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Pakistan: ancora attacchiQual è il destino di questa nazione? Sfilano davanti ai nostri occhi le notizie di attentati terroristici in Pakistan, devastanti esplosioni tra i civili, locali pubblici e mercati ridotti in brandelli e vittime, decine, centinaia di vittime, uomini, donne e bambini indiscriminatamente bersagli senza colpe di un’avanzata incontenibile del terrore firmato estremisti islamici talebani.
Venerdì 9 luglio un’esplosione nella regione tribale di Mohmand (Pakistan nord occidentale), oltre 100 morti; una settimana prima un triplice attentato a Lahore, capitale della provincia del Punjab, decine e decine di morti; e così via, si potrebbe andare indietro nel tempo tappezzando la storia recente del Pakistan di questi appuntamenti con il terrore. L’estremismo islamico di stampo talebano combatte una guerra per il controllo del territorio in uno stato che manca di solidità e stabilità governativa, eroso dalla corruzione e da un crescente fondamentalismo difficilmente arginabile. In questo regime di terrore vivono molti cristiani (4 milioni, anche se le stime potrebbero essere superiori), i quali in molte zone subiscono angherie, attacchi, violenze di vario genere, in un’ondata persecutoria che li sottopone a un costante pericolo.
Un gruppo di estremisti islamici, accompagnati da alcuni poliziotti locali conniventi, ha invece cercato di demolire l’edificio della Chiesa Apostolica del Pakistan a Lahorianwali, Narang Mandi (sempre Punjab) e alcune case di cristiani adiacenti, utilizzando un bulldozer. Questa aggressione è avvenuta in seguito all’arresto di un influente musulmano del luogo, tale Muhammad Zulfiqar, accusato di aver bloccato con la forza la costruzione di un muro nella stessa chiesa. Non è la prima volta che accade, sono anni che quest’uomo si batte per distruggere la comunità cristiana della zona (350 famiglie musulmane e circa 36 cristiane), riuscendo in passato a demolire l’abitazione dell’assistente del pastore, ma rimanendo sempre impunito grazie alla sua influenza e all’appoggio di membri della stessa polizia locale. Nella medesima provincia, ma nel villaggio di Jhelum, un gruppo di estremisti ha massacrato la famiglia di Jamshed Masih, ufficiale di polizia appena trasferitosi nel villaggio: la moglie e i 4 figli sono stati uccisi perché colpevoli di essere cristiani. Come sapete, Porte Aperte si impegna nel mondo con progetti di vario genere per sostenere la parte del Corpo di Cristo che soffre. Grazie al tuo aiuto abbiamo già fatto molto e intendiamo non abbandonare i nostri fratelli e le nostre sorelle ovunque si trovino.
Tratto da Porte Aperte Italia |


