Il nostro cervello e Dio ______________________________________________________

Recentemente una ricerca scientifica si è occupata della “fede religiosa”. Alcuni ci vedranno probabilmente un controsenso, visto che sono tanti coloro che pensano che fede e scienza siano due cose opposte, non compatibili.

Gli scienziati però, come informa “Focus”, hanno studiato un fenomeno ben preciso:

(…) Mario Beauregard e Vincent Paquettem, (…) due ricercatori dell’Università di Montreal (…), hanno esaminato il cervello di alcune suore per descrivere cosa avviene nel cervello di una persona mentre dichiara di vivere un’intensa esperienza religiosa. (…) Gli scienziati hanno chiesto a quindici suore carmelitane di ricordare la più intensa esperienza mistica che abbiano mai vissuto e le hanno sottoposte successivamente a risonanza magnetica.

Quali sono i risultati di questa particolare ricerca?

Confrontando le scansioni con quelle fatte “a riposo”, era evidente una maggiore attività elettrica e una maggiore concentrazione di ossigeno nel sangue in almeno 12 aree del cervello. Alcune di queste aree vengono normalmente attivate dalle forti emozioni, altre sono responsabili invece della percezione della presenza di un’entità superiore. Queste ultime, in particolare, sono nettamente distinte dalle aree coinvolte nelle sensazioni di piacere vissute in presenza di una persona in carne ed ossa. (…) I risultati sembrano dimostrare quindi che le sensazioni di profonda beatitudine e di intima unione con un'entità superiore altro non sono che il culmine di una accresciuta attività elettrica in alcune aree del cervello.
Rispetto a ricerche simili già condotte in passato, questa sembrerebbe tuttavia contraddire la teoria secondo cui nel cervello umano si sarebbe venuta a formare, nel corso dell’evoluzione, un’“area della fede”, una singola regione della corteccia che si attiva mentre viviamo profonde esperienze religiose.

Questi risultati paionodimostrare che le sensazioni di intima comunione con un’entità superiore, in questo caso Dio, altro non sono “che il culmine di una accresciuta attività elettrica in alcune aree del cervello”. In altre parole: ciò che le persone descrivono come “esperienze religiose”, non sono altro che dei naturali processi elettrici!

Sostenere che nel cervello ci siano tracce della preghiera e dei momenti di comunione con Dio non sembra essere in contrasto né con i principi della fede, né con quelli della ragione, è triste e anche riduttivo però se questo portasse a pensare che Dio sia la creazione del cervello e non il cervello creazione di Dio.

Bisogna concludere allora che si può spiegare Dio con la biologia e qualche ricerca scientifica? Oppure Dio è veramente l’entità suprema che governa la nostra vita e le esperienze che viviamo con Lui sono reali e concrete, e non una comune attività elettrica?

Perché in noi c’è il pensiero di Dio?

Nella Bibbia, nel libro dell’Ecclesiaste, troviamo la seguente frase:

Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta.” (Ecclesiaste 3:11)

E’ proprio così: ogni uomo ha dentro di sé “il pensiero dell’eternità”, sa in qualche modo che la realtà va oltre a ciò che vede intorno, che esiste anche qualcosa di invisibile, di eterno… che c’è anche Dio!

Ma Dio non lo si può vedere, né toccare e da sempre gli uomini lo hanno cercato dappertutto: in varie religioni, culti e filosofie, per mezzo dei riti più straordinari, attraverso esperienze mistiche…ma Dio ama rivelarsi in un altro modo.

L’apostolo Giovanni apre la Sua prima lettera con queste parole:

Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita, quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.” (1 Giovanni 1, 1.3)

Giovanni sta dicendo che non ha conosciuto Dio attraverso qualche sensazione più o meno intensa, no, afferma che sia lui che altri, hanno “udito”, “visto”, “contemplato” e anche “toccato” Dio stesso!

Come è stato possibile tutto questo!?

Perché il Dio invisibile, irraggiungibile è diventato visibile e si è avvicinato a noi in Gesù Cristo, Suo Figlio, che è diventato uomo, proprio come ognuno di noi. Così era possibile “udire” le Sue parole, “vedere” le Sue opere, “contemplare” Lui stesso e il Suo modo di fare ed anche “toccarLo”.

Dio non è qualcosa di astratto che si può sperimentare soltanto in qualche momento di particolare “estasi” causata da un processo biologico e una maggiore concentrazione di ossigeno. No, con Lui si possono fare delle esperienze concrete perché Gesù ci ha fatto conoscere il Padre, ci ha fatto capire com'Egli è, e soprattutto, ci ha aperto non una via costellata di “esperienze emotive”, ma tangibili, concrete.

Se tu credi in Gesù e Gli chiedi perdono per i tuoi peccati, non avrai qualche sensazione mistica, ma saprai che essi saranno cancellati per sempre.

Se Gli affidi la tua vita potrai sperimentare la Sua guida anche nelle piccole cose quotidiane, e conoscerai come Egli ascolta e risponde alle tue preghiere.

Se tu accetti Gesù come il tuo Signore e Salvatore, allora diventerai un figlio di Dio e, dopo la morte, potrai vivere l'esperienza più “concreta”, che non è basata su un processo biologico, ma che è realtà: tu vivrai eternamente alla presenza di Dio!

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