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Auschwitz il Papa chiede perdono e riconciliazione "Una volta un imbianchino di nome Adolf Hitler, disse, in una birreria: "Se un giorno andro' al potere, la prima cosa che faro' sara' distruggere il popolo ebraico" Alcuni anni dopo, l'imbianchino ando' al potere, e mise in moto una macchina che assassino' i nove decimi del popolo ebraico in Europa. Questo assassinio di massa, in ebraico, si chiama Shoàh. Avvenne durante la Seconda Guerra mondiale, nello scorso millennio". In quella guerra morirono circa 50 milioni di esseri umani. Milione piu', milione meno. «Io sono qui oggi come figlio del popolo tedesco, figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde... un popolo usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio». Nel lager di Auschwitz-Birkenau, ultima tappa del viaggio in Polonia, Papa Benedetto XVI sente forte il peso della sua appartenenza che rende «difficile e opprimente parlare per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania» davanti ai luoghi dell'orrore. Dal silenzio sale «una domanda di perdono e riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa». Nemmeno in questi tempi dove «nuove sventure» incombono. Il Ratzinger teologo cerca risposte all'inquietante silenzio divino davanti al Male: «Perché Signore hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? Non possiamo scrutare il segreto di Dio, vediamo solo frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia». Le affermazioni del papa non possono non suscitare reazioni anche in coloro che non fanno parte del gregge della Santa Romana Chiesa e così prontamente si son fatte sentire le reazioni delle comunità ebraiche nei vari Paesi. Claudio Morpurgo, presidente dellUnione delle comunità ebraiche italiane, ha appena finito di seguire in televisione il discorso del Papa e non nasconde la sua «perplessità». Certo, «come ebrei non possiamo non cogliere il valore altamente simbolico di questa giornata». Ma distinto dice una cosa che ricorre in diversi commenti del mondo ebraico, laico e religioso, parole misurate ma secche e un velo di delusione: «Cè un passaggio interessante sul silenzio di Dio, un tema assai studiato dalla stessa teologia ebraica. Però avverto un rischio di fuga dalle responsabilità: il problema non è tanto chiedersi dovera Dio, ma doverano gli uomini». Ecco la questione centrale: il rabbino Giuseppe Laras è presidente dellassemblea rabbinica italiana e docente di filosofia ebraica alla Statale di Milano, un uomo che con i problemi teologici ha una certa familiarità, però dice che «se si fa di Auschwitz un problema teologico, si rischia di distogliere lattenzione da ciò che è accaduto: il problema sono gli uomini, la loro responsabilità, e semmai la questione è luso malvagio che luomo ha fatto della sua libertà rinnegando Dio». Spesso, quando leggiamo o sentiamo di fatti raccapriccianti ci troviamo a pensare ma dov' era Dio in quel momento? e così ricordando la Shoàh (la parola ebraica che significa sterminio) chi non si è trovato a pensare almeno una volta: Ma come è possibile che Dio sia rimasto a guardare? Blaise Pascal scrisse: "A chi grideremo e a chi ricorreremo se non a Dio? Tutto ciò che non è Lui non può colmare le nostre attese. E Dio stesso che nel labirinto delle cose noi cerchiamo, ed è a Lui solo che dobbiamo rivolgerci per ottenerlo". In un mondo come il nostro, dove sembra prevalere lassenza più completa di Dio dalle coscienze e dagli interessi dei più, lanelito di chi desidera conoscere Dio ed incontrarsi con Lui ci pare strano, lontano, irrilevante, per quelli che riteniamo "i veri problemi" del nostro tempo. Eppure "i veri problemi" del nostro tempo traggono la loro origine ultima proprio da questa fondamentale cecità ed insensibilità dell"uomo medio" verso Dio, fonte e sostentamento di ogni vita. Nel nostro mondo sembra prevalere lassenza più completa di Dio dalle coscienze e dagli interessi dei più, ma, grazie a Dio, ancora molti desiderano elevarsi al di sopra della cortina di smog che soffoca questo mondo e respirare "aria pura". A chiunque sinceramente cerca Dio, Egli si lascia trovare, e lo troveremo in fondo alla strada tracciata dal Signore Gesù Cristo. Durante il cammino scopriremo che Egli trasforma la nostra vita e la rende degna dello splendore e della gloria di Dio. Si troverà Dio, non come qualcuno che chiede di adempiere dei riti e delle cerimonie religiose, ma come Colui che ci dà la gioia di trovare in Lui stesso il senso ultimo e ladempimento della nostra vita. Come Colui che in Cristo ci provvede ciò che da noi stessi, nella nostra miseria, non siamo in grado di compiere. ______________________________________________________________________________
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