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Iraq: autobomba contro studenti cristiani

Questa mattina 3 autobus che trasportavano studenti cristiani sono stati obiettivo di un’azione terroristica nei pressi di Mossul" ci ha raccontato dall’Iraq un collaboratore di Porte Aperte domenica scorsa. Secondo questa fonte locale una persona è morta e altri 80 sono rimaste ferite. Il bilancio è poi peggiorato con il passare delle ore (il numero dei feriti è raddoppiato), con parecchi casi molto gravi, i quali, se si salveranno, comunque rimarranno menomati.
L’attacco ha avuto luogo presso un posto di blocco sulla strada fra Karamless e Qaraqosh in direzione di Mossul (area di Kokjaly), gestito da militari americani, curdi e iracheni. Un attentatore suicida su un’auto piazzatasi fra i primi due autobus si è fatto esplodere; a questa esplosione ne è seguita una seconda, un ordigno piazzato a margine della strada. Secondo le notizie più recenti, il proprietario di un’officina meccanica vicino al luogo dell’attentato, Radeef Hashim Mahrook, è morto nel tentativo di aiutare gli studenti colpiti dalla prima esplosione.

Molti osservatori sono costernati dalla spregiudicatezza di questi attentati, avvenuti in una zona con una forte presenza di militari: è evidente che il movimento fondamentalista dimostri di essere sempre più privo di scrupoli e sicuro di sé. Di fatto rivendica un maggior impegno nell’estirpare gli “infedeli cristiani” e promette l’utilizzo di metodi sempre più creativi e violenti in questa feroce crociata.

Molti degli studenti cristiani hanno lasciato Mossul a causa delle bande di estremisti islamici che letteralmente vanno a caccia di cristiani, ma come rifugiati non sono autorizzati a studiare a Erbil o in altre città. Per questa ragione questi studenti spesso, dai loro villaggi nella pianura di Ninive, devono recarsi a studiare a Mossul. I collaboratori locali di Porte Aperte, che devono mantenere l’anonimato, aggiungono: “E’ normale, molti degli studenti fanno i pendolari anche giornalmente a causa del pericolo che corrono se rimangono a dormire a Mossul”. Dopo questi attacchi oltre 1.000 studenti spaventati dall’accaduto, salteranno il resto del semestre.

Ricordiamo con il cuore in gola le famiglie di profughi da questa città che abbiamo incontrato nel nostro recente viaggio in Iraq; ricordiamo le parole dei giovani studenti che, mal celando la loro frustrazione, ci dicevano che avrebbero continuato comunque ad andare a scuola nonostante le minacce.

Siamo preoccupati per la poca attenzione data a questi attentati da parte dei media...

 

 

Tratto da Porteaperteitalia.org