La preghiera di George W. Bush
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Come tutti sappiamo, il nuovo presidente degli Stati Uniti è George W. Bush: questo è quanto hanno deciso a novembre del 2004, il 51% degli americani che per la seconda volta l’ hanno eletto come Capo di Stato. Solo questa settimana, però, Bush ha prestato il giuramento d’ufficio, durante fastose celebrazioni, balli di gala e alcune polemiche sui costi dei tre giorni di iniziative.

Le disapprovazioni sono nate intorno a una serie di situazioni, come per esempio, il fatto che mai prima nella storia sono state prese così tante misure di sicurezza come in questa occasione e che per i festeggiamenti sono stati spesi 40 milioni di dollari, che, a detta di molti sarebbe stato meglio dare alle vittime del maremoto in Asia, come anche i 250.000 dollari che i manager delle grandi multinazionali, hanno speso a testa per poter partecipare al pranzo con Bush.

Ma la circostanza più significativa è stata sicuramente quella creata da Michael Newdow, un ateo convinto, che ha cercato di impedire che, prima dell’insediamento, il presidente pronunciasse la rituale preghiera a Dio. Il caso, finito davanti ad un tribunale, si è concluso con la sconfitta del querelante, perché il tribunale di Washington, nella persona del giudice John Bates, ha dichiarato che fin dall’epoca di George Washington, la preghiera ha fatto sempre parte della cerimonia e che perciò sarebbe stato nell’interesse pubblico che la cerimonia si svolgesse secondo i consueti canoni.

George W. Bush, a sua volta, in un’intervista con l’ “Washington Times” sottolineava che senza il suo rapporto con Dio e il sostegno in preghiera da parte dei cittadini americani, non sarebbe in grado di essere presidente, perciò, il gran giorno di Bush è iniziato, come tradizione, nella chiesetta di St.John, proprio di fronte alla Casa Bianca, dove il presidente si è recato insieme alla sua famiglia per pregare prima di recarsi alla cerimonia ufficiale d’insediamento.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi come mai si fa un gran parlare intorno a una semplice preghiera, dal momento che è qualcosa che dura solo pochi minuti, mentre, magari, sarebbe più opportuno parlare di tutti i soldi spesi, oppure di altri temi di grande importanza come la guerra in Iraq. A quanto sembra, invece, oltre al presidente americano, altri hanno capito che la preghiera non è solo un formale atto religioso, ma rappresenta la comunione e la dipendenza da Dio, l’unico sovrano assoluto delle vicende umane.

Questo lo aveva ben capito il salmista che nel Salmo 99, non solo riconosce la sovranità di Dio, ma lo adora per questo.

Venite, cantiamo con gioia al SIGNORE, acclamiamo alla rocca della nostra salvezza.
Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi!
Poiché il SIGNORE è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi.
Nelle sue mani sono le profondità della terra, e le altezze dei monti sono sue.
Suo è il mare, perch' egli l' ha fatto, e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.
Venite,
adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al SIGNORE, che ci ha fatti.

Pregare significa rivolgersi a Dio, accettare che c’è qualcuno che è infinitamente più grande di noi, che è il sovrano di tutto l’universo e della nostra vita, che a Dio dobbiamo l’adorazione e la lode. Ed è proprio questo atteggiamento di umiltà che l’uomo in genere non vuole assumere e perciò rinuncia alla preghiera o, perfino, la rifiuta.
Un altro aspetto della preghiera, che ci presenta la Bibbia, è il fatto che ci possiamo rivolgere a Dio con le nostre difficoltà e i nostri problemi e che Egli ci darà il Suo aiuto. Il re Davide pregava:

Il SIGNORE è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore;
il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio,
il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio.
Io invocai il SIGNORE ch'è degno d'ogni lode
e fui salvato dai miei nemici.
Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio.
Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi.
” (Salmo 18)

Non è bellissimo, sapere di potersi rivolgere al Dio onnipotente per chiedere il Suo aiuto e avere la certezza che Egli si interessa a noi? Ma, chiedere il Suo aiuto, significa anche dire: “Non ce la faccio da solo. Dipendo da te” e anche questo all’uomo non piace.

C’è anche un’altra preghiera che l’uomo ha difficoltà a pronunciare, quella per il perdono. Forse è questa la più difficile perché a nessuno piace ammettere di aver sbagliato, ma davanti alla santità di Dio, ogni uomo deve ammettere, non solo di aver commesso qualche sbaglio, ma di essere un peccatore perduto che merita la condanna divina.

La Bibbia però ci fa una promessa meravigliosa:
Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” (Romani 10, 13)

Chi pronuncia questa preghiera, chiunque chiede il perdono nel nome del Signore Gesù Cristo, che è morto per i nostri peccati, lo riceverà, e diventerà un figlio di Dio!
La preghiera è il solo mezzo con il quale possiamo entrare in contatto con Dio che è l’Unico che può decidere del nostro destino eterno.
Dipende da te!

Puoi restare a far parte di quella schiera che oggi non vuole sottomettersi alla sovranità di Dio e che si troverà un giorno davanti a un destino di morte eterna, oppure entrare a far parte di coloro che, tramite Cristo, sono diventati figli di Dio e hanno la certezza della vita eterna.
Dipende da te! Cosa decidi?

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