Indebitata al bingo, ruba soldi agli amici ______________________________________________________ Si è inventata uno scippo pur di non saldare i debiti che aveva contratto per giocare al Bingo,una passione alla quale non sapeva resistere. Ma in questo caso, ad un'impiegata quarantenne di Asti è andata male, e si è beccata una denuncia per simulazione di reato e calunnia. La signora, patita per il gioco, si era fatta prestare da alcuni amici 9.500 euro per giocare al Bingo. Li aveva persi tutti in pochi giorni. Non sapendo come fare a restituire i soldi ai suoi creditori, si è inventata di essere rimasta vittima di uno scippo, guarda caso, proprio all'uscita della banca dove aveva prelevato la somma da restituire. Per essere creduta non solo ha fatto denuncia alla questura di Asti ma ha anche falsamente riconosciuto il responsabile del furto in una foto segnaletica. Sono bastati pochi giorni alla polizia per scoprire che l'impiegata non aveva nessun conto corrente e che l'uomo da lei riconosciuto, nonostante fosse un noto pregiudicato, aveva un alibi di ferro. Così, messa di fronte a prove schiaccianti, la donna ha confessato di essersi inventata tutto. Ovviamente tranne i debiti. Quale situazione disperata e umiliante per questa donna, che ha visto la sua vita andare a rotoli a causa di un innocente passatempo, divenuto però, nel tempo, qualcosa di sempre più irresistibile, e che ha causato il suo degrado e infine larresto. Un'antica massima dice che "l'uomo è la misura di ogni cosa"; compreso in senso individuale, questo significa che ogni persona avrebbe il diritto di giudicare da sé stesso ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. E' molto comune oggi sentir dire che: "Moralmente giusto, è ciò che è moralmente giusto per me, e ciò che è giusto per me potrebbe essere sbagliato per un altro". Questo detto, per quanto popolare sia, è alla luce di un etica cristiana che si basa sulla Bibbia, moralmente inaccettabile perché implica che un atto può essere giusto per qualcuno anche se è oggettivamente crudele, odioso, o tirannico per gli altri. Così si giustificherebbe qualsiasi crimine, ed una società che si basasse su un concetto simile non potrebbe più funzionare. Sono necessari valori comuni di base. Se ciascuno avesse il diritto di "farsi i fatti propri", ne risulterebbe solo un caos. E poi, quale aspetto della natura umana dovrebbe essere preso come la misura di tutte le cose? Molti atteggiamenti umani sono deprecabili per una cultura, ma encomiabili per altre. Se tutto fosse relativo, allora non vi sarebbero ragioni valide perché uno dovrebbe astenersi dal fare qualcosa che desidera, incluso il violentare, l'uccidere e il genocidio. Anche chi afferma che l'etica sia relativa, in realtà poi dimostra di onorare principi assoluti. Si provi a insultare, violentare od uccidere un relativista. La sua reazione tradirà il suo vero convincimento che quelle azioni sono sbagliate. Da dove vengono fuori allora quei principi che si vuole tanto difendere? Sono l'etica giudeo-cristiana universale. Essa non viene solo espressa in un particolare libro religioso, la Bibbia, ma è scritta nel cuore di ogni essere umano, per cui nessuno può affermare che il concetto dell'etica sia unicamente religioso. E' vero, esso è basato sui principi neo e vetero testamentari, ma la sua etica non è limitata a quelle religioni. Essa è universalmente disponibile a tutti in forza della rivelazione generale che Dio ha dato all'umanità. Nel racconto biblico il re Erode ci appare l'emblema di un potere ottuso e miope. La sua autorità non gli consente di essere padrone delle proprie azioni. Le circostanze lo travolgono poiché la vicenda di Giovanni gli sfugge completamente di mano. La sua colpevole leggerezza lo costringe a soddisfare un desiderio orrendo. I suoi sentimenti torbidi gli fanno perdere ogni lucidità, così si ritrova a compiere ciò che in cuor suo non avrebbe assolutamente voluto. Quella di Erode è la situazione tipica di un uomo che non sa gestire le proprie scelte e scopre così che tutte le sue possibilità devono fare i conti con delle variabili esterne che lo condizionano fortemente. Giovanni Battista era un uomo libero, Erode no! Giovanni era padrone delle proprie scelte, responsabile delle proprie affermazioni, consapevole di tutto ciò che gli stava accadendo, Erode no! Erode era prigioniero delle proprie passioni, Giovanni invece era servo solamente di Dio. Molti uomini, oggi più che mai, si sentono autonomi nella loro azione, illusi di poter disporre a piacimento della propria vita ma, alla prova dei fatti, si rivelano deboli e perdenti! Soltanto Dio può modellare un tipo diverso di uomo, coraggioso e coerente, schietto e determinato. Chi pensa di bastare a sé stesso, chi ritiene di poter usare gli altri a proprio piacimento, chi gestisce la propria vita come se non dovesse renderne conto a nessuno e si rende schiavo di qualsiasi vizio, sperimenterà quanto sia votata a fallimento la sua presunzione. Solo il Signore suscita una generazione di uomini liberi, liberi da una morale comune, liberi dal vizio e affrancati dalle concupiscenze per condurre un'esistenza nuova ad imitazione del Signore Gesù Cristo. ______________________________________________________________________________
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