto il mondo. Dallo scorso mese di gennaio, l'avvocato Alessandro Ruben, consigliere dell'Unione delle comunità ebraiche, è il presidente della sezione italiana dell'Anti defamation league.

http://www.adl.org/

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