La
preghiera di George W. Bush
Le disapprovazioni sono nate intorno a una serie di situazioni, come per esempio, il fatto che mai prima nella storia sono state prese così tante misure di sicurezza come in questa occasione e che per i festeggiamenti sono stati spesi 40 milioni di dollari, che, a detta di molti sarebbe stato meglio dare alle vittime del maremoto in Asia, come anche i 250.000 dollari che i manager delle grandi multinazionali, hanno speso a testa per poter partecipare al pranzo con Bush. Ma la circostanza più significativa è stata sicuramente quella creata da Michael Newdow, un ateo convinto, che ha cercato di impedire che, prima dellinsediamento, il presidente pronunciasse la rituale preghiera a Dio. Il caso, finito davanti ad un tribunale, si è concluso con la sconfitta del querelante, perché il tribunale di Washington, nella persona del giudice John Bates, ha dichiarato che fin dallepoca di George Washington, la preghiera ha fatto sempre parte della cerimonia e che perciò sarebbe stato nellinteresse pubblico che la cerimonia si svolgesse secondo i consueti canoni. George W. Bush, a sua volta, in unintervista con l Washington Times sottolineava che senza il suo rapporto con Dio e il sostegno in preghiera da parte dei cittadini americani, non sarebbe in grado di essere presidente, perciò, il gran giorno di Bush è iniziato, come tradizione, nella chiesetta di St.John, proprio di fronte alla Casa Bianca, dove il presidente si è recato insieme alla sua famiglia per pregare prima di recarsi alla cerimonia ufficiale dinsediamento. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi come mai si fa un gran parlare intorno a una semplice preghiera, dal momento che è qualcosa che dura solo pochi minuti, mentre, magari, sarebbe più opportuno parlare di tutti i soldi spesi, oppure di altri temi di grande importanza come la guerra in Iraq. A quanto sembra, invece, oltre al presidente americano, altri hanno capito che la preghiera non è solo un formale atto religioso, ma rappresenta la comunione e la dipendenza da Dio, lunico sovrano assoluto delle vicende umane. Questo lo aveva ben capito il salmista che nel Salmo 99, non solo riconosce la sovranità di Dio, ma lo adora per questo. Venite,
cantiamo con gioia al SIGNORE, acclamiamo alla rocca
della nostra salvezza. Pregare significa
rivolgersi a Dio, accettare che cè qualcuno
che è infinitamente più grande di noi, che è il
sovrano di tutto luniverso e della nostra vita,
che a Dio dobbiamo ladorazione e la lode. Ed è
proprio questo atteggiamento di umiltà che luomo
in genere non vuole assumere e perciò rinuncia alla
preghiera o, perfino, la rifiuta. Il
SIGNORE è la mia rocca, la mia fortezza, il mio
liberatore; Non è bellissimo, sapere di potersi rivolgere al Dio onnipotente per chiedere il Suo aiuto e avere la certezza che Egli si interessa a noi? Ma, chiedere il Suo aiuto, significa anche dire: Non ce la faccio da solo. Dipendo da te e anche questo alluomo non piace. Cè anche unaltra preghiera che luomo ha difficoltà a pronunciare, quella per il perdono. Forse è questa la più difficile perché a nessuno piace ammettere di aver sbagliato, ma davanti alla santità di Dio, ogni uomo deve ammettere, non solo di aver commesso qualche sbaglio, ma di essere un peccatore perduto che merita la condanna divina. La
Bibbia però ci fa una promessa meravigliosa: Chi
pronuncia questa preghiera, chiunque chiede il perdono
nel nome del Signore Gesù Cristo, che è morto per i
nostri peccati, lo riceverà, e diventerà un figlio
di Dio!
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