Chi vuoi seguire?
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E’ diventato un idolo, un esempio, un eroe per migliaia di persone, soprattutto giovani. Sono loro che l’hanno seguito, che l’hanno imitato nel suo modo di vestire, di vivere, di cantare. Qualcuno l’ha chiamato il “John Lennon di una nuova generazione.” Parliamo di Kurt Cobain, cantante del gruppo “Nirvana”. Lunedì, il 5 aprile 2004, ricorreva il decimo anniversario della sua morte, tantissime persone se ne sono ricordate, ma il comune di Seattle, dove Cobain è morto, si è rifiutato di costruire un sepolcro ufficiale per paura dell’assalto dei numerosi fan isterici.

Chi era Kurt Coban, questo eroe, esempio per la gioventù seguito da così tante persone? Un uomo che con le sue idee ha migliorato questo mondo, che ha fatto delle cose speciali, straordinarie? Uno che ha lottato contro l’ingiustizia sociale o la povertà? No, al contrario! Kurt Cobain era un uomo fallito. La sua vita caratterizzata da depressione e droghe è finita nel suicidio il 5 aprile 1994. Il contenuto dei suoi canti? Amore deluso, violenza, droghe, disperazione….. I genitori di Cobain si erano separati quando lui aveva appena otto anni. Dopo non si è mai più sentito amato o al sicuro, così diceva il cantante.

Il titolo di uno dei suoi ultimi canti è: I Hate Myself And I Want To Die" - “Odio me stesso e vorrei morire”.

Kurt Cobain non è stato un eroe per la gioventù, un esempio da seguire, da imitare ed è impossibile capire perché molti hanno scelto proprio lui, un uomo fallito, il cui messaggio era la delusione, la disperazione, la mancanza di speranza.

Proprio in questi giorni milioni di persone ricordano la morte di un’altra persona, una persona che è morta circa 2000 anni fa: Gesù Cristo. Anche lui sembrava un uomo fallito. Per tanto tempo molte persone l’hanno seguito, tante sono diventate suoi discepoli, erano entusiaste del suo modo di parlare, volevano vedere i suoi miracoli, le sue guarigioni. Però poi, alla fine, tutti l’hanno abbandonato, e i potenti l’hanno condannato a morte, alla crocifissione.

Un uomo fallito? No. Le sue ultime parole dicono proprio il contrario:

“E’ compiuto!” (Giovanni 19, 30)

Che cosa era compiuto? Il compito, l’opera più grande, più importante che mai è stata fatta. Gesù, con la sua morte, la sua crocifissione, non ha fallito, anzi, ha reso possibile la salvezza per tutti gli uomini.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto sulla terra proprio per questo, con questo scopo: morire per i peccati del mondo, prendere su di sé la pena che avrebbe dovuto sopportare ogni peccatore, ogni uomo, anche tu ed io. Ma la storia non finisce sulla croce, continua con la Pasqua, con la risurrezione di Gesù. Con la Sua morte Gesù ha pagato il prezzo per i nostri peccati ed ha reso libera per noi la via al Padre, a Dio, con la sua risurrezione ha vinto la morte. Chiunque oggi decide di seguire Lui, cioè chi crede in Lui, chi gli chiede perdono, chi Lo accetta come Salvatore e Signore nella sua vita, non solo sarà salvato e riceverà come dono la vita eterna, ma potrà sperimentare già adesso l’aiuto, il conforto e la gioia che solo Dio può dare.

Il messaggio di Gesù Cristo non è il messaggio di un uomo fallito, di delusione o di depressione, ma il messaggio di un vincitore che ci vuole dare speranza e gioia:

Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10, 10)
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