Grazia per una terrorista ______________________________________________________

E' intelligente, carina di aspetto ed è una delle terroriste più famose e temute della Germania. Attualmente nello stato tedesco si discute di lei, Brigitte Mohnhaupt, condannata all’ergastolo nel 1982 e che il 27 marzo di questo anno dovrebbe essere rimessa in libertà condizionata anticipatamente. Un fatto che su www.euronews.net viene commentato come segue:

Potrebbe uscire di carcere dopo 24 anni Brigitte Mohnhaupt, uno dei capi storici della RAF, la Rote Armee Fraktion, le Brigate Rosse tedesche. Accusata di nove omicidi, Mohnhaupt è stata condannata a 5 ergastoli. In base alla legge tedesca potrebbe lasciare la prigione a marzo. Un'ipotesi che in Germania suscita polemiche. Protagonista degli anni di piombo, membro della Banda Baader-Meinhof, dal nome di due presunti terroristi rossi morti in carcere, Mohnhaupt si era vista respingere, due anni fa, una domanda di grazia.
É stata ritenuta
responsable dell'uccisione, nell'aprile del 1977, del procuratore generale Siegfried Buback, freddato alla periferia di Karlsruhe, mentre, in auto, era fermo a un semaforo. Nel settembre dello stesso anno la Baader-Meinhof colpisce a Colonia. Viene rapito il presidente della Confindustria tedesca, Hanns-Martin Schleyer. Il suo corpo fu ritrovato un mese più tardi in Francia. L'identità dell'esecutore materiale dell'omicidio non è mai stata accertata.
Sono trascorsi 30 anni. Per la vedova Schleyer non bastano per capire. "Ha una giustificazione un'azione del genere"? Non capisce neppure il figlio di Schleyer. (...) "I gesti contano, soprattutto per una madre. Se qualcuno chiede di essere scarcerato deve confessare tutto quello che sa, dimostrarsi pentito e chiedere perdono. Non è successo nulla di tutto questo".
La richiesta di perdono non è indispensabile per uscire di prigione. La Raf ha rinunciato alla violenza e nel giro di qualche anno tutti i suoi membri potrebbero essere scarcerati. Per il procuratore generale di Stoccarda, Klaus Pflieger, hanno diritto a una seconda possibilità. "Molti storcono il naso sulla liberazione di queste persone. Devono capire che per tutto c'è una fine. Una nazione sovrana concede anche a loro un'altra chance".

Non c'è da meravigliarsi che una decisione del genere susciti tante polemiche. Un'ex-terrorista, che per anni ha lasciato una intera nazione nel terrore, responsabile di nove omicidi, dovrebbe avere una seconda possibilità”, “un'altra chance. Ma è possibile una cosa del genere?

Sono sicuramente comprensibili i sentimenti ed i pensieri della vedova e del figlio di Schleyer. Non bastano 30 anni a far dimenticare la perdita di una persona cara, e neppure 30 anni di carcere bastano per pagare per questo crimine, non esiste una “giustificazione” per un tale gesto così crudele.

Si pone allora un'altra domanda: quale prezzo ha un atto di terrorismo, un omicidio?

Nella Bibbia troviamo la risposta che Dio dà a questa domanda: esiste soltanto un modo per “pagare”: la morte! Essa è la conseguenza del peccato, non soltanto per chi ha commesso omicidi, atti di terrorismo o fatti simili, ma per ogni peccato, ogni disubbidienza nei confronti di Dio. Non riconoscere Dio come il Sovrano e di conseguenza non osservare le Sue leggi, offendere così la Sua santità, può essere rimediato soltanto con la morte. Infatti, nella lettera agli Ebrei si legge:

sangue, non c'è Secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e, senza spargimento di perdono.” (Ebrei 9:22)

La conseguenza per ogni essere umano, di natura peccatore, è allora la morte, e non solo quella fisica, ma anche quella eterna, la separazione eterna da Dio. Un destino tremendo per tutta l'umanità, ma c'è una soluzione, perché Uno ha pagato al nostro posto, Uno che non ha mai commesso nessun crimine, nessun peccato ma che volontariamente ha deciso di prenderne su di sé le conseguenze: costui è Gesù Cristo.

L'apostolo Pietro scrive di Lui:

Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno. Oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente; egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti.” (1 Pietro 2:22-24)

Non sarebbe bastata nemmeno un’intera vita in carcere per pagare il prezzo dei nostri peccati, è stato infatti necessario il sangue di Cristo!

Ma c’è un altro aspetto che il figlio di Schleyer ha colto quando ha affermato: “Se qualcuno chiede di essere scarcerato deve confessare tutto quello che sa, dimostrarsi pentito e chiedere perdono.” Perché questo è giusto anche agli occhi di Dio. La Bibbia infatti ci dice:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1 Giovanni 1:8-9)

E' vero, il sacrificio di Cristo vale per tutti, Egli offre a tutti il Suo perdono, ma non lo concede automaticamente, infatti possiamo trovare la remissione della colpa solo quando ci pentiamo di averla commessa, confessando ogni cosa a Cristo e chiedendo perdono nel Suo nome.

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