Bambini
soldato ______________________________________________________ L'attore americano Nicholas Cage ha donato da poco 2 milioni di dollari per aiutare i bambini soldato. Cage, premio Oscar per 'Leaving Las Vegas' nel '95, non è nuovo all'impegno umanitario. La donazione servirà a finanziare luoghi di accoglienza e servizi di riabilitazione medica e psicologica. A gestire i fondi sarà l'organizzazione Amnesty International. Cage ha fatto appello affinché il pubblico venga sensibilizzato sempre di più al problema dei bambini-soldato: "La mia donazione non è certo una soluzione - ha detto a Larry Cox direttore esecutivo di Amnesty Usa, ma la mia speranza è che le discussioni in corso in questi giorni a New York possano aiutarci a trovare soluzioni per eliminare l'orrore di questa pratica". Da qualche giorno, a New York, sono riuniti attorno a un tavolo i 50 governi sottoscrittori del Trattato che regola i trasferimenti internazionali di armi, e le stesse organizzazioni che promuovono la campagna contro le armi, e che sponsorizzano dal 1998 la Coalition to stop the use of Child soldiers, Coalizione per fermare l'uso dei bambini soldato (http://www.child-soldiers.org/)). Armati da governi, gruppi paramilitari o guerriglie ribelli arruolano tra le loro file bambini e bambine soldato. Questi sono una merce ricercata perché la loro manodopera non costa nulla, è efficiente e crea generazioni di combattenti, alimentando un circolo vizioso difficile da monitorare e bloccare. Un dossier pubblicato 2 anni fa, il Child Soldiers Global Report, stima che i piccoli soldati siano, in 27 Paesi teatro di conflitti, oltre 300 mila (100 mila nella sola Africa). I bambini sono usati come combattenti, portatori di messaggi, facchini, spie, cuochi o schiavi sessuali. La loro età varia, ma i più piccoli possono addirittura avere appena nove anni. Chi di noi non sente turbato per notizie del genere? Pare che il Messia sapesse che nel mondo ci sarebbero state orribili cose di questo genere, infatti sta scritto: «In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina dasino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai alluomo per colpa del quale avviene lo scandalo!» (Matt. 18,1-7) La risposta a questi grandi segni di salvezza è semplice e umile: è il canto dei bimbi che dicono: «Osanna al Figlio di Davide!» (Matteo 21:25). Che vuol dire: «Tu sei il Messia che aspettavamo, tu sei il re di Israele!». Ci sembra strano che siano proprio dei bimbi che cantano a Gesù per rendergli testimonianza. Nel tempio di Gerusalemme, pieno di ebrei religiosi, di sacerdoti, di scribi coltissimi, sono i bambini che si accorgono dei segni di Gesù, che lo riconoscono e che gli rendono gloria. Gesù Cristo questa volta non viene annunciato con una dotta predica che tuona dall'alto di un pulpito, ma con l'umile canto dei bimbi. Sono le voci dei bambini e non quelle dei professori che dicono chi è Gesù, il Cristo, il Figlio di Davide. Ancora una volta Dio si serve delle cose umili, delle cose che non sono per ridurre al niente le cose potenti, le cose che sono. Gesù agisce sui ciechi e sugli zoppi e viene lodato dai bambini; i potenti e i sapienti restano in disparte a criticare. Certamente potremmo chiederci qualera la consapevolezza di quei bimbi che cantavano a Gesù, e che cosa avevano esattamente capito. Non lo sappiamo, ma quello che conta è la confessione di fede che esce dalle loro labbra: «Osanna al Figlio di Davide!». Dal punto di vista del nostro mondo esiste una grandezza politica: i re, i presidenti, i parlamentari, i senatori; esiste una grandezza economica per la quale sono importanti i manager, che dominano la borsa degli affari; esiste una grandezza culturale per la quale sono importanti i professori di università; ed esiste una grandezza religiosa, e qui sono importanti i preti o, in certi ambienti, l'alto clero. Nel regno di Dio, invece, quello che conta è un bambino, che umanamente si trova ai margini della società. Gesù spiega: «Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli». Si tratta quindi di assumere la semplicità come stile di vita: «Chi si esalta, sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» afferma Cristo (Luca 14:11). Nel regno di Dio le grandezze umane non contano, perché non ci sono potenze umane che impressionino Dio, e non si comperano posti nel Suo regno. Se i bambini erano così importanti per il Signore dei Signori per quale motivo non dovrebbero esserlo per noi; imitare Cristo in tutte le Sue vie è imitarlo anche nella tenerezza verso i piccoli e denunciarne eventuali maltrattamenti. Un ordine di idee molto affine allo spirito dellinfanzia, cioè "la nuova nascita di acqua e di Spirito", necessaria per entrare nel Regno di Dio, ha in sé l'adesione totale a Gesù, mediante la fede ubbidiente, cioè la pratica della verità portata da Cristo, e comprende sia l'umiltà con cui si accetta il Regno, sia la piena disponibilità con cui ci si sottomette alle sue esigenze di seguire Gesù, Maestro divino, con gioia e senza riserve. Vuoi provare a tornare bambino oggi stesso credendo senza riserve in Gesù Cristo?
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